ANALISI DELLA SCENA DEL CRIMINE E DELLE DINAMICHE OMICIDIARIE

Dall’analisi della scena del crimine è possibile ricavare un quadro dettagliato ed oggettivabile degli eventi e delle modalità in cui tali eventi si sono verificati in quel determinato contesto.L’analisi psicologica della scena del crimine è volta ad individuare e a ricostruire nel delitto le tracce psicologiche e cognitive del suo autore. Il crimine è così inteso, come un insieme di comportamenti pregni di significato; in questo modo, dall’analisi di tutti gli elementi parziali ricavabili dalla scena, si possono ricostruire i meccanismi che soggiacciono a tale azione delittuosa, le caratteristiche della vittima, dell’offender e della relazione che tra loro sussisteva.

David Canter, considerato il padre della Psicologia Investigativa, sostiene che questa scienza si basa essenzialmente su due presupposti: 1.Tutti gli esseri umani sono condizionati nel loro agire da come si vedono nel mondo reale e questa costruzione del Sé, che riflette l’immagine che gli altri ci rimandano, possiede molte informazioni sulle modalità individuali di interazione con il mondo; 2. Nel momento in cui un individuo si forma questa idea di Sé, essa si rifletterà in ogni suo gesto, comportamento o relazione.

L’omicidio è anch’esso una forma di relazione, un interscambio con la vittima in cui l’offender agirà gli schemi comportamentali e relazionali abituali, calati in quel determinato contesto.

Il metodo di analisi della scena si basa sul principio di Scambio di Locard: chiunque entri in contatto con la scena del crimine porta via qualcosa e vi lascia qualcosa di sé.

Il delitto definito dagli inquirenti e dal medico legale come un delitto d’impeto, non esclude a priori una premeditazione, ma che ne esplicita il movente. Le azioni aggressive di questo tipo sono infatti determinate da moventi passionali e nella maggior parte dei casi si consumano in un contesto di relazione. Il movente passionale è il più ricorrente tra le aggressioni che avvengono in ambiente domestico (dove l’autore è nella maggior parte dei casi un uomo). Questi omicidi derivano da separazioni non volute o cmq a seguito di liti o dissapori all’interno della coppia.

Gli omicidi maturati in rapporti di prossimità prendono il sopravvento rispetto alla totalità degli omicidi commessi. Vengono considerati rapporti di prossimità tutte quelle relazioni che involgono legami di stabilità affettiva.

Tra questa tipologia di omicidi le vittime sono prevalentemente donna (63,2%) di un’età compresa tra i 25 e i 35 anni.

Il movente di questi omicidi, che sono caratterizzati da molta violenza,nasce e si sviluppa all’interno di una relazione intersoggettiva. La maggior parte dei reati violenti comportano una relazione tra vittima ed aggressore, l’efferatezza con cui l’azione omicidiaria viene agita è direttamente proporzionale all’affettività investita precedentemente nella coppia vittima-offender.

Arma
L’arma scelta può rivelare molte cose sulla personalità dell’offender e sulle motivazioni che lo hanno portato ad uccidere. Le armi bianche sono molto utilizzate, sopratutte nei reati d’impeto con movente passionale.La tipologia d’arma scelta racchiude anche valenze di tipo psicologico, l’arma bianca non solo è di semplice reperibilità e può essere occultata con molta facilità, ma prevede anche un contatto profondo con il corpo della vittima, un contatto di penetrazione che provoca terrore e sofferenza alla vittima che in quel momento viene annullata non solo dal punto di vista fisico.Il contatto derivato da quella tipologia di arma è molto intimo e, se non legato ad aggressioni di tipo sessuale è riconducibile ad omicidi connotati da una forte carica emotiva e quindi alla sfera degli omicidi tra intimi (partner).

Luogo

Anche la scelta del luogo non è casuale e fornisce elementi utili sull’offender. Gli omicidi commessi da aggressori non abituali e non seriali avvengono in zone e i luoghi familiari ed abituali., vicino a punti di riferimento che appartengono alla propria mappa mentale.All’interno di uno spazio in cui l’individuo si muove nel contesto quotidiano si rilevano dei luoghi che hanno una particolare importanza. Questi luoghi possono essere l’abitazione, la palestra, il luogo di lavoro …. (Coucelis, Golledge, Gale e Tobler, 1987)4.

Questi luoghi abituali possono divenire punti di ancoraggio (anchor points), determinanti nella scelta della zona di commissione del reato (crime site selsction). La familiarità con determinate zone porterà l’individuo a ritenerle “convenienti” per la commissione del reato

Modus Operandi, Signature e Staging

Per Modus Operandi si intende l’insieme sequenziali di comportamenti effettuati per intraprendere e portare a termine un’attività. Nel contesto criminologico si fa riferimento alle azioni agite da un criminale prima, durante e dopo aver commesso il reato, anche in relazione agli aspetti vittimologici , spaziali e temporali.

Sebbene l’analisi del MO sia utile nei casi di serialità per determinare una correlazione tra più casi partendo dalle modalità di commissione del crimine, risulta valida anche nel tentativo di comprender il movente che soggiace ad una determinata azione violenta.

Il MO è un comportamento e come tale è appreso e si modifica nel tempo, risulterà quindi meno affinato e “professionale”se l’offender è alla sua prima esperienza ( Mattews, 2002).

Quando siamo in presenza di reati di matrice violenta anche la firma (signature) o biglietto da visita risultano significative per l’analisi del caso.

La firma, a differenza del MO non è strumentale alla commissione del reato, ma costituisce una parte unica e caratteristica della personalità del reo.

Sono le fantasie sadiche, erotiche, di sopraffazione che vengono rappresentate in quel “segno caratteristico e caratterizzante” che viene lasciato sulla scena del crimine. La messa in atto di alcuni rituali o peculiarità, non assolve alla funzione di portare a termine l’azione criminosa, ma va oltre ed esprime dimensioni intrapsichiche e di personificazione.

Essendo infatti la firma espressione delle fantasie “perversi” dell’offender, non risultano casi in cui un aggressore “si dimentichi” di realizzare tali fantasie e decida quindi di tornare sulla scena in un momento successivo per produrle, con il rischio di essere scoperto.

ANALISI VITTIMOLOGICA 

La vittimologia è quella branca della psicologia investigativa che ha come oggetto di studio la vittima del crimine, la sua personalità, le sue caratteristiche biologiche, morali, sociali e culturali, nonché le relazioni che la vittima può avere con quel determinato crimine e il ruolo che ha assunto nella genesi dello stesso (Gulotta, 2008).

Il primo autore ad utilizzare il termine “vittimologia” fu Hans Von Henting, che nel 1948 in “ The criminal and his victim” introdusse i concetti di rapporto tra criminale e vittima e di condizione di criminale e condizione di vittima.

Un’attenta valutazione dello stato mentale della vittima, delle sue condizioni psicologiche, dei pensieri espressi, dei sentimenti e delle relazioni sociali che si sono manifestate nel periodo precedente la morte, può fornire indicazioni molto utili rispetto ai collegamenti della vittima con la morte e quindi con il possibile autore del reato.

Tutte queste informazioni servono per delineare un profilo di possibili spazi psicologici di incontro tra la vittima e l’offender.

 ANALISI DEL CONTESTO RELAZIONALE

Sutherland (1947)  è uno dei primi criminologi a riconoscere l’importanza del contesto relazionale nella commissione di un crimine.Le più recenti teorie sulla personalità includono, nel concetto stesso di personalità le situazioni, gli eventi, i contesti. Ciò che costituisce una situazione, infatti dipende in gran parte dai costrutti di colui che la percepisce, dalle sue emozioni, dalle sue aspettative e credenze che influenzano sia il processo di elaborazione dell’informazione sia il comportamento.

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