bambini brasiliani a cura di Maria Tridico

 

Mai più violenza sui bimbi” questo è l’urlo di Papa Francesco, l’ultimo messaggio in ordine di tempo di un Pontefice che si sta facendo carico di molti mali commessi dagli uomini, come le efferatezze contro i minori.

E proprio dei bambini vorremmo parlare partendo dai diritti universali dei minori di cui tutte le nazioni, ad esclusione degli Stati Uniti e della Somalia, hanno sottoscritto la Convenzione di New York del novembre 1989 e che vorremmo verificare quanto sia applicata nella convivenza delle Nazioni.

Cominciamo allora dal Brasile. Perché il Brasile è sotto gli occhi del mondo e in questa lente di ingrandimento, vorremmo andare un po’ più lontano dagli stadi dove si sono disputate le competizioni tra le squadre di tutti i Paesi. Ci spostiamo nelle periferie, nelle favelas, dove i meninos de rua (bambini di strada) vogliono vivere perché non trovano nella loro famiglia di origine accoglienza e sostegno oppure semplicemente perché non hanno una famiglia. I “meninos de rua” sono uno dei tanti tragici e contraddittori aspetti del Brasile di oggi e del grave problema, ormai diffuso in tutto il mondo, delle violenze e delle ingiustizie consumati nei confronti dei minori.

In Brasile milioni di bambini lavorano per aiutare le famiglie

La triste piaga del lavoro minorile è lontana dall’essere sconfitta in Brasile; questo è un fenomeno che, purtroppo, risponde ad una lunga serie di interessi, che sono comuni a molti paesi poveri del Terzo Mondo. Assumere minori è decisamente meno dispendioso che impiegare adulti nei settori industriali e agricoli; le fabbriche e i campi da coltivare necessitano, infatti, di una grande quantità di lavoratori non qualificati. Ecco perché la scelta di operai bambini, può garantire un rendimento che non grava sul budget degli impresari.

Lo Stato, che in teoria dovrebbe proibire il lavoro ai minorenni e che dovrebbe impegnarsi nell’assistenza all’infanzia, opta invece per la crescita economica del paese venendo così meno alle proprie responsabilità e agli impegni internazionali assunti con la sottoscrizione della Convenzione dei Diritti dei Minori. Le famiglie, che dovrebbero dall’altra parte tutelarne i diritti, vivono nel disagio estremo e la gioia diventa incontenibile quando i figli contribuiscono al budget familiare.

Cosa prevede la normativa brasiliana in materia di lavoro e impiego dei minori
La Costituzione Brasiliana proibisce il lavoro dei bambini al di sotto di 14 anni; inoltre proibisce anche il lavoro notturno, pericoloso e nocivo per i minori di 18 anni. I bambini tra i 12 e i 14 anni possono lavorare unicamente se le mansioni intraprese hanno caratteristiche di apprendistato, mentre quelli al di sopra dei 14 anni possono venire assunti a patto che siano garantiti loro gli stessi diritti dei lavoratori adulti, oltre la possibilità di continuare a studiare. Inoltre i datori di lavoro hanno l’obbligo di assicurare un ambiente di lavoro sano e orari compatibili con quelli del sistema scolastico.

La vita dei bambini sconvolta dalla droga

Non c’è dubbio che le droghe siano molto comuni tra i meninos de rua. Alcuni bambini, in Brasile, sono coinvolti fin dalla più tenera età nel commercio di droga, nel quale vengono inseriti dalla criminalità organizzata. Il legame che si crea tra bambini e droghe, non è però solo connesso al business, molte volte l’utilizzo delle droghe diventa quasi una necessità per la loro già difficile sopravvivenza. Nelle vie dei quartieri più degradati sono disponibili droghe di tutti i tipi, la più economica, la colla, è anche la più comune. Viene comprata dai calzolai che la utilizzano per la riparazione delle scarpe e rivenduta ai bambini in comode scatolette della grandezza di una mano. Lo spaccio avviene soprattutto dai bambini, chi riesce a reperire più scatolette può rivenderle a prezzo più alto ai loro coetanei.

Il governo proibisce la vendita della colla ma non ne punisce il consumo

Nello Stato di Rio de Janeiro la colla da scarpe è considerata, dal 2004, una sostanza stupefacente e la vendita è proibita. L’Assemblea legislativa di Rio, che ha approvato il progetto di legge, ne proibisce l’uso in tutto lo Stato. Studi hanno provato che l’uso prolungato della colla come droga reca danni gravissimi, e spesso irreversibili, nel cervello dei minorenni. Il governo però ha solo proibito la vendita: ancora oggi, non è difficile trovare bambini in possesso della colla. Le istituzioni chiedono, senza ricevere risposta, stanziamenti pubblici per i programmi che cercano di allontanare bambini e adolescenti dalla vita di strada. Nel frattempo sempre più giovani utilizzano questa droga per attenuare i morsi della fame e per sopravvivere ad una grave condizione di emarginazione.

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