Biancaneve e gli otto nani: così Elisa Vecchi definisce sorridendo se stessa e gli altri agenti della Polizia Municipale di Noceto (Pr). Elisa, la Biancaneve in questione, è l’unica donna accanto a otto colleghi maschi, che proprio nani non sono né per statura fisica, né tantomeno morale. Ma è lei l’ideatrice e l’anima di una iniziativa che vede la Polizia Municipale di Noceto, popoloso comune della Provincia di Parma, in prima fila contro la violenza sulle donne.

“Siamo in pochi – dice Elisa- e il lavoro è tanto in un territorio così esteso. Ma il problema della violenza sulle donne è troppo diffuso e urgente e non può essere ignorato. Bisogna far capire alla popolazione da che parte si sta.”

Nasce così “uno sportello rivolto alle donne che subiscono violenze ed a chi vuole aiutarle”: un punto di ascolto, una stanza, predisposta presso la sede della Polizia Municipale, arredata nello stile semplice ed accogliente della quotidianità, per “accogliere” donne che, vivendo situazioni di abuso e maltrattamento, sentono il bisogno innanzitutto di confidarsi. Garantendo assoluta privacy, il punto d’ascolto è un primo approccio in grado di dare attenzione, comprensione e poi, eventualmente, indirizzare a professionisti specifici: medici, psicologi, assistenti sociali, centri antiviolenza, legali. Una prima accoglienza per accompagnare e orientare nella rete.

Il progetto, inaugurato ufficialmente il 17 marzo 2016, ha confermato da subito la sua efficacia

 

il tempo delle donne tagliato

Certamente non un’iniziativa improvvisata. Da anni Elisa Vecchi e il collega Simone Falco, grazie alla lungimiranza del comandante Luciano Ravasini, hanno approfondito le tematiche della violenza di genere attraverso percorsi formativi specifici. Il Punto di ascolto, inoltre, opera in stretta collaborazione con l’Associazione Centro Antiviolenza di Parma e trova consenso nell’amministrazione comunale e coordinamento politico in Fabrizia Dalcò, consigliera di parità. Parallelamente viene condotta un’importante azione di sensibilizzazione con una serie di incontri: “Il tempo delle donne”, rivolti alla popolazione. Che risponde positivamente, non solo partecipando agli eventi, ma talvolta collaborando attivamente con segnalazioni. Così è successo che comuni cittadini si siano rivolti alla Polizia Municipale preoccupati da atteggiamenti aggressivi di un ragazzo ai danni della fidanzata, fornendo indicazioni utili per rintracciare la giovane donna. Che, pur senza attivare denunce, è stata informata dei suoi diritti e della possibilità di trovare ascolto e aiuto.

Sono consapevole che questa non è sempre una fiaba a lieto fine e che per sconfiggere Barbablù non siano sufficienti Biancaneve e i suoi otto nani. Ma sono certa che è un segnale di estrema importanza che viene dato alla popolazione. Innanzitutto è far sentire lo Stato in prima fila nel contrasto alla violenza, presente nella sua forma istituzionale più vicina. Vigili, non solo per dare multe. Vigili per vigilare sulla sicurezza, per tutelare le fasce più deboli e a rischio. Una risorsa già presente sul territorio, sulla quale poter contare nel bisogno.

Magari da potenziare quanto a organico, sicuramente da formare nel modo corretto, come s’è fatto a Noceto, rendendo più efficace la rete di coordinamento con il Pronto Soccorso, Carabinieri e Polizia di Stato, Centri Antiviolenza, Procure. In modo sempre più capillare per velocizzare tempi e procedure.

Ma, per piacere! Non cadiamo nel grottesco dei camper antiviolenza! Non sarà certo questa soluzione “vacanziera” a sensibilizzare la popolazione, a tutelare le donne! Questo è ridicolizzare un problema che dovrebbe essere ai primi posti nell’agenda politica e che invece detiene record solo nella cronaca nera. Una questione che il Governo, per salvar la faccia, visto che la Convenzione di Instanbul, per lo stesso motivo, l’ha firmata, sta liquidando con una delega raffazzonata alle Pari Opportunità ad una ministra che, a giudicare dalle dichiarazioni fatte e dai provvedimenti fin qui attuati, non ha la più pallida idea di che cosa sia la violenza di genere. Tanto che l’affronta come un fenomeno da baracconi o un’attrazione turistica per dar colore alle piazze di 14 città italiane, in due sabati al mese, limitatamente al periodo estivo. Come se la violenza si concentrasse solo in quelle 14 piazze e nei giorni che l’iniziativa prescrive, per andare in letargo ai primi freddi. La segretezza e la privacy poi, te le raccomando! È il caso di dire che è come mettere in piazza la propria “vergogna”, il sentimento più frequente e tarpante in chi sta subendo violenza, che spesso preclude la ricerca stessa di aiuto.

camper antivioplenza

Tempo e risorse economiche ed umane gettate. Fumo negli occhi, folklore di facciata, come certi drappi rossi alle finestre dei luoghi di potere, che restano immobili in una bonaccia senza vento a favore. Semmai contrario, quello che fa chiudere centri antiviolenza in diverse città italiane, con decenni di esperienza e di valore al proprio attivo, per mancanza di fondi e per inghippi burocratici che impediscono alle risorse destinate di arrivare a destinazione.

#Questononèamore enfatizza il nostro Stato avvezzo alla politica dell’hashtag (poche parole proporzionate al poco impegno), convinto di aver scoperto la formula vincente per “far emergere il sommerso”, sensibilizzare la popolazione e, in ultima analisi, risolvere il problema (che tanto grosso non deve apparire) della violenza sulle donne.

#Questanonèserietà sarebbe più appropriato.

Ma a questo punto, si può solo concludere con le parole di una vecchia canzone di Renato Zero:

“E il carrozzone prende la via,

facce truccate di malinconia…

Tempo per piangere, no, con ce n’è,

tutto continua anche senza di te.”

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