Gli orrori del Parco Verde sono tutt’altro che chiari. C’è ancora molto da capire di quanto negli anni sia accaduto a Caivano, nel palazzo ormai noto per gli abusi sessuali ai bambini. Una cosa però appare meno oscura dopo le parole del medico legale che ha eseguito l’autopsia sulla piccola Chicca, morta cadendo dall’ottavo piano del suo palazzo nel giugno 2014: Fortuna Loffredo “fu vittima di un abuso cronico”.

LE VIOLENZE DURAVANO DA MOLTO TEMPO – Il medico Giuseppe Saggese è certo, dunque, che non si sia trattato di uno o più episodi sporadici di violenza sessuale, ma di un evento che si è perpetrato negli anni. “Andiamo a ricercare segni specifici e quando la situazione è molto grave accertiamo la presenza della violenza”, ha detto Saggese nel suo intervento alla trasmissione “Chi l’ha visto?”. Il medico ha spiegato di non poter indicare il tempo preciso in cui iniziarono le violenze, ma ha chiarito che la piccola Fortuna fu vittima di abusi cronici nel tempo.

ABUSI TRA I 3 E I SEI ANNI – Ma Chicca aveva cercato di gridare, a suo modo, il suo dolore, la sua rabbia, la disperazione che una bambina non sa manifestare attraverso le parole. Lo aveva fatto attraverso i suoi disegni, ben analizzati dalla grafologa forense Sara Cordella. “Chicca, nei suoi disegni, parla. E parla molto – ha evidenziato l’esperta -. Disegna e cancella con insistenza figure femminili, come fossero una minaccia per lei. Disegna finestre con le sbarre, case senza porte, inaccessibili. E poi disegna case con due porte, ad indicare la paura della separazione, il ricatto, la necessità di farle mantenere il segreto”. Tutte immagini cariche di “rabbia, eccitazione, aggressività. Non solo. Secondo l’analisi di Cordella “Lo sviluppo cognitivo di Fortuna (deambulazione, linguaggio, controllo sfinterico) segue le normali tappe quantomeno fino ai tre anni. Prima dei sei anni Fortuna manifesta segni di malessere che inficiano anche l’attività di apprendimento e di acquisizione del linguaggio”. Una delle conclusioni dell’esperta, dunque, è che esita di fatto “una data post quam (3 anni) e una data ante quam (6 anni) nelle quali la bambina con tutta probabilità ha iniziato a eviscerare segnali indicatori degli abusi rilevati con evidenza e certificati in sede autoptica.

LE INDAGINI E I PUNTI OSCURI – Le indagini dunque sono tutt’altro che chiuse. “L’obbiettivo è individuare i punti suscettibili di ulteriore approfondimento investigativo, sia da parte dell’Autorità giudiziaria che della parte civile nell’ambito delle indagini difensive”, ha spiegato il legale della famiglia Loffredo, Angelo Pisani. Ma quali sono i punti ancora da chiarire? Intanto gli inquirenti devono capire, e accrtarem, se ci sono stati altri abusi sui bambini del palazzo delo Parco Verde. Durante uno dei colloqui protetti, una delle sorelle del piccolo Antonio dice: “Tutti gli uomini hanno i serpenti”. E visto il contesto in cui si è svolta la vicenda di Chicca potrebbe essere necessario verificare se possono esserci ulteriori autori di abusi.

E poi c’è la questione (aperta) della scarpa della piccola. Uno dei sandali indossati da Chicca non viene ritrovato. In un’intercettazione ambientale si sente l’ammissione dell’ex suocera della mamma di Fortuna. E’ lei che ha trovato il sandalo e lo ha buttato. Dove ha trovato di preciso il sandalo? E perché lo butta? Sia Caputo che la Fabozzi esprimono, in colloqui intercettati, la propria preoccupazione per il sandalo che Chicca perde.

QUEL MORSO SULLA GAMBA DI FORTUNA – Infine il morso. Il presunto killer della bimba, Raimondo Caputo, in un colloquio con la convivente dice di aver morso Fortuna vicino ad una gamba. Ha sicura importanza stabilire dove e quando avviene. Agli atti, anche la conversazione in cui “emerge il timore di Caputo, in merito al fatto che sul corpo di Fortuna-Chicca gli inquirenti avessero potuto rinvenire tracce biologiche a sé riconducibili”. Per minimizzare, lui con la compagna dice: “Vuoi vedere che là sopra.. c’è il sudore… il sudore mio”. E in un altro dialogo: “Eh, ma forse la traccia di quando io le diedi un morso sulla gamba”.

INCIDENTE PROBATORIO – Alcuni dubbi potranno già essere chiariti i prossimi 18 e 19 maggio, quando è previsto l’incidente probatorio durante il quale saranno ascoltate le tre figlie minori di 11, 6 e 4 anni di Marianna Fabozzi, compagna di Raimondo Caputo. Anche la Fabozzi risponde di complicità negli abusi a carico di una delle tre figlie. Le tre bimbe figlie della Fabozzi, attualmente ospitate in una casa famiglia, verranno sentite in due giorni differenti, e saranno chiamate a confermare quanto già raccontato nel corso delle indagini preliminari sul conto del “patrigno” Raimondo Caputo. Tutte hanno parlato di violenze subite dall’uomo davanti alla madre, e tra di loro c’è l’amica undicenne di Fortuna, che dovrà anche confermare la ricostruzione sull’omicidio del 24 giugno 2014. La piccola raccontò al pm e alla psicologa che quel giorno Fortuna, residente con la madre al sesto piano dello “stabile dell’orrore” di Parco Verde, venne a casa sua per giocare, al settimo piano, ma poco dopo scese per cambiarsi le scarpe. Fu a quel punto che Caputo la seguì e la portò al piano superiore dove provò ad abusare di lei; il tentativo di stupro fu visto dalla stessa amichetta e dalla madre Marianna, che intanto erano salite al piano superiore. “Lui violentava, lei dava calci. Ho sentito il suo urlo”, raccontò l’amica di Fortuna.

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