Giuseppe era partito in treno da Rivisondoli (L’Aquila) i primi giorni di agosto per raggiungere un amico in Liguria a. «L’amico sostiene che Giuseppe non ha dormito da lui, ma in un B&B, e di averlo incontrato solo al suo arrivo e mai più rivisto – racconta l’avvocato Benguardato Presidente della sezione abruzzese dell’Associazione Penelope – Il fatto strano è che, nonostante i nostri sforzi e i tanti volantini affissi tra La Spezia, Genova e Romito Magra, frazione di Arcola, nessuno in quei giorni ha visto Giuseppe e nessun proprietario di B&B pare lo abbia ospitato».
«Di sicuro in quel bosco di cui non conosceva l’esistenza non ci è andato da solo – conclude il legale della famiglia Colabrese – L’impressione è che sia stato ucciso in un posto e poi trasportato nel luogo del ritrovamento da una persona che conosce bene la zona e che sapeva che il corpo non sarebbe mai stato ritrovato, perché a farlo sparire ci avrebbero pensato i cinghiali. Cosa che sarebbe avvenuta, se i cacciatori che lo hanno trovato non si fossero spinti, per pura casualità, in quel dirupo».