di GIOVANNA FERRARI

Pronto soccorso. Un’elegante signora ricoverata per fratture multiple: è inciampata su una mazza da baseball, un mese fa era caduta dalle scale e non era la prima volta. Un Codice Rosa.

È buio profondo mentre torno a casa, le nuvole coprono le stelle e la luna non c’è; negli ultimi anni la mia vita, come quella degli Uomini e Donne della mia quadra, si muove spesso in angoli così oscuri che nessuno di noi immaginava. Sono anfratti nascosti in pieghe di anime violente o violentate, disperate o rabbiose, silenziose per lo più, ammantate di dignità graffiata, calpestata, travolte da sentimenti che non hanno diritto a esser definiti sentimenti.

Se ti picchia non ti ama… punto. Non ne posso più di sentir parlare di troppo amore o di amore sbagliato. Non c’è Amore in un’ecchimosi a forma di scarpone nella schiena di una ragazza al quinto mese di gravidanza, nell’Orco distinto che girella sui social network facendo grooming e cercando prede facili in bambini e bambine talora troppo soli..

Più lavoriamo, più situazioni drammatiche incontriamo. Spesso non riusciamo a “risolvere”, a mettere luce in quei silenzi ma solo sprazzi di speranza, oltre a suturare ferite e ascoltare, proporre vie di uscita che non sempre vengono intraprese poiché i tunnel di violenza sono troppo profondi e c’è bisogno di tempo e fiducia anche nello Stato e nelle Istituzioni per risalirli.

Spesso ci scontriamo con la peggiore delle alleate della Violenza: la Solitudine.

Solitudine di chi la subisce, ma anche di chi la agisce, che diventa muro invalicabile e rende mute e invisibili le persone che hanno bisogno e talora ciechi coloro che invece devono agire.”

Vittoria Doretti

Vittoria Doretti

Vittoria Doretti

La dottoressa Vittoria Doretti nel 2009 ha ideato il protocollo “Codice Rosa” (il cui simbolo è una Rosa Bianca), elevato a modello nazionale e internazionale, per riconoscere in modo tempestivo i casi di violenza sessuale e domestica, intervenire con procedure ad hoc attraverso operatori specializzati. Questa donna minuta e determinata ha formato centinaia di persone e coordina una Task Force composta da personale socio sanitario, amministrativo, magistrati, donne e uomini delle forze dell’ordine che in sinergia con i Centri Antiviolenza e le associazioni del territorio, si attiva in un’unica Squadra quando viene assegnato un “Codice Rosa”.

Che cos’è un Codice rosa?

Non è un codice in più del Pronto Soccorso – spiega il dott. Fausto Mariotti Direttore Generale dell’Asl 9 di Grosseto- in quanto si affianca a ciascuno dei codici esistenti. Mira al riconoscimento e all’emersione della violenza. Partito dalla violenza di genere, sicuramente la più estesa, si rivolge a tutti i soggetti “deboli”, in particolare anziani, non autosufficienti, bambini, omosessuali. L’intento è di applicare il protocollo organizzativo a tutto il territorio nazionale, nella speranza che alla penetrazione culturale si associ un aumento della coscienza e perciò dell’emersione della violenza, cui sono chiamati tutti i cittadini, vincendo l’omertà che la favorisce.”

Tutti coloro che hanno subito violenza si presentano al Pronto Soccorso per le cure. Quello perciò è il luogo dove la violenza può essere riconosciuta e da lì può partire l’aiuto.” sostiene Vittoria Doretti.

Il Codice Rosa non sostituisce quello di gravità, ma viene assegnato insieme a questo da personale addestrato a riconoscere segnali non sempre evidenti di una violenza subita anche se non dichiarata. Scopo principale del progetto è coordinare e mettere in rete le diverse istituzioni e competenze, per dare una risposta efficace già dall’arrivo della vittima al pronto  soccorso. 

La Stanza Rosa

Al codice è dedicata una stanza apposita all’interno del pronto soccorso, la Stanza Rosa, dove vengono create le migliori condizioni per l’accoglienza delle vittime.
La Stanza Rosa, che non deve essere identificata come tale per ovvi motivi di riservatezza, è una sala visita riservata per i controlli e le consulenze mediche (saranno gli specialisti a raggiungere il/la paziente), alla quale può accedere, in alcuni casi specifici o su richiesta della Vittima stessa, anche il personale di polizia giudiziaria delegato alle attività di indagine. Nella Stanza vi sono kit già predisposti per esami biologici, repertamento fotografico, cartelle cliniche guidate, in grado di fornire dati utili anche per l’Autorità Giudiziaria, e supporti informatici accessibili alle Forze dell’Ordine. In questo modo si riducono i tempi di indagine e si attiva la rete territoriale per la  presa in carico, successiva all’intervento di pronto soccorso.

La Squadra: il Protocollo d’Intesa.

Riconoscere una vittima- dice Vittoria Doretti- non è facile, ma farlo insieme come squadra diventa più possibile. Noi siamo lo Stato. Noi abbiamo il dovere di ascoltare. Codice Rosa Bianca lo si può definire così: tanti occhi, un unico sguardo verso un unico orizzonte. Di tante donne uccise ogni anno, più della metà aveva chiesto aiuto senza ottenerlo. Se si sbaglia l’approccio alla vittima, la si è persa per sempre.”

La caratteristica innovativa e vincente di Codice Rosa Bianca è proprio la squadra, come metodo, come componente fondamentale di intermediazione, abbattendo le competenze specifiche – spiega il Dott. Giuseppe Coniglio Sostituto Procuratore della Repubblica nel Tribunale di Grosseto – che rallentano le operazioni di intervento a tutela della vittima. Affrontare il problema a 360 gradi significa far lavorare insieme Corpo Sanitario, forze dell’Ordine e figure Istituzionali.”

Il progetto si avvia attraverso la stesura di protocolli d’Intesa tra le Aziende e le Procure della Repubblica con lo scopo di valorizzare la collaborazione interistituzionale.
Il gruppo operativo interforze è composto dai rappresentanti dell’ASL (118, Dipartimento ospedaliero Emergenza Urgenza, Dipartimento Materno Infantile, Dipartimento Salute Mentale, UUFF Consultoriali), ProcuraForze dell’OrdineComuneCentro AntiviolenzaCentro per il recupero dei soggetti maltrattanti e Case rifugio .

Questa attività congiunta, mediante procedure condivise, avviene nella più ampia tutela della privacy e del “silenzio” delle vittime e nel rispetto della loro scelta sul tipo di percorso da seguire dopo le prime cure.

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata