Il Signore ha voluto che mi occupassi io della estumulazione di don Puglisi. E all’apertura della bara lo abbiamo trovato con lo stesso sorriso, era intatto”. Lo ha detto il vescovo di Ragusa, mons. Carmelo Cuttitta, una delle persone piu’ vicine a padre Puglisi, in un’intervista a Tv2000 realizzata dalla vaticanista Cristiana Caricata per lo speciale del ‘Diario di Papa Francesco’ in occasione della visita del Pontefice a Palermo e Piazza Armerina per il 25° anniversario della morte del Beato Pino Puglisi, vittima della mafia.
“Nella bara di don Puglisi – ha rivelato mons. Cuttitta – ho messo un pezzo di me: era una regalo che mi aveva fatto negli anni in cui ero ancora un giovane. Un oggetto che poi ho ritrovato quando è stata fatta la riesumazione prima della beatificazione. Per me padre Puglisi era un padre, un fratello, un amico fedele, l’ho conosciuto all’età di 8 anni”.
“Don Puglisi – ha raccontato mons. Cuttitta – da quando è arrivato a Brancaccio ha cominciato a cambiare lo stile della pastorale e dell’educazione dei giovani. Puglisi era un uomo tutto di un pezzo, sapeva perfettamente che la famiglia Graviano controllava il territorio e che dettava legge. Puglisi una volta andò a casa dei Graviano in occasione della morte della suocera della famiglia ed è andato lui a benedire la salma perché era il parroco. E quando gli diedero 50 mila lira come offerta, lui le posò sul loro tavolo, salutò educatamente e andò via”.
Alla notizie della morte di don Puglisi, ha concluso mons. Cuttitta, “la mia reazione è stata quella del pianto. Noi uomini più delle donne non vogliamo che ci vedano piangere ma in quel momento non ero solo, piangeva anche il cardinale Pappalardo che non si dava pace e tutti gli altri”.

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