C’era una volta una bambina che si chiamava Fortuna e viveva in un posto chiamato Parco Verde. Sembra l’inizio della più bella delle fiabe; invece è l’inizio di una tragedia.

Parco Verde non è un bosco incantato. E’ un palazzo di cemento popolato di orchi che toccano i bambini dove non dovrebbero, che fanno bruciare le parti intime.

E Fortuna non è una bambina fortunata. Lei, quegli orchi li ha conosciuti da vicino, le hanno fatto male, forse l’hanno anche uccisa.

Questa storia arriva velocemente al suo epilogo.

E’ una calda giornata di giugno. Chicca, così tutti chiamavano la piccola Fortuna, rientra dal centro che la segue per dei disturbi di apprendimento che la bimba ha manifestato. Da un paio di settimane si è trasferita stabilmente al sesto piano del palazzo dove vivono i nonni materni.

Sono le 11.15. Dopo alcuni minuti dice a sua madre che vuole uscire per andare a trovare la sua amica del cuore, che vive al settimo piano.

Fortuna rimane poco dalla sua amichetta. Le scarpine le fanno male. Esce dall’appartamento perché vuole cambiarle. Sono circa le 11.40.

Un vicino seduto in una panchina vicino al condominio, trova il corpo di Fortuna Loffredo a poca distanza dalla rientranza del vano scala, il volto rivolto sull’asfalto. Non ci sono tracce di sangue. Nessuno ha sentito né visto niente.

Ai piedi ha solo un sandalo. Successivamente si scoprirà dalle intercettazioni che il secondo sandalo era stato gettato via dalla nonna del fratellino minore di Fortuna. Non voleva che i carabinieri tornassero a “disturbare” nel condominio.

Chicca è priva di sensi ma viva. Viene caricata in una macchina e portata al pronto soccorso. La mamma nemmeno fa in tempo a scendere e vedere la sua bambina.

I carabinieri scortano Chicca in pronto soccorso. Sarà tutto inutile. Fortuna muore.

Come di rito iniziano le indagini. Si parte dall’autopsia. La morte è stata causata da precipitazione, ci sono lesioni degli organi interni, fratture vertebrali, del bacino e dei femori. La precipitazione, stabilisce il medico legale, è’ avvenuta da oltre 10 metri.

Ma l’autopsia rivela anche un particolare agghiacciante: Fortuna presenta segni di abuso sessuale cronico.

Chi ha abusato di questa bambina? Chi l’ha gettata dal palazzo?

Le indagini si concentrano sui condomini che vivono nel palazzo di Chicca. Dopo una lunga indagine fatta di interrogatori, intercettazioni e continui sabotaggi dei condomini, Raimondo Caputo, convivente della madre della migliore amica di Fortuna, viene arrestato per aver abusato delle tre figlie della sua convivente, arrestata anche lei per favoreggiamento. Le bambine, allontanate da casa e accolte in una struttura, gradatamente si sentono libere da condizionamenti e minacce e cominciano a parlare, a raccontare, a disegnare.

L’amichetta di Fortuna racconta una scena agghiacciante. Il compagno della madre sopra a Chicca, cerca di violentarla. La bambina si ribella. Scalcia, cerca di divincolarsi. Caputo la solleva e la getta nel vuoto.

Le intercettazioni ambientali sembrano confermare il racconto. La piccola obbligata al silenzio imposto dalla madre ma anche da altre figure del palazzo. L’indagine sulla morte di Fortuna sembra non fermarsi a Caputo che viene definito la punta di un iceberg.

Inoltre potrebbe riaprirsi anche l’indagine sulla morte avvenuta nel 2013, di uno dei figli della convivente di Caputo, morto anche lui cadendo nel vuoto.

L’avvocato Pisani, il legale della famiglia, e il Pm Federico Bisceglia, morto pochi mesi dopo in un tragico incidente, fin dal primo momento capiscono che Fortuna non può non aver manifestato in qualche modo la sofferenza per ciò che stava subendo.

Raccolgono quaderni e disegni, consapevoli che il disegno è la più genuina forma di comunicazione dei sentimenti dei bambini.

E Chicca, nei suoi disegni, parla. E parla molto.

Disegna e cancella con insistenza figure femminili, come fossero una minaccia per lei. Disegna finestre con le sbarre, case senza porte, inaccessibili. E poi disegna case con due porte, ad indicare la paura della separazione, il ricatto, la necessità di farle mantenere il segreto.

Quando usa i pennarelli nel palazzo dove vive, a casa con le amichette, sceglie colori vivaci e con un tratto marcato. Carichi di rabbia, eccitazione, aggressività.

 

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