Non sono terminati gli interrogatori alle bimbe del palazzo degli orrori a Caimano. “Abbiamo ascoltato solo una delle due bambina, l’altra era stanca e continueremo domani”. A dirlo è stato ieri l’avvocato Savatore Di Mezza, legale di Raimondo Caputo e della compagna, all’uscita da tribunale di Napoli Nord dove ieri sì è svolto l’incidente probatorio sulla morte di Fortuna Loffredo uccisa nel Parco Verde di Caivano il 24 giugno del 2014. “Il mio assistito – ha detto il legale – è rimasto sbalordito dalle accuse che la bambina ha fornito perchè si ritiene innocente”.

Secondo il legale “contro il mio assistito ci sono solo prove indiziarie e le dichiarazioni delle bimbe non sono attendibili”. La mamma di Fortuna è convinta invece che “le bambine nascondano ancora dei segreti”. La signora Domenica Guardato, 28 anni, ha accusato di nuovo Caputo e ha detto: “Voglio giustizia per la mia Chicca”. Della compagna di Caputo, Marianna Fabozzi, ha dichiarato: “Non la perdonerò mai. Lei ha ancora le sue figlie. La mia, invece, me l’hanno uccisa. Avrei preferito un milione di volte averla su una sedia a rotelle. E invece sono costretta a portare fiori sulla sua tomba”.

Scettico sulla probabilità che le bambine possano “incastrare” il suo assistito l’avvocato Di Mazza, che dice: “Vedremo cosa verrà fuori dall’incidente probatorio”. E aggiunge: “Solo una delle bambine presentava un rossore nelle parti intime, mentre le altre non avevano alcun segno che potesse far pensare a presunti abusi sessuali. L’incidente probatorio sarà un primo importante passo per chiarire la vicenda. Il mio assistito si è sempre professato innocente”.

PARLA IL NONNO DI ANTONIO – “Se le indagini sulla morte di Antonio Giglio, archiviate troppo frettolosamente come un incidente, fossero state fatte con competenza e attenzione, probabilmente Fortuna sarebbe ancora con noi”, ha detto il nonno Vincenzo Guardato. Un anno prima della morte di Fortuna morì infatti Antonio Giglio, quattro anni, figlio della compagna del presunto pedofilo.

La tragedia risale all’aprile del 2013, quando il piccolo cadde dalla finestra dell’appartamento in cui viveva a Parco Verde, al settimo piano, cioè quello inferiore alla terrazza da cui fu gettata la piccola Fortuna un anno dopo.

Per la Procura di Napoli si trattò di un incidente, per il quale fu indagata per omicidio colposo la madre; qualche giorno fa, dopo l’arresto del presunto assassino di Fortuna, il fascicolo su Antonio è passato alla sezione della Procura che si occupa di reati sessuali e il reato ipotizzato è diventato l’omicidio volontario.

“Sul corpo di Antonio – dice ancora il nonno di Fortuna – non fu fatta alcuna autopsia, in una settimana fu tutto archiviato. Se le indagini da parte delle forze dell’ordine e della magistratura fossero state fatte meglio, avrebbero probabilmente aperto uno squarcio sul giro di pedofilia e Chicca sarebbe ancora viva”.

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