Un’ultima telefonata e poi il silenzio, lungo oltre sei mesi. Di Alexandra Roxana Radac, la ventenne romena di 20 anni scomparsa da Bisognano (Cosenza) lo scorso 19 settembre, non si hanno ormai più notizie. Solo il silenzio, appunto, assordante, e le indagini che sembrano andare sempre più lente. E il mistero di una telefonata, ricevuta da un parente in Romania, della quale, però, gli inquirenti italiani non sanno nulla. L’unica certezza è che, da quel giorno, della giovane mamma non si hanno più notizie.

Erano le 10,10 quando l’uomo che l’accompagnava per alcune lezioni di guida, un anziano vicino, ha perso le sue tracce. Su di lei si è detto di tutto, anche che vendesse il proprio corpo per pochi spiccioli. Per una ricarica, magari, o per un vestitino in più. Ma sua madre, sguardo affranto di chi è in perenne attesa e vittima di una pena inenarrabile, non ci vuole nemmeno pensare. L’ipotesi, nel corso di una conferenza stampa tenuta ad ottobre dalla madre della giovane e dal suo legale, l’avvocato Aurora Sangermano, è stata respinta con forza.

Alexandra viveva a Bisignano, in Calabria, da circa sei mesi, prima con il padre e poi con la madre. Un rapporto normale, chiarisce il legale, anche se qualche giorno prima tra le due donne c’era stata una discussione. «Come è normale che avvenga tra una madre e una figlia di venti anni», spiega però l’avvocato, nella cui voce c’è tutta la caparbia di una donna che vuole arrivare alla verità. La storia, dunque, è stata sin da subito caratterizzata da pettegolezzi e dicerie, da un ossessivo voyeurismo che ha distratto tutti dalla cosa più importante: una giovane di 20 anni sparita nel nulla. Come se di mezzo, dunque, non ci fosse una giovane della quale non rimane più alcuna traccia.

Qualcuno parla di omicidio, qualcun altro di rapimento, altri ancora dicono che Alexandra è scappata via, per qualche motivo. Ma lei, dice ancora l’avvocato, «non aveva mezzi e non ne aveva motivo».Sulla sua scomparsa stanno indagando anche le forze di polizia rumene, messe in moto dall’intervento del consolato, contattato dalla madre della giovane. Che in Romania, tra le braccia del padre, ha lasciato un figlio di quattro anni, accudito dai nonni paterni ma con il quale la made di Alexandra è in contatto. «Era venuta qui in cerca di una vita migliore», conferma il legale. E lei provava ad arrangiarsi. Aveva lavorato in un bar, aveva fatto la badante. Quella mattina, dopo aver ricevuto una telefonata, ha fatto colazione in fretta ed è uscita dalla sua casa di via dei Cappuccini, dove viveva con la madre e la sorella. Indossava un pantaloncino marrone, una canottierina rossa e scarpe da tennis dello stesso colore. Senza trucco, senza darsi una sistemata. Con sé non aveva nient’altro, solo il cellulare. E anche questo per la madre non è normale, non è da Alexandra. La giovane veniva aiutata con le lezioni di guida da un anziano vicino che, verso le dieci e un quarto circa, è sceso per fare rifornimento alla sua autovettura, mentre la ragazza era al telefono. Al ritorno nel centro storico, però di lei non c’era più traccia. Dall’analisi dei cellulari era emerso un tentativo di chiamata ad un signore di Acri che le aveva offerto un posto da badante per la madre anziana e la visualizzazione di un messaggio inviato da un’amica conosciuta qualche giorno prima.

Sono queste le ultime tracce lasciate dalla giovane. Nelle ultime settimane, era giunta notizia, diffusa da un quotidiano locale, di una telefonata fatta dalla ragazza ad una sua cugina in Romania. Ma la madre Ana ha detto di non saperne nulla, così come non vi sarebbe nessun riscontro ufficiale nelle indagini. «Il cellulare di Alexandra – ha raccontato la madre nella conferenza stampa di ottobre – il giorno della scomparsa fino al lunedì successivo risultava irraggiungibile, poi è stato staccato. Mia figlia diceva sempre dove andava. Voglio solo riavere mia figlia. Non riesco a sopportare più questi momenti perché ho un grande dolore». Dopo sei mesi di indagini, conferma però l’avvocato, non ci sono ancora novità. E di quella telefonata, sottolinea con forza, «in procura non si sa nulla». Secondo l’avvocato non si tratterebbe di omicidio: «fosse stata uccisa qualche traccia sarebbe spuntata fuori», ha sottolineato la donna. Certo è che la giovane potrebbe aver avuto tutto il tempo di allontanarsi – o essere portata via: la madre, infatti, ha sporto denuncia «tre giorni dopo la scomparsa, quindi ci sono abbastanza tempi morti. C’è, per ora, un solo dato obiettivo: qualcuno l’ha accompagnata e siccome l’ultima persona che l’ha vista è un signore di Bisignano bisognava concentrarsi su questo. Forse gli investigatori hanno capito che non era questa la via e l’hanno abbandonata, ma rimane il fatto che lui è stato l’ultimo a vederla». Sei mesi dopo, la madre di Alexandra ancora aspetta. Ogni tanto il dolore è troppo forte, esplode, e la donna sputa la sua delusione contro chi, questo il suo timore, starebbe sottovalutando il caso, perché si tratta “solo” di una giovane straniera. Ma non tutta la verità, su questa storia, è stata detta. Troppe sono state le reticenze, le bugie e le indagini, sin dall’inizio, hanno risentito di stop forzati e mezze verità. «Qualche verità è stata taciuta», conclude l’avvocato Sangermano al telefono. E in quelle verità, probabilmente, si nasconde la storia ancora non scritta della bella e giovane Alexandra.

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