giuseppe colabreseL’esame del Dna ha stabilito che il cadavere trovato in avanzato stato di decomposizione nel bosco di Canarbino a Cerri di Arcola il 9 ottobre scorso è di Giuseppe Colabrese. Forse si tratta di omicidio: gli esami autoptici hanno fatto emergere una ferita al cranio. Sulla morte del giovane la Procura del Tribunale di La Spezia ha aperto un fascicolo contro ignoti in cui si ipotizza l’omicidio volontario.

Giuseppe era partito in treno da Rivisondoli (L’Aquila) i primi giorni di agosto per raggiungere un amico in Liguria a. «L’amico sostiene che Giuseppe non ha dormito da lui, ma in un B&B, e di averlo incontrato solo al suo arrivo e mai più rivisto – racconta l’avvocato Benguardato Presidente della sezione abruzzese dell’Associazione Penelope – Il fatto strano è che, nonostante i nostri sforzi e i tanti volantini affissi tra La Spezia, Genova e Romito Magra, frazione di Arcola, nessuno in quei giorni ha visto Giuseppe e nessun proprietario di B&B pare lo abbia ospitato».

«Di sicuro in quel bosco di cui non conosceva l’esistenza non ci è andato da solo – conclude il legale della famiglia Colabrese – L’impressione è che sia stato ucciso in un posto e poi trasportato nel luogo del ritrovamento da una persona che conosce bene la zona e che sapeva che il corpo non sarebbe mai stato ritrovato, perché a farlo sparire ci avrebbero pensato i cinghiali. Cosa che sarebbe avvenuta, se i cacciatori che lo hanno trovato non si fossero spinti, per pura casualità, in quel dirupo».

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