La procura di Siena ha deciso di pubblicare l’ordinanza di archiviazione del Gip del Tribunale di Siena, Roberta Malavasi, depositata il 4 luglio 2017, sul caso di David Rossi, capo della comunicazione di Banca Monte dei Paschi di Siena che morì precipitando dalla finestra del suo ufficio a Rocca Salimbeni la sera del 6 marzo 2013. Negli ultimi giorni il caso di David Rossi era tornato d’attualità dopo un servizio delle Iene con un’intervista “rubata” a Pierluigi Piccini, ex sindaco di Siena, e l’apertura di un fascicolo da parte della magistratura di Genova dopo le voci su presunti festini ai quali secondo quanto riportato da Piccini avrebbero partecipato anche magistrati senesi.La procura spiega di aver pubblicato l’archiviazione dopo la richiesta di “fornire chiarimenti in merito alle asserite criticità ed anomalie dell’indagine relativa alla morte di David Rossi”. L’archiviazione è in formato PDF ed entra nel dettaglio della vicenda dopo l’intervista rilasciata oggi al Corriere della Sera da Antonella Tognazzi, vedova dell’ex responsabile della comunicazione del Monte dei Paschi, in cui la donna chiede di riaprire le indagini: Conoscevo David, la sua moralità, la sua voglia di vivere, il suo amore per la famiglia. E questo mi dà la forza di dire: andiamo avanti senza tralasciare alcuna pista, anche quella del più odioso pettegolezzo. Io ho la certezza che mio marito sia stato ucciso, che qualcuno l’ha gettato dalla finestra del suo ufficio. Spero si torni a indagare”.

Il primo punto che viene affrontato nell’ordinanza sono le conclusioni del CT medico legale prof. Gabbrielli riguardo “l’assenza nel corpo dei defunto di segni attribuibili a azione violento di terzi ed alla presenza di lesioni do taglio agli avambracci e ai polsi, prodotte poco prima della precipitazione per meccanismo autolesivo, dalle quali pure il prof Gabbrielli fa discendere la sua valutazione tecnica complessiva di piena compatibilità della morte de qua con l’evento suicidiario”. Sul punto il GIP scrive:

Tali perplessità o critiche dell’opponente non sono nondimeno minimamente fondate. Quanto all’assenza sul corpo del ROSSI di tracce obiettive riferibili ad atti di violenza altrui ragionevolmente il prof. Gabbrielli lo afferma, ritenendo che anche tutte le lesività non letali rilevate sul corpo del defunto, al volto, addome ed arti inferiori e superiori – ad eccezione di quelle riferibili ad autolesionismo – trovino la loro causa e genesi nella fase finale del tragico volo, ovvero nell’impatto (non avvenuto nel medesimo istante) delle varie parti dei corpo del Rossi con il suolo.

Considerato invero che, come mostra chiaramente il filmato della video camera che ha ripreso la drammatica fase di atterraggio del de cuius (giunto vivo a terra) è di tutta evidenza che il primo violentissimo impatto al suolo è avvenuto con i glutei, per la precisione con una maggiore e anticipata aderenza a terra della natica destra, a causa di una leggera rotazione sagittale del corpo sul fianco destro – in tal modo venendo attutito l’impatto, che immediatamente ne è seguito, delle gambe allungate in avanti parallelamente al suolo e con il tronco, oramai privo dei sostegno della cassa toracica in quanto esplosa al precedente violento impattare sul selciato (ed effetto “sacco di noci”) molto reclinato in avanti verso le gambe stesse, ecco che, contrariamente a quanto assume l’opponente, appare riscontrata la compatibilità con questa prima fase dell’atterraggio, sia delle lesività cutanee (quali aree disepitelizzate ed escor iazibni violacee) rilevate in corrispondenza di fianchi e gambe (più accentuatamente a destra stante l’inclinazione del corpo giusto appunto da quella parte) e sia pure dell’ulteriore tenue lesività apprezzata. all’addome e più precisamente in zona paraombelicale: quest’ultima con ogni probabilità derivante dal contatto e dallo strusciamento dei tessuti molli dell’addome contro la fibbia in metallo della cintura dei pantaloni indossati dal defunto, durante il già descritto piegamento del busto verso le gambe allungate in avanti.

Il GIP poi parla delle tre lettere incomplete con l’ultimo commiato alla moglie che provano “l’esternazione della volontà suicidiaria da parte di colui che sta per metterla in atto (“Ciao Toni, mi dispiace ma l’ultima cozzata che ho fatto è troppa grossa- Nelle ultime settimane ho perso”; “Ciao Toni, Amore l’ultimo cosa che ho fatto è troppa grossa per poterlo sopportare. Hai ragione, sono fuori di testo do settimane”; “Amore mio, ti chiedo scusò ma non posso più sopportare questa angoscia. in questi giorni ho fatto una cozzato immotivotj, davvero troppo grossa. E non ce la faccio più credimi, è meglio- – così”)”.

Il GIP spiega poi che non risultano agli atti contatti via telefono o sms che non siano già stati analizzati e indagati nella prima richiesta di archiviazione e non ci sono dunque “telefonate misteriose” che avrebbero spinto Rossi al suicidio. nessun’altra chiamata risulta Rossi aver più fatto ed a nessun altra telefonata aver egli più risposto ed inoltre ne risulta che abbia inviato sms, né risposto ed anzi nemmeno letto gli sms che sono continuati ad arrivargli, principalmente dalla moglie, pure con ciò il suicida denotando la volontà oramai definitivamente e tragicamente maturata nel proprio intimo, senza sollecitazioni o rafforzamenti da parte di terzi, di prendere commiato dal mondo, in una con ‘intendimento di creare le condizioni (quali le rassicurazioni alla moglie circa il suo arrivo a casa all’ora convenuta, il normale colloquio di lavoro con la collega per non allarmarla ed indurla a lasciare normalmente il posto di lavoro) affinché, nell’attuazione di questo suo ultimo disperato proposito, non gli fosse invero più di intralcio niente e nessuno”.
Il GIP scioglie anche il mistero dei quattro ingressi, o presunti tali, al PC fisso dell’ufficio di Rossi dopo il suo decesso: “Le verifiche tecniche condotte dalla Polizia Postale – alla presenza dei sostituti procuratori Natalini e Nastasi – awalendosi in operazioni prettamente esecutive del dott. Bernardini (dirigente del Responsabile Area Facility Management)- hanno consentito di acclarare che si è trattato di accidentali riattivazioni del sistema operativo del PC in funzione standby in orari in cui, per come risulta da quanto sopra evidenziato, deve indubitabilmente ritenersi riscontrata la presenza operativa, all’interno dell’ufficio del deceduto, degli inquirenti, per essi intendendosi i componenti di vari corpi di polizia giudiziaria e gli stessi pubblici ministeri”.

Nel paragrafo successivo il giudice riepiloga tutte le circostanze successive al cambio dei vertici del MPS e le voci che volevano la posizione di Rossi come capo della comunicazione in bilico, tuttavia sempre smentite dai vertici della banca. Parla anche dei tagli ai polsi procuratisi dallo stesso Rossi, come da testimonianza della vedova. Si parla anche della perquisizione nei suoi confronti che aveva scatenato in Rossi il timore di essere coinvolto nell’inchiesta giudiziaria sul Monte dei Paschi di Siena.C’è poi la vicenda della chiamata in uscita verso il numero 4099009 indicato in vari articoli di stampa come numero di riferimento di un conto dormiente, da altri come numero di un conto aperto presso lo IOR, Banca del Vaticano: “Dagli accertamenti compiuti sul punto presso la TIM è risultato che le due chiamate afferivano in realtà alla fruizione del servizio S.O.S. autòricarica fornito dal gestore. In altri termini, l’utenza della Orlandi aveva esaurito il credito durante la chiamata, rimasta senza risposta, al numero in uso a Rossi e ciò aveva generato una deviazione di chiamata al numero di servizio 4099009”. E la questione del lancio dell’orologio di Rossi avvenuto dopo la sua caduta: “Nei frame selezionati dall’ing. Scarselli (pag. 1136 delle osservazioni alla consulenza tecnica Zavattaro/Cattaneo) non si apprezza alcun orologio in caduta, ma unicamente alcuni luccichii in corrispondenza dal selciato del vicolo reso brillante dalla pioggia, simili ai molti altri che caratterizzano l’intero filmato. Che tali bagliori rappresentino un orologio, o anche solo un grave, che tocca terra e rimbalza, è nulla più che una congettura peraltro poco compatibile, sia con lo iato temporale (parrebbe. di circa 5 secondi) che intercorre fra le due immagini, sia con la diversa posizione in cui fu pacificamente rinvenuta la cassa dell’orologio”.

Infine, il GIP conclude così riguardo le ricostruzioni fornite dai consulenti della vedova: “Poiché nessuna delle nuove indagini prospettate dagli opponenti appare lontanamente capace dì condurre ad un tale risultato probatorio – sul punto sì richiamano le considerazioni già espresse nel corso della motivazione – appaiono superflui anche gli altri approfondimenti volti alla ricerca dei potenziali autori del delitto indimostrato”.

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