prostituzionedi Maria Tridico

È stato stimato che il giro d’affari della prostituzione transessuale supera, nel nostro paese, i 20 milioni di euro ogni mese. Si tratta di un fenomeno considerevole, eppure quasi sconosciuto. La triste storia del loro arrivo in Italia è quasi sempre una storia di sfruttamento della prostituzione. Le giovani transessuali sud americane, provengono da una condizione di povertà ed emarginazione, alle prese con le difficili e lunghe fasi della trasformazione del proprio corpo, cadono nella trappola di internet e di chi gestisce il traffico. La prospettiva di denaro facile è allettante, le promesse di trattamenti ormonali e chirurgici a basso costo anche: da qui parte la prostituzione transessuale.

Dal Sud America in Italia: come arrivano

L’Italia è raggiungibile sia legalmente che non; nel caso dei brasiliani, ad esempio, questi possono entrare nel nostro paese senza visto e rimanere per tre mesi dal timbro d’ingresso sul passaporto oppure, nel caso in cui la persona non fosse provvista di documento, entrare clandestinamente. La maggior parte di loro non arriva con il fine della prostituzione, spesso questa è l’unica soluzione plausibile per avere uno stipendio che garantisca autonomia; la prostituzione perciò è l’unica via percorribile e la transessuale diventa a tutti gli effetti un’immigrata clandestina. Per raggiungere un benessere economico che permetta loro di pagarsi il viaggio, l’alloggio e la piazzola sono costrette a vendersi e versare agli sfruttatori buona parte dei loro guadagni. Chi non ce la fa a restituire il debito viene perseguitata da minacce e violenze.

Dal Brasile le “cafetinas” gestiscono il sistema

A gestire il sistema sono le cosiddette “cafetinas”, trans più anziane che speculano sul lavoro delle “filhas” (figliole), oggi sempre più coinvolte nella criminalità organizzata. Le protettrici raccontano a queste giovani ragazze lo stupefacente altruismo dei clienti italiani, della chirurgia estetica a pochi euro, della possibilità di sfondare velocemente nel mondo dello spettacolo. Raccontano di una bella vita senza problemi alle quali è difficile resistere. Sono brave le cafetinas nell’arte della persuasione perché si rivolgono a trans che vivono spesso in una situazione di degrado e povertà e che sono alle primissime fasi di trasformazione del loro corpo. Così molte si convincono e partono per l’Italia. Probabilmente molte transessuali non sono pienamente consapevoli di essere vittime di tratta, inoltre per chi vuole uscire dal giro è difficile trovare una rete di sostegno sociale. La prostituzione transessuale in Italia, rappresenta ancora un tabù.

Il cambiamento chirurgico

La chirurgia per il totale cambiamento di sesso viene spesso rinviata perché per chi vive di prostituzione significa spesso una perdita di clienti. Le trans ricorrono però spesso ad interventi estetici per il modellamento del corpo. Per risparmiare, alcune trans ricorrono alla chirurgia fai da te delle “bomabeire”, costruttrici clandestine di corpi illegali, che operano in condizioni sanitarie di forte rischio e precarietà iniettando silicone liquido nei fianchi e nei glutei. Oltre ai rischi derivanti da procedure praticate da personale non sanitario, in ambienti e con strumenti non sterili, le trans vanno spesso incontro anche alla beffa: il silicone liquido tende a spostarsi, a scendere, infiltrandosi nei tessuti senza poter essere rimosso, con gravi danni estetici.

I numeri della prostituzione transessuale

Secondo le stime dell’associazione Free Woman, in Italia vivono 40.000 transessuali, e 10.000 vivono prostituendosi. Sarebbero quindi circa il 20% del totale delle persone che lavorano nel mercato del sesso. Di queste, il 60% è di origine sudamericana: Brasile, Colombia, Perù, Argentina, Ecuador. Molte sono anche le italiane.

Gli episodi di violenza nei confronti delle trans

Molti sono gli episodi di violenza che colpiscono le persone transessuali che lavorano nel mercato del sesso, principalmente per mano dai clienti. Le immigrate, anche volendo liberarsi dalla morsa del debito e dello sfruttamento, si scontrano con la grande difficoltà di trovare un altro lavoro in Italia, difficoltà che affrontano del resto tutti i transessuali, dati i grandi pregiudizi che circondano la transessualità. Alle persone transessuali immigrate vittime di tratta e sfruttamento si estendono gli strumenti di protezione previsti dalla normativa italiana: articolo 18 del Testo Unico sull’immigrazione.

1 risposta

  1. Fabrizio

    In verità la prostituzione maschile e femminile in tutte le sue forme ,quando a pagamento,devono essere tassate, dunque è lo Stato che dovrebbe occuparsi di questo fenomeno sociale che ormai ha dimensioni preoccupanti con relativa espansione del virus dell’hiv.La tratta è da contrastare come anche l’adescamento di questi ragazzi e ragazze. Questo è la mia opinione al riguardo e credo che questa tassazione porterebbe un grande beneficio .Magari riaprire anche un solo porto e sfamare chi ha fame, forse i professionisti del sesso a pagamento sarebbero contenti di “lavorare” legalmente e avere una vita legale, perché se esiste una domanda nel mercato,qualcuno la dovrà soddisfare, e mi sembra che in Italia , in base a mie ricerche on Line,be’ direi che la domanda è in forte direi fortissima crescita, dunque basta ipocrisie di ogni genere.
    Murgia Fabrizio

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