di Maria Tridico

 

Nella fredda notte fra il 23 e il 24 gennaio 2004, in un casale immerso nei boschi di Golasecca (Varese) viene brutalmente uccisa, a soli 27 anni, Mariangela Pezzotta. Prima un colpo di pistola la stende a terra in una pozza di sangue, poi viene finita a colpi di badile: la paura, i colpi esplosi in aria, le dosi di droga consumate in grandi quantità e infine il tentativo di seppellire nel fango il corpo. Per l’omicidio vengono subito arrestati il suo ex fidanzato, Andrea Volpe, e la nuova fidanzata, Elisabetta Ballarin. “Senza pietà continua l’eliminazione per la pulizia totale, donando la cenere del nemico a colui che siede al trono”, recitava Volpe mentre Mariangela è agonizzante.

L’efferato crimine conduce gli inquirenti verso la pista delle droghe e dell’alcool e, l’arresto, contribuisce a mettere tragicamente in luce l’appartenenza degli arrestati e delle vittime ad un gruppo satanico nato intorno al 1995 ed auto denominatosi “Bestie di Satana”, costituito da giovani tra i 16 ed i 30 anni coinvolti in questioni di alcol e droga ed interpreti, con una band musicale, di musica eavy metal e death rock. Alla base dei molteplici omicidi nessuna motivazione, nessun movente razionale. Andrea Volpe un giorno chiese di parlare con i magistrati e disse: “Faccio parte di un gruppo che si è dato il nome di Bestie di Satana“. Fu un racconto lungo, pieno di nomi e fatti. Venne così fuori la storia di un gruppo di ragazzi esaltati, si erano dati nomi come Ferocity, Isidon, Putiferio, Wedra. Sempre strafatti, passarono da sciocche prove di coraggio come auto-bruciarsi con le sigarette, agli omicidi efferati.

Non solo quindi Volpe e Ballarin. Un altro individuo, Mario Maccione, considerato il medium del gruppo, scriveva e delira, togliendo le distanze tra la realtà e la fantasia: “Siamo invasati, sempre di più. E cerchiamo di salire, ma sarebbe meglio dire di scendere, un gradino nella rincorsa ai demoni. Decidiamo di prendere dei nomi tratti dal mondo delle forze oscure. Quelle forze oscure che ci rendono invincibili. E ci garantiscono il potere. Io vengo ribattezzato Ferocity”.

Sono passati tredici anni e, nel mese di maggio del 2017, il tribunale di sorveglianza di Brescia ha concesso l’affidamento in prova a Elisabetta Ballarin, coinvolta nel 2004 nell’omicidio di Mariangela Pezzotta, una delle vittime del gruppo delle Bestie di Satana.  Già da un anno la 31enne gode del regime di semilibertà che le ha consentito di lavorare di giorno e fare ritorno in carcere solo la notte. D’ora in avanti non sarà più obbligata neanche a dormire in carcere. Anche prima di allora però, Elisabetta ha dimostrato concretamente di mettere una pietra sopra il tragico passato impegnandosi totalmente a costruire un futuro diverso. Dopo aver conseguito la laurea di primo livello in “Didattica dell’arte”, nel 2012 all’Accademia Santa Giulia, Elisabetta ha completato il percorso di studi con la laurea specialistica in “Grafica della Comunicazione”, nel 2015, conseguita con il massimo dei voti. Nonostante gli anni di carcere, sono state tante anche le esperienze professionali nel suo curriculum: prima uno stage presso la redazione del Giornale di Brescia, per seguire le orme del padre, poi l’estate come impiegata nell’ufficio turismo a Montisola.

Il “perdono” di Silvio Pezzotta

Silvio Pezzotta, papà di Mariangela Pezzotta, la prima vittima conosciuta delle “Bestie di Satana”, ha dichiarato, in seguito alla notizia: “Adesso che è libera, spero che Elisabetta riesca a completare il percorso che ha iniziato”. L’uomo si è detto felice, nonostante la donna sia stata una delle colpevoli della morte della figlia, ma ha però precisato: “Faccio una premessa: il mio non si può chiamare “perdono” È una parola che non voglio usare. Semmai ho deciso di non “arrovellarmi” nella disperazione per la tragedia capitata alla mia Mari ma di guardare avanti. Elisabetta è una ragazza intelligente, vittima di un sistema folle e malvagio. All’epoca era sotto l’effetto della droga e completamente plagiata da chi la convinse a partecipare al delitto”. L’uomo decide di perdonare colei che ha messo fine alla giovane vita della figlia convinto che a spingerla a compiere un gesto così brutto fosse stata l’assunzione di droga e le compagnie sbagliate che avevano molto influenzato la sua giovane mente. Pezzotta è convinto che, soprattutto in questa fase, Elisabetta abbia bisogno di stare sola, ma le augura di trovare la serenità che merita nella sua nuova vita.

La maledizione delle Bestie di Satana

“Mia figlia ha fatto un duro lavoro per riuscire a superare tutto quello in cui è stata coinvolta. Ora è serena e contenta dei suoi sforzi, è diversa, ma ha davvero lavorato molto su se stessa per ritrovare un equilibrio”. Queste parole di conforto, appartengono a Cristina Lonardoni. La donna aveva 52 anni ed era la madre di Elisabetta Ballarin. La donna è morta per un’intossicazione di monossido di carbonio, a causa di una fuga di gas sprigionato da una caldaia difettosa, nella sua casa a Vergiate (Varese). Nel 2005, invece, proprio mentre Elisabetta era davanti alla Corte d’Assise per uno dei delitti delle Bestie di Satana, era morto suo padre, Alberto Ballarin, noto giornalista sportivo.

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