di Maria Tridico

 

Telefonate, sms, ma soprattutto post sul noto social network Facebook: i cirotani hanno utilizzato ogni mezzo possibile per comunicare la loro rabbia contro la morte di Antonella Lettieri. Cirò Marina, paese nativo della 42enne brutalmente uccisa nel giorno della festa delle donne, è sotto shock e continua a risvegliarsi in un mare di sconforto e lutto. Si è di fronte ad un dramma epocale per un piccolo paese in provincia di Crotone che non si è mai arreso alla violenza e che, adesso, è smarrito, non comprendendo quali errori possa aver commesso nel corso degli anni.

Il dolore condiviso che sussegue ad un delitto messo in atto con particolare ferocia, è la fotografia di un paese che prova a reagire con ammirevole senso civico. Ancora scossi per l’omicidio e ancor più, se possibile, dopo la scoperta dell’identità della vittima, hanno prontamente organizzato una fiaccolata che ha visto la partecipazione di oltre tremila persone. Presenti le Istituzioni, le Scuole, le Associazioni, i Rappresentanti sindacali che hanno espresso vicinanza alla famiglia di Antonella Lettieri e hanno affermato una piena e totale condanna per qualunque forma di violenza sulle donne, sia essa fisica, sessuale, psicologica o economica, nonché solidarietà e sostegno a tutte le donne vittime violenza.

E così è stato. Un affollato e straziante corteo silenzioso carico di commozione e incredulità nel ricordo di una vita segnata da un tragico destino che ha lasciato in tutti un grande senso di smarrimento. Per gli inquirenti, però, risulta davvero impossibile e difficile credere che nessuno, la sera dell’8 marzo abbia sentito, nel silenzio della sera, le urla di dolore provenienti dall’abitazione nel quartiere Santi Croci. Eppure Antonella ha provato a resistere ai colpi inferti dal suo aggressore; lo provano le profonde ferite sulle mani. La donna era riversa a terra colpita ripetutamente con ferocia: 12 i colpi inferti sul corpo e oltre un ventina i colpi che l’hanno raggiunta alla testa, colpi che hanno provocato addirittura la frattura della mandibola.

L’assassino si sarebbe accanito sulla vittima anche quando, dopo i primi colpi, è finita a terra esanime, sferrando furiosamente diversi colpi sulla testa e sul tronco e colpendo diversi organi vitali. La giovane commessa del mini market La Calabrisella, non sarebbe morta subito e avrebbe tentato di difendersi dall’aggressione mortale con il corpo contundente che l’assassino ha portato via dal luogo del delitto.

Che paese di cattivi e di codardi. Di gente senza cuore. Di persone solo pronte a giudicare. Di ciarlatani. Di accusatori ed infami. Sappiate che, una cosa è dubitare e chiedere. Un’altra cosa è affermare con malizia, con cattiveria e senza scrupolo l’omertà di tutti noi che abitiamo nello stesso rione di Antonella. È assurdo mettere in dubbio, davanti a questa situazione, il silenzio della gente che veramente non era in casa la sera dell’8 marzo, oppure dei pochi anziani che o per il mal tempo o per altro non hanno purtroppo sentito nulla e che sta soffrendo la perdita della cara amica Antonella. Chi non abitava qui non può nemmeno immaginare il bene, il rispetto, l’amore e la fratellanza che ci legava” scrive S.S., vicino di casa della donna. “Giù le mani dal rione Santi Croci” fa eco F.V.

Com’è possibile, allora, che sia stata barbaramente uccisa nel totale silenzio in una via dove le case, attaccate tra loro, sfilano con gentilezza e dignità? Mentre gli abitanti non si sentono più al sicuro in casa propria, si aspettano i risultati dell’autopsia che dovrebbe rispondere a tutti questi dubbi e a un paese che fatica ad accettare una morte così assurda.

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