Caffé nero bollente è una nuova sezione del sito in cui vengono pubblicati racconti noir e gialli di Maria Rosaria De Simone in cui “ogni riferimento alla realtà non è affatto casuale”

Il professor Rota fu lesto. Una corsa di pochi disperati passi, la presa tra spalle e collo e la caduta all’indietro sui sampietrini di Ponte Milvio. Guardò il ragazzo che aveva appena salvato, i suoi occhi chiusi, il pianto isterico. Ma benedetto ragazzo, che ti passa per la testa, buttarti dal ponte, ma che ti passa per la testa?

-Michele, stai bene?- disse infine, mentre cercava di mettersi seduto, massaggiandosi il braccio dolorante.

Una donna si fermò a soccorrerli. Scese dalla bicicletta e aiutò il ragazzo, che tremava come una foglia, a rialzarsi. Gli altri passanti buttarono giusto giusto uno sguardo su di loro e poi proseguirono senza domande e senza risposte.

-Sarebbe meglio portarlo in ospedale- disse lei.

-Sarebbe meglio. Grazie, ci penso io. È un mio studente.-

Il professor Rota chiamò l’ospedale. Arrivò l’ambulanza, Michele era ancora sotto shock. Salì pure lui con il ragazzo. I genitori erano fuori Roma per lavoro.

No, Michele non voleva avvisarli, loro non dovevano sapere. Suo nonno, ecco che chiamassero suo nonno, disse infine.

Era stato un puro caso che il professor Rota attraversasse Ponte Milvio. Lui abitava da tutt’altra parte, ma per tutta la mattina a scuola aveva avuto un dolore intercostale insopportabile. Per cui, al termine delle lezioni, aveva deciso di recarsi nell’unica farmacia della zona sempre aperta. Un puro caso. E benedetto dolore intercostale che aveva salvato Michele da se stesso.

Rimase con lui in ospedale fino a sera. Lo lasciò che dormiva in un letto di corsia. Uscì all’aperto e respirò il profumo dei gelsomini che correvano tutt’intorno, mentre aspettava il taxi. Era stanco e preoccupato e deluso. Aveva saputo cose che non avrebbe mai voluto sentire. La sua scuola perfetta, i suoi studenti modello, annaspavano in una melma di orrori.

Michele, finalmente, aveva confidato tra le lacrime a lui e al nonno che si era innamorato di una ragazzina della sua classe. Francesca era bella davvero, ma lui era timido e l’ammirava da lontano. Fino a quando Francesca non cominciò a inviargli messaggi su wapp. Prima messaggi e poi foto. In classe invece si comportavano normalmente. Lei al centro dell’attenzione e studentessa modello, lui spesso solo ed introverso, ma un genio in matematica e latino. Quasi non si parlavano. Lui rispondeva ai messaggi d’amore di Francesca aprendole il cuore e respirando il paradiso.

Ma il paradiso non esiste sulla terra. I compagni quella mattina lo guardavano e ridevano tra di loro. Nei corridoi della scuola qualcuno gli rivolgeva battutine che non capiva. Fino a quando Guido, il suo compagno di banco, non gli indicò, in bella mostra tra i social, la corrispondenza tra lui e Francesca. Come un pazzo cercò la ragazza.

-Ma dai, che ti offendi? Era uno scherzo. Dai, è troppo figo quello che scrivi. Mica ti sei offeso?-

Tutti ridevano e lei più degli altri, sguaiata come non l’aveva mai vista.

Era l’inferno quello, un incubo che non voleva vivere. Il tradimento di Francesca, per un folle scherzo. Basta, voleva finirla con quella sua vita di merda.

Meno male quel dolore intercostale, pensò il professor Rota. Meno male!

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