Figli che uccidono i genitori. Cosa scatta nella loro mente? Redazione 13 Gennaio, 2017 Scena del crimine di Maura Manca, Psicoterapeuta Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza Un ennesimo caso di cronaca che fa riflettere su quanto il disagio e la psicopatologia giovanile sia un aspetto su cui investire e che non può essere sottovalutato. Adolescenti che agiscono in preda alle loro “validissime” motivazioni, che si spingono contro il potere e l’autorità genitoriale, fino ad arrivare a prendere un’ascia e con la complicità di un amico, togliere la vita a chi gliel’ha data. Un figlio che mette in atto un gesto di ribellione, uccide i genitori per le continue litigate con loro, per i problemi legati alla scuola, per i no e per i paletti. Bisogna riflettere sul senso delle regole e dell’educazione e di quanto un ambiente familiare possa condizionare lo sviluppo psichico di un ragazzo. L’adolescenza di per sé è un’età di messa in discussione di se stessi e delle figure genitoriali, per molti adolescenti, invece, è basata sul non volere regole, pretendere la libertà, fare quello che si vuole quando si vuole senza vincoli imposti dalla scuola e dalla famiglia, con i genitori però che devono risolvere i problemi, fornire i soldi, fare da mangiare, lavare, pulire e non rompere. Ci sono tantissime famiglie in cui si respira un clima pesante e pressante da un punto di vista psichico e fisico. Ci sono nuclei ad elevatissima conflittualità dove i figli manipolano, sono violenti, aggressivi e si vive come se potesse scoppiare una bomba da un momento all’altro. I ragazzi sono presi dagli impulsi, se non hanno sviluppato un senso morale adeguato, se non hanno limiti, se i confini psichici sono labili, è possibile che l’emotività interna prenda il sopravvento e spinga anche a commettere un atroce gesto. In quel momento si vede l’eliminazione del problema, si è invasi dalla rabbia, dal conflitto interno che scatta tra “sono i miei genitori” e “sono le persone che mi fanno star male e mi stanno rovinando la vita”. Ho visto decine di adolescenti dire “li ucciderei”, “non li sopporto più”, “lo odio”, “mi hanno rovinato la vita”, identificare genitori come la fonte di tutti i loro problemi e vederli come un oggetto da attaccare e distruggere. Il conflitto interno su ciò che si vorrebbe fare e ciò che non si vorrebbe fare è motivo di forte sofferenza perché attiva un circuito basato sull’illusione e disillusione perché comunque ci sono i momenti in cui si spera che i genitori possano essere diversi, che ci sia un avvicinamento e invece, si realizza che non corrispondono alla loro idea di genitore. A quell’età se ci sono stati dei blocchi e delle deviazioni nello sviluppo psichico, si guarda il presente, non ci si rende conto delle conseguenze, si è in preda della disregolazione delle proprie emozioni e si agisce anche senza pensare al dopo. Sono figli di un bisogno di essere riconosciuti nelle loro esigenze distorte e nella loro persona. Sono il frutto di un fallimento educativo che non è stato in grado di creare confini e contenimento. Si cerca il genitore e nello stesso momento si vorrebbe uccidere, è un movimento psichico molto pericoloso che può portare a degli esiti anche gravi come in questo specifico caso. Gli amici poi in questa fase sono molto importanti perché aiutano a “dividere” la colpa, deresponsabilizzano, disinibiscono quando sono un rinforzo e quando non mettono un freno. Non va quindi sottovalutata mai l’elevata conflittualità tra genitori e figli, soprattutto in adolescenza. I segnali ci sono e bisogna saperli riconoscere per evitare tragedie familiari come questa. Condividi:Fai clic qui per condividere su Twitter (Si apre in una nuova finestra)Fai clic per condividere su Facebook (Si apre in una nuova finestra) SEGNALAZIONI Scrivi Cancella commentoLa tua email non sarà pubblicataCommentaNome* Email* Sito Avvertimi via email in caso di risposte al mio commento. Avvertimi via email alla pubblicazione di un nuovo articolo. Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.