Non solo Sara Di Pietrantonio non è e non sarà più, ma prima e dopo di lei un femminicidio dietro l’altro, al punto che viene da esclamare: “È una mattanza.” Perplessità e le solite frasi trite e ritrite tra commenti ed interviste. In ultima analisi, lo stupore ogni volta e il desiderio di trovare giustificazioni ed ombre ad ogni omicidio, il desiderio di cambiare canale televisivo o pagina di giornale o link. Parole tante, ma assai spesso neppure quelle giuste, perché saltano tutti i codici linguistici di fronte ad una donna a cui si nega il presente e il futuro. Mettiamoci pure che la spettacolarizzazione di certe trasmissioni televisive non fa il giusto servizio. Insomma c’è crisi. Più se ne parla e più aumentano i femminicidi. Più le donne reclamano la parità di genere e più aumenta il tasso di violenza domestica. Che sta accadendo?

Siamo di fronte a normative che mirano al raggiungimento della parità di genere e, per contro, a una realtà nuda e cruda di una società che non riesce ad interiorizzare tali normative e che non sembra pronta ad accettare l’indipendenza totale delle donne. Un paradosso questo, ma un punto di partenza per una disamina. Le donne cercano il proprio spazio, si sentono più libere di rompere certi silenzi e reclamano uguaglianza, ma nella vita di tutti giorni sono proprio gli uomini che continuano a porre paletti invalicabili, in tutti gli strati sociali, ad ogni livello culturale. L’idea della DONNA OMBRA, che attraversa secoli di letteratura e di pensiero, è dura a morire, perché rimane sottilmente ramificata lì dove neppure te lo aspetti. Esistono certe colonne di Ercole che non vanno attraversate. Alle donne può essere concesso tanto, ma non tutto. Sono gli uomini che decidono fino a che punto. E a quanto pare, il punto, molti lo scrivono col sangue. La violenza è l’arma che sempre ritorna nella storia maschile: se non si va alla guerra con un esercito, la guerra la si fa a chi si ribella in casa o nelle vicinanze.

A ribellarsi è sempre la donna, per cui tocca a lei, ogni volta, ed ogni scusa è buona. Allora, come fare per attivare una rivoluzione copernicana per far fronte a questa terribile emergenza sociale, che vede le donne sgolarsi e sgomitare e fare analisi illuminate che poi cadono di fronte all’orrore della cronaca nera? Una delle risposte possibili è che l’uomo debba cominciare a far divenire il problema del femminicidio un suo problema. La sua condanna deve essere radicale, non solo attraverso l’inasprimento delle pene, ma attraverso un ribaltamento di mentalità, ancorata, probabilmente, a retaggi sottili come ragnatele.
Da qui, solo da qui, si potrà partire per innestare un cambiamento.

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