In un lungo post pubblicato poco fa sul suo profilo Facebook il giornalista del Corriere della Sera Fabrizio Peronaci indica elementi che potrebbero portare a una clamorosa svolta nel caso della sparizione di Roberta Ragusa.

+++++++++++++caso Ragusa a una svolta+++++++++++++++++

UNA TOMBA ALL’APERTO AI MARGINI DEL BOSCHETTO
ECCO LA FOTO: TERRA ONDULATA E UNA CROCE
DUBBIO ANGOSCIANTE: E SE LI’ SOTTO CI FOSSE ROBERTA?

Roberta Ragusa, e se fosse lì sotto? Per mesi, anni è stata cercata ovunque, grazie alla mobilitazione di centinaia di volontari, dei migliori investigatori, di veggenti e sensitive, quando invece era davanti agli occhi di tutti? E’ successo come nel più classico e noir dei racconti polizieschi? La prova-regina era lì, nel punto più esposto, ma nessuno riusciva a vederla, esattamente come la lettera rubata di Edgar Allan Poe?
La foto che vedete mi è pervenuta nel pomeriggio del 16 giugno 2016, alle ore 18.39.
Un’emozione forte, da togliere il fiato.
La forma è quella di una tomba a terra, semplice, senza lapide, di quelle che talvolta si trovano in aree dedicate dei camposanti: nudo terriccio, un rialzo come ad accompagnare le fattezze del corpo, una croce in legno. “Ti mando una cosa da brividi”, diceva la didascalia scritta dalla mia fonte, accompagnata dalle spiegazioni su come arrivarci.
Non è difficile. Il luogo in cui si trova questa sorta di sepolcro di campagna è conosciuto, da un paio di mesi è al centro di molte attenzioni e attese: siamo ai margini del famoso boschetto vicino la stazione ferroviaria di San Giuliano Terme, lo stesso indicato dalla vigilessa S., che ha riferito di aver assistito a “movimenti sospetti” e di essere convinta che sia proprio questo il posto della sepoltura di Roberta. Una testimonianza rilevante, che i carabinieri del comando provinciale di Pisa hanno posto a verbale, dopo che la clamorosa rivelazione era stata resa pubblica dal Corriere.it il 18 aprile u.s.
Ma adesso c’è di più: questa foto. La tomba all’aperto si trova al confine tra l’area-cantiere della Geste e il boschetto, oltre una rete di recinzione in passato più volte divelta, forse per consentire il passaggio di auto. Un paio di metri sulla destra sono state trovate, qualche settimana fa, le due tronchesi di cui è già stata data notizia.

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Guardiamolo con attenzione, questo “sepolcro” lungo circa 1,80 metri, largo 60-70 cm e rialzato di 20-25 cm.
L’immagine trasmette inquietudine: la morfologia del terreno, la ghiaietta evidentemente compattata, l’erba già cresciuta tra i sassi lasciano intendere che non si tratti di una sistemazione recente.
E la croce? Cosa sta ad indicare? Prendiamole in considerazione tutte, come l’avvocato del diavolo, che nel giallo di Roberta ci ha messo lo zampino: facciamo l’ipotesi che si tratti di una provocazione, un macabro scherzo, una messinscena di pessimo gusto, e che, una volta scavato, venga fuori la carcassa di un animale, o nulla, solo terra e radici. No, sicuramente non c’è Roberta, lì sotto. Ne siamo convinti, vogliamo crederlo.
Però… E se quei due legnetti a croce ci raccontassero al contrario dell’altro, un gesto di pentimento tardivo, un rimorso, un ultimo omaggio? Una possibilità esiste, come escluderla? Magari piccola, infinitesimale. Per questo nessuno degli abitanti della zona, da Gello, San Giuliano e dai paesi limitrofi, è bene si avvicini e alteri lo stato dei luoghi. L’unica garanzia per spazzare via dubbi e congetture è che il sopralluogo venga fatto “a modino ”, come dicono da queste parti, e cioè che se ne occupino gli investigatori impegnati nell’inchiesta Ragusa, il Ris, la polizia scientifica.
D’altronde, in questi quattro anni e mezzo, Roberta è stata cercata ovunque, e l’elenco fa davvero impressione: con i georadar nel terreno di Valdemaro Logli in via Campo Longo, nel pozzo della casa di via Ulisse Dini, su ampie porzioni del monte Serra, versante pisano e Lucchesia, in fondo al lago di Massaciuccoli, dove è spuntata una testa con i capelli neri, nel cimitero di via Pietrasantina con il forno crematorio in disuso, sul fondale limaccioso del fiumiciattolo al fosso Vecchio, nella pineta di San Rossore, al cimitero di Orzignano, nel deposito dell’Aeronautica di Titignano, nelle voragini delle Bocche delle Fate con gli speleologi, in radure, burroni… Niente, mai nulla.
Ora c’è questa traccia, proprio lì, a pochi passi da dove indicava la vigilessa.
Basta controllare, suvvia, non sarebbe una gran perdita di tempo, dicono a Gello e dintorni le migliaia di persone che hanno voluto bene a Roberta e che adesso hanno a cuore verità e giustizia.
Grazie dell’attenzione
Fabrizio Peronaci

Come sempre, un pensiero ai figli di Roberta: desidero sappiano che la ricerca della verità è un omaggio forte e sentito alla memoria della loro mamma

Ps. Ho allegato anche una foto della tomba ubicata nel cimitero di Orzignano con il nome scritto sul cemento grezzo, in modo approssimativo. La defunta Vanni Emilia non ha parenti, pare. Era sepolta in un altro posto. Il nuovo allestimento pone dubbi di manipolazione. Come si nota chiaramente, i mattoncini sui lati delimitano una passata di cemento, al centro del rettangolo, e lasciano intendere che ci sia stato un doppio intervento, forse in seguito a una apertura del loculo. Questo indizio, già approfondito nei giorni scorsi ma non ancora chiarito, potrebbe rivelare connessioni con la pista del boschetto.

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