di Maura Manca, Psicoterapeuta
Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza

Un ennesimo caso di cronaca che fa riflettere su quanto il disagio e la psicopatologia giovanile sia un aspetto su cui investire e che non può essere sottovalutato. Adolescenti che agiscono in preda alle loro “validissime” motivazioni, che si spingono contro il potere e l’autorità genitoriale, fino ad arrivare a prendere un’ascia e con la complicità di un amico, togliere la vita a chi gliel’ha data. Un figlio che mette in atto un gesto di ribellione, uccide i genitori per le continue litigate con loro, per i problemi legati alla scuola, per i no e per i paletti.

Bisogna riflettere sul senso delle regole e dell’educazione e di quanto un ambiente familiare possa condizionare lo sviluppo psichico di un ragazzo. L’adolescenza di per sé è un’età di messa in discussione di se stessi e delle figure genitoriali, per molti adolescenti, invece, è basata sul non volere regole, pretendere la libertà, fare quello che si vuole quando si vuole senza vincoli imposti dalla scuola e dalla famiglia, con i genitori però che devono risolvere i problemi, fornire i soldi, fare da mangiare, lavare, pulire e non rompere.

Ci sono tantissime famiglie in cui si respira un clima pesante e pressante da un punto di vista psichico e fisico. Ci sono nuclei ad elevatissima conflittualità dove i figli manipolano, sono violenti, aggressivi e si vive come se potesse scoppiare una bomba da un momento all’altro.

I ragazzi sono presi dagli impulsi, se non hanno sviluppato un senso morale adeguato, se non hanno limiti, se i confini psichici sono labili, è possibile che l’emotività interna prenda il sopravvento e spinga anche a commettere un atroce gesto. In quel momento si vede l’eliminazione del problema, si è invasi dalla rabbia, dal conflitto interno che scatta tra “sono i miei genitori” e “sono le persone che mi fanno star male e mi stanno rovinando la vita”. Ho visto decine di adolescenti dire “li ucciderei”, “non li sopporto più”, “lo odio”, “mi hanno rovinato la vita”, identificare genitori come la fonte di tutti i loro problemi e vederli come un oggetto da attaccare e distruggere. Il conflitto interno su ciò che si vorrebbe fare e ciò che non si vorrebbe fare è motivo di forte sofferenza perché attiva un circuito basato sull’illusione e disillusione perché comunque ci sono i momenti in cui si spera che i genitori possano essere diversi, che ci sia un avvicinamento e invece, si realizza che non corrispondono alla loro idea di genitore.

A quell’età se ci sono stati dei blocchi e delle deviazioni nello sviluppo psichico, si guarda il presente, non ci si rende conto delle conseguenze, si è in preda della disregolazione delle proprie emozioni e si agisce anche senza pensare al dopo.

Sono figli di un bisogno di essere riconosciuti nelle loro esigenze distorte e nella loro persona. Sono il frutto di un fallimento educativo che non è stato in grado di creare confini e contenimento. Si cerca il genitore e nello stesso momento si vorrebbe uccidere, è un movimento psichico molto pericoloso che può portare a degli esiti anche gravi come in questo specifico caso.

Gli amici poi in questa fase sono molto importanti perché aiutano a “dividere” la colpa, deresponsabilizzano, disinibiscono quando sono un rinforzo e quando non mettono un freno.

Non va quindi sottovalutata mai l’elevata conflittualità tra genitori e figli, soprattutto in adolescenza. I segnali ci sono e bisogna saperli riconoscere per evitare tragedie familiari come questa.

 

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