L’Italia ha il triste record in Europa di omicidi di persone transessuali e transgender: 30 negli ultimi otto anni secondo il rapporto mondiale 2016 sulle vittime di violenza transfobica, il Trans Murder Monitoring project (Tmm) del Consiglio Europeo Transgender (Tgeu) che sarà pubblicato domani in vista della Giornata in memoria delle persone trans del 20 novembre (il Trans Day of Remembrance).

Lo scrive il Corriere della Sera che ha potuto visionare il rapporto in anteprima. Scrive ancora il quotidiano di via Solferino nella sua edizione online:

Moltissime visto che si stima — anche se il dato non è ufficiale — che le persone transgender in Italia siano circa 50 mila. Il confronto con gli altri Paesi europei è sconsolante: nello stesso periodo sono stati 8 i transgender uccisi in Spagna, altrettanti in Gran Bretagna, 5 in Francia (le nazioni con il maggior numero di delitti in Europa dopo l’Italia). Tra i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo solo la Turchia ha un bilancio peggiore, con 43 morti. L’Italia, oltre che il più alto numero in termini assoluti in Europa, conta anche la più alta percentuale di omicidi rispetto alla popolazione. Sono dati comunque parziali, perché si basano sui casi monitorati dai ricercatori del Tgeu dall’estero a partire dalle notizie sui media: non esiste in Italia una banca dati nazionale sui crimini transfobici né un network di associazione non governative che li rilevino e secondo il Tmm è possibile che il numero effettivo sia anche più alto di quello registrato in Turchia.

Quest’anno sono state 5 le persone transgender uccise nel nostro Paese: Katty Piscopo (64 anni, a Napoli), G.Arrivoli (41 anni, a Napoli), Bebel da Silva (45 anni, a Firenze), T.F. Batista (30 anni, a Roma) e Marta Baroni (34 anni, a Brescia), più del doppio che nel 2015, quando erano state due. Quattro vittime su 5 sono donne transgender (persone cioè che avevano assunto un’identità femminile). La maggioranza delle transessuali uccise nel nostro Paese dal 2008, il 93%, inoltre si prostituiva (è al percentuale più alta a livello globale), mentre il 70% (21 su 30 in totale) erano immigrate. «Le donne transgender più esposte alla violenza sono quelle che subiscono gli effetti convergenti di più forme di discriminazione: transfobia, razzismo, disprezzo nei confronti della prostituzione — spiega Lukas Berredo, uno dei ricercatori che hanno curato il rapporto—. Molte delle vittime italiane sono prostitute che lavoravano in ambienti non sicuri, tipicamente di notte in strada». Un altro fattore potrebbe essere la presenza di una numerosa comunità sudamericana emarginata e quindi più a rischio: «In Italia c’è un alto numero di migranti transgender provenienti dal Sudamerica e in particolare dal Brasile. Si tratta in molti casi di persone che sono fuggite dalle dittature negli anni 80: dapprima si sono rifugiate in Francia, poi quando quel Paese ha smesso di accoglierle, si sono spostate in Italia, spesso senza documenti e impossibilitate a fare lavori diversi dalla prostituzione — aggiunge Berredo —. Ma senza una raccolta e analisi sistematica dei dati è difficile capire veramente quali sono le cause di una violenza così diffusa e quindi di conseguenza intervenire».

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