MARIA CORBI per LA STAMPA

Il 20 febbraio la prima sezione della Cassazione deciderà il destino di Sabrina Misseri e di sua madre Cosima condannate all’ergastolo (sentenza conforme in primo grado e in appello) per l’omicidio di Sarah Scazzi.

Una carcerazione preventiva che dura ormai da più di sei anni. Nel ricorso in Cassazione il professor Coppi rileva come la sentenza di appello «abbia proceduto a ricostruzioni dei fatti attraverso esasperate analisi di tempi e di orari ottenuti attraverso palesi forzature di dati probatori acquisiti al processo (possiamo fin da ora ricordare le acrobazie della sentenza intorno all’orario di uscita di casa di Sarah Scazzi il 26 agosto 2010 e quelle, correlative, in merito agli avvistamenti della giovane da parte di questo o quel testimone)».

E anche che «nel contrasto di due possibili letture dei fatti, abbia sempre privilegiato quella contraria a Sabrina Misseri, nonostante la Corte di Cassazione, nella sentenza 17 maggio 2011, avendo già rilevato l’adozione di siffatto criterio nei provvedimenti cautelari, avesse avvertito che avrebbe dovuto essere seguito il criterio opposto».

Un ricorso che analizza una condanna basata essenzialmente sul racconto di un sogno dove il sognatore non è stato ascoltato in aula. Il fioraio di Avetrana, Giovanni Buccolieri, raccontò alla commessa del suo negozio di avere sognato Cosima e Sabrina che rapivano Sarah trascinandola in auto dopo averla inseguita. La commessa lo ha raccontato alla mamma, Anna Pisanò, e questa lo ha raccontato a un carabiniere. Così Buccolieri ha dovuto spiegarsi in caserma. «Il sogno devo raccontare?» , «Si». Ma nel verbale quel sogno diventa realtà e quando lui chiede che sia specificato che di sogno si trattava scatta l’imputazione per false dichiarazioni al Pm.

E nonostante a Buccolieri bastasse cambiare versione e dire che il sogno era realtà per cavarsi di impaccio, non lo ha mai fatto. «Non voglio andare all’ inferno per aver fatto condannare due innocenti», ha sempre ripetuto. La cosa bizzarra è che si è potuto sottrarre al processo. Quindi in un processo dove il sogno è protagonista il sognatore non c’è. Ma ci sono stati suoi amici e parenti accusati di false dichiarazioni quando hanno ripetuto che loro hanno sempre saputo che si trattava di un sogno e non di realtà. E in appello Prudenzano e Colazzo, rispettivamente suocera e cognato del fioraio, condannati in primo grado per favoreggiamento, sono stati assolti.

Dunque il sogno era tale? E allora dovrebbe, per logica, cadere anche la colpevolezza di Sabrina e Cosima almeno nella parte del rapimento. E anche se i giudici pensano che i due possono essere stati ingannati dal fioraio, come mai allora non si è sentita la necessità di ascoltare il sognatore visto che in ballo ci sono due ergastoli, ossia due sentenze alla morte civile?

Ma sono tante le cose che non tornano in questa storia….

 

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