Il 2 settembre di 51 anni fa viene arrestato a Parigi, dopo una lunga latitanza, il bandito Luciano Lutring, soprannominato “il solista del mitra. Riproproniamo una intervista pubblicata nel 2009 dal sito caniarrabbiati.it Lutrig è morto il 13 maggio 2013. Dopo il carcere si era dedicato alla pittura e alal scrittura.

 

Com’era la Milano di Lutring, Cavallero e Vallanzasca?
Era una Milano che oggi come oggi non esiste più. Non c’erano a quell’epoca quei mezzi tecnologici di sorveglianza che tengono d’occhio tutto. A quei tempi c’era una Milano più di ringhiera, c’era un approccio di simpatia tra i banditi e i derubati. Perché io mi ricordo che quando andavo in banca a fare una rapina portavo via pure le cambiali e distruggendole automaticamente quelli che dovevano pagarle venivano beneficiati. E’ la Milano dei ricordi, dei navigli, del duomo, dei “marmorin” come si dice in milanese, i creduloni che credevano che le lucciole andassero con le pile, una Milano fatta di buonismo, più romantica. Le donne in chiesa entravano a sinistra, gli uomini a destra. C’era mia madre che voleva organizzarmi il matrimonio per farmi sposare la donna che desiderava lei. Badava a quegli interessi che avrebbero fatto star bene tutti, secondo lei, e io sono stato un po’ rovinato anche a causa di mia madre, dottoressa in farmacia, che non accettando mia moglie Yvonne, ha contribuito a farmi diventare quello che sono divenuto, facendomi scendere dal piedistallo del perbenismo e cadere nel baratro, in un mondo nuovo e malavitoso. Poi mi sono trasferito all’estero e sono divenuto quello che sono divenuto anche a causa di un certo Franco Di Bella, un cronista della cronaca nera di Milano, che rinvenendo nella custodia del mio violino un mitra mi ha appioppato l’appellativo di “Solista del mitra”. Il nome piaceva e sono diventato il bandito romantico.

E’ vero che la sua prima rapina avvenne per caso? che anno era? 
Si, la prima rapina avvenne per caso. Mia zia mi mandò a pagare una bolletta della luce, un giorno piovigginoso del mese di novembre. Io andavo in giro con una Smith & Wesson nei pantaloni per fare il bullo di periferia: quando andavo la sera a ballare con le ragazzine volevo far sentire “l’angolare” per essere un guappo. Entrai nell’ufficio, l’impiegato non mi prestava attenzione, aspettai due minuti, tre minuti, lui stava lì a scartabellare le sue bollette. Ho dato una pugno sul banco dicendogli “allora ti muovi o no?” e facendo quel movimento si è spostata la giacca e si è vista la pistola. Questo impiegato, essendo probabilmente già stato derubato in passato, ha immaginato che io fossi li ha compiere un gesto criminoso. Lui fa “prenda, prenda, prenda” e io “prenda che cosa?” mi da un pacco di soldi perché a quell’epoca le mille lire erano grosse come lenzuola, erano dei pezzi di giornale. Mi ha dato tutto “prenda, prenda” e io ho preso tutto e da lì sono caduto. Era il 1957.

E l’incontro con la sua prima moglie? 
Nel 1958 sono venuto quà nella riviera romagnola, precisamente a Cesenatico, con qualche amico per sperperare dei soldi avanzati ma rimanemmo a tasche vuote nel mese d’agosto. Approfittammo del fatto che i turisti, si tuffavano e lasciavano i soldi in macchina sotto i tappetini e rubammo in una MG di due turiste svizzere di Zurigo. Li ho trovato due valigie che contenevano corsetti, guêpière, vestitini di lamé, tutta roba d’avanguardia e in uno scompartimento anche delle belle fotografie. Ho voluto riconsegnare il tutto alla derubata e quaranta giorni dopo l’ho sposata. Quella si chiamava Yvonne.
Mia madre non gradiva quell’immagine di donna troppo sexy, troppo all’avanguardia, col cappellino con la veletta e due quagliette sulla testa, tacchi a spillo di 13 cm e mi ha buttato fuori di casa. Sono uscito di casa con la custodia del violino quella in cui poi ho messo il mitra. Poi la vigilia di Natale, io e Yvonne passeggiando in piazza del Duomo dopo la messa siamo andati al Biffy a mangiare una fetta di panettone con uno spumantino, come la tradizione milanese richiede, e uscendo a braccetto per andare a prender la macchina sotto in galleria abbiamo visto una pellicceria tutta illuminata con un ermellino bianco. Mia moglie essendo una mannequin, ha detto testualmente: “che bella, che sogno, che meraviglia”. Cosa volevi dirle era la notte di Natale, gli ho detto “prendi il taxi e vai a casa che vedo se trovo il padrone”. Dopo un ora ho sfondato la vetrina ho preso pelliccia, manichino e tutto e l’ho portata a casa.

Ci racconta quando a Salsomaggiore ha rubato i gioielli delle ragazze in concorso per Miss Italia? 
E’ avvenuto il 4 settembre del 1964 quando a Salsomaggiore volevamo fare un colpo clamoroso più che pesante. Erano i gioielli di Bulgari. Miss Italia portava gioielli veri con la corona, lo scettro con ottocento carati di brillanti. Il colpo non andò in porto e ripiegammo sulla pellicceria di fronte al Casinò delle terme dove abbiamo portato via un buon bottino. Poi i giornali fecero un po’ di confusione, ma la rapina era effettivamente destinata a lasciare Miss Italia e Bulgari senza gioielli.

 

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