Isabella Noventa scompare la notte del 15 gennaio 2016.

Dopo un mese di bugie, interviste, depistaggi, vengono arrestate tre persone: Freddy Sorgato, l’ex fidanzato, la sorella di lui, Debora Sorgato, e l’amica Manuela Cacco, tutti sospettati per l’omicidio e l’occultamento del corpo di Isabella.

Come in tutte le indagini moderne, li inchiodano telecamere, intercettazioni, celle telefoniche.

I tre indagati seguono tre linee difensive diverse: Debora Sorgato tace, negando qualsiasi coinvolgimento. Manuela Cacco parla, comunicando dettagli che da una parte descrivono un efferato omicidio avvenuto in cucina con un martello – dettagli dei quali allo stato attuale non si trova conferma nei sopralluoghi della scientifica, dall’altra la alleggeriscono da qualsiasi responsabilità e ruolo nell’omicidio.

Infine c’è Freddy che fa un’affermazione lapidaria che cristallizza un momento: “L’ho uccisa durante un gioco erotico e l’ho gettata nel Brenta”.

Niente premeditazione. Niente omicidio di gruppo. Nessun movente. Un semplice e tragico incidente. Tutto, per Sorgato, inizia e finisce lì.

Resta solo un corpo che non si trova e due persone che raccontano storie diverse e contraddittorie.

Ma in un’indagine non si può lavorare solo sul momento dell’omicidio. Bisogna tornare indietro e vedere cosa c’è nel passato, cosa può dare spunto per trovare un movente.

Il passato di tutti questi quattro protagonisti è ricco, pieno di situazioni oscure e di difficile decifrazione. Soprattutto non è facile capire cosa può c’entrare con la scomparsa di Isabella e cosa non c’entra per niente.

Suicidi, incidenti, pregiudicati, gelosie, soldi, molti soldi . Tutti ingredienti che non mancano in questa storia.

E non manca anche uno stalker. Isabella, infatti, aveva ricevuto diverse lettere anonime in passato. Lettere che l’avevano fatta impaurire, dense di gelosia, insulti e minacce.

Chi ha scritto le lettere? Rappresentano un movente per l’omicidio di Isabella?

Vediamo cosa “raccontano” e come si può definire un profilo dell’anonimo.

Partiamo dal contenuto . Sono lettere spesso sgrammaticate, con errori anche troppo evidenti, probabilmente non dovuti a ignoranza o a non conoscenza della lingua italiana. Ci troviamo, pertanto, di fronte a una persona che volontariamente abbassa il proprio livello linguistico. Non solo. C’è anche un tentativo di abbassare il livello grafico scrivendo in maniera più lenta e scolastica possibile, ingrandendo la grafia e sollevando spesso la penna. Mancano, tuttavia, momenti di totale cedimento del controllo, che, in una grafia, per esempio, veloce, dovrebbero esserci.

Quindi possiamo immaginare che la grafia non sia così tanto diversa da come ha tentato di dissimularla l’anonimo.

Ragionando sul sentimento che muove le anonime ci sono pochi dubbi: la gelosia. Questo ci porta a poter fare delle ipotesi plausibili sul sesso dello scrivente.

Ricapitolando, ci troviamo con probabilità di fronte a una donna, mossa da gelosia nei confronti di Isabella Noventa, con una non elevata personalizzazione della grafia, presumibilmente di lingua madre italiana, che tenta di dissimulare la grafia pensando di correre il rischio di essere riconosciuta da Isabella. Quindi una grafia che poteva essere a disposizione o riconoscibile per la Noventa o qualche conoscente.

Un’analisi comparativa con dei sospettati potrà togliere qualsiasi dubbio e far comprendere se le lettere sono state il preludio di un efferato omicidio o nulla hanno a che fare con la scomparsa.

Il punto di partenza ovviamente sarà dai protagonisti di quel 15 gennaio. Diventa fondamentale dare collocazione a queste lettere perché potrebbero incidere fortemente per sostenere  la linea della premeditazione di un omicidio e offrire anche uno spunto di riflessione su movente e ruoli dei tre indagati.

noventa

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