La famiglia di Elisa Pomarelli ha perso definitivamente la speranza di riabbracciare la ragazza di 28 anni scomparsa per 14 giorni a Piacenza prima del tragico epilogo concluso con la cattura di Massimo Sebastiani. Dopo essersi nascosto per due settimane, Sebastiani è crollato appena arrivato in caserma. L’amica è stata uccisa subito dopo il pranzo nella trattoria in cui era stata vista l’ultima volta. «L’ho uccisa, ho fatto una stupidaggine», ha ammesso in lacrime. Tra i due un legame malato, ambiguo, e forse proprio questo all’origine del drammatico omicidio. Lui la considerava la sua fidanzata, lei precisava sempre che si trattava di amicizia. Lui andava a prenderla a lavoro per riaccompagnarla a casa e lei scappava in fretta dall’auto per non farsi baciare. Un amore malato, non corrisposto, per il quale alla fine Sebastiani ha commesso l’atroce delitto. «Non c’è stata premeditazione — assicurano il comandante dei carabinieri Michele Piras e la pm Chicca — tutto fa pensare che si sia trattato di un gesto d’impeto». Forse Elisa ha respinto per l’ennesima volta gli assalti di Sebastiani ribadendo quel confine che per lei, una domenica d’agosto, è risultato letale.

Adesso resta solo il dolore dei familiari.

Repubblica riporta le parole della sorella di Elisa: «Ti ricordi quanto da piccole eravamo rimaste impressionate dal film del lupo mannaro e di quanto nella nostra testa eravamo convinte che abitasse al piano superiore della casa di nonna? Non abbiamo mai realizzato che il male potesse esistere davvero. Ora il Lupo ti ha presa, e né io né te lo abbiamo riconosciuto, perché era nella sue sembianze umane. Questa volta eri sola e io non riesco a darmi pace». 

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