Colpo di scena: alla conferenza stampa a Kiev sull’omicidio di Arkadij Babchenko, si è presentato lo stesso giornalista russo. Vivo e vegeto. La sua uccisione annunciata ieri dalle autorità ucraine era stata una messa in scena pianificata per sventare l’assassinio, hanno sostenuto i servizi segreti ucraini.

“Sono ancora vivo”, ha detto Babchenko presentandosi agli increduli colleghi. Martedì sera la polizia ucraina aveva diffuso la notizia della sua uccisione, confermata in mattinata dalla stessa – ignara – moglie. In conferenza stampa, Arkadij si è scusato con lei “per l’inferno” che le ha fatto passare negli ultimi due giorni e con tutti i colleghi che avevano pianto la sua morte.

L’omicidio di Babchenko sarebbe stato commissionato al prezzo di 40mila dollari, ha detto Vassilij Gritsak, capo dei Servizi segreti ucraini (Sbu) che sarebbero venuti a conoscenza del piano due mesi fa. L’uomo incaricato di organizzare l’omicidio era di nazionalità ucraina e sarebbe stato arrestato in mattinata. Babchenko, invece, sarebbe stato coinvolto nell’operazione speciale un mese fa.

Sui media grande sollievo, ma anche molta indignazione. “Rsf esprime la sua più viva indignazione nello scoprire della manipolazione compiuta dai servizi segreti ucraini per la loro guerra dell’informazione”, ha commentato Christophe Deloire, segretario di Reporter senza frontiere. “È sempre profondamente pericoloso che degli Stati giochino con i fatti e per di più sulle spalle dei giornalisti”.

La portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova ha scritto su Facebook: “Il fatto che Babchenko sia vivo è una grande notizia, è un peccato che altri casi non fossero una messa in scena. È ovvio che faceva parte del piano usare la storia per fini di propaganda”. In mattinata il premier ucraino Volodymyr Groysman aveva accusato Mosca dell’omicidio scrivendo sul proprio profilo Facebook: “Sono sicuro che la macchina del totalitarismo russo non gli ha perdonato la sua onestà e le sue posizioni di principio”.

Fonte: LaRepubblica

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