Santino Tuzi era un Brigadiere dei Carabinieri che nel 2001 era in servizio presso la caserma Carabinieri di Arce.

Arce e l’anno 2001 sono segnati negli annali della criminologia italiana per l’omicidio di Serena Mollicone,scomparsa il 1 giugno e ritrovata cadavere il 3.

Le vicende di Santino Tuzi e Serena Mollicone si intrecciano il 28/03/2008. In quella data Tuzi dichiara agli inquirenti di aver visto Serena la mattina del 01/06/2001 entrare nella caserma di Arce. E’ una dichiarazione molto importante, che Tuzi ritratta, per poi confermarla, il 09/04/2008.

Gli inquirenti decidono di mettere a confronto Santino Tuzi con Franco Mottola, nel 2001 comandante della stazione di Arce e uno dei soggetti attenzionati nelle indagini per l’omicidio di Serena Mollicone.

Il confronto non ci sarà perchè l’11/04/2008 Santino Tuzi muore.

Secondo le indagini si suicida per motivi passionali legati alla fine della relazione con la sua ex amante.

La famiglia di Tuzi, in particolare la figlia Maria, non crede al suicidio per motivi passionali. Lo scorso anno si affida, pertanto, a un legale e a un consulente tecnico, chiedendo di riprendere in mano tutto, rileggere le dichiarazioni, incrociarle, verificare tutto ciò che non è stato fatto durante le indagini.

Ripartire da zero, insomma, calcolando i tempi di spostamento, collocando tutti i protagonisti sulla scena del crimine. Questo lavoro ha portato ad individuare molti elementi anomali.

Tuzi viene descritto dai colleghi, che lo incontrano un’ora prima della sua morte, “tranquillo”. Effettivamente la mattina del 11/04/2008 Santino Tuzi passa in caserma per prendere la sua pistola, ma per un motivo del tutto legittimo: il giorno dopo doveva prestare servizio presso i seggi elettorali. Tanto è vero che non prende solo la pistola ma anche il fodero.

L’analisi della testimonianza dell’ ex amante di Tuzi porta alla luce una serie di contraddizioni ed elementi importanti, uno dei principali è l’indicazione di un appuntamento che Tuzi aveva nel luogo dove poi viene ritrovato cadavere . Inoltre da un lato la donna , che quella mattina vede Tuzi e lo sente ripetutamente al telefono, dichiara che temeva che Santino si volesse suicidare ma dichiara anche che non esterna alcuna volontà di suicidarsi, giustificando il possesso della pistola per motivazioni lavorative.

Santino Tuzi viene ritrovato cadavere nella sua auto presso la diga Enel di Arce. Sul luogo erano presenti contemporaneamente tre operai Enel, un uomo che abita vicino la diga e due carabinieri che erano stati inviati alla sua ricerca a seguito dell’allarme lanciato dall’ex amante preoccupata che potesse compiere gesti inconsulti. L’analisi di queste sei testimonianze ha portato ad individuare diverse contraddizioni. I carabinieri dichiarano, ad esempio, di aver chiesto all’uomo che abita vicino alla diga di avvicinarsi all’auto di Tuzi. Già è anomalo che i carabinieri chiedano ad un civile disarmato di avvicinarsi ad un auto in cui si trova un uomo armato, ma è ancora più anomalo il fatto che l’uomo nelle sue dichiarazioni ,non solo non conferma quanto detto dai militari, ma aggiunge che, quando arriva nei pressi della diga, i carabinieri erano già vicino l’auto di Tuzi. L’ analisi delle foto nel fascicolo ha evidenziato evidenti criticità.

La posizione della pistola suscita forti perplessità. Appare in posizione anomala, troppo ordinata. Ancora più anomala se confrontata con la posizione del cellulare.

Schermata 2016-05-16 alle 08.58.22

Schermata 2016-05-16 alle 08.58.35

Schermata 2016-05-16 alle 08.58.44

 

Tuzi poco prima di morire è al telefono con la sua ex amante . Il cellulare cade perpendicolare tra i sedili, cosa simili doveva accadere con la pistola.

I Carabinieri nella loro relazione di servizio scrivono che Tuzi in caserma preleva la pistola dal fodero. Ma come vediamo il fodero era nell’auto di Tuzi.

Lo sportello lato guidatore viene trovato aperto. Potrebbe rafforzare l’ipotesi che Tuzi stesse aspettando qualcuno.

L’analisi della documentazione che Tuzi custodiva nella sua pendrive ha portato ad individuare un elemento che potenzialmente potrebbe essere importante per individuare motivazioni e dinamiche della sua morte. Il 02/06/2007 Tuzi prepara una querela contro il maresciallo comandante della stazione di Arce ì, che aveva sostituito Mottola. Tra le altre cose Tuzi cita un episodio . Il maresciallo l’ avrebbe ripetutamente minacciato di ” fargli mettere le manette ” in quanto a suo dire Tuzi sarebbe stato a conoscenza di fatti riguardanti l’omicidio di Serena Mollicone. Detto Maresciallo avrebbe anche detto che pur essendo convinto dell’ innocenza di Tuzi lo avrebbe fatto “tribolare ” due anni prima di farlo scagionare. A seguito di tali minacce il 19/03/2007 Tuzi si sente male, ha una crisi ipertensiva . Il suo medico gli prescrive 10 giorni di riposo. Tuzi quindi sarebbe stato oggetto di minacce già un anno prima delle sue dichiarazioni. Infine se Tuzi fosse stato a conoscenza di elementi compromettenti sull’omicidio di Serena Mollicone risulta strano che ne facesse menzione in un atto destinato all’autorità giudiziaria che poteva sfociare in un processo per calunnia,  nel quale il Maresciallo poteva reiterare le accuse a Tuzi.

Lo stesso Maresciallo, inoltre, la mattina in cui Tuzi muore, è in costante contatto telefonico con l’ex amante di Santino.

La recente riapertura delle indagini sulla morte di Santino Tuzi ha premiato l’impegno di Maria Tuzi e della sua famiglia, certificando la validità delle indagini difensive svolte.

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata