L’ipotesi ormai è quella: Maria Chindamo è stata sequestrata e poi uccisa. L’imprenditrice di Laureana di Borrello (Rc) è scomparsa ormai da venti giorni e le indagini condotte dal procuratore di Vibo Valentia Mario Spagnuolo sono per sequestro di persona, omicidio e occultamento di cadavere. A dare impulso a questa ipotesi le tracce di sangue trovate all’interno del suo Suv e sul muro di cinta dell’azienda familiare. Secondo la tesi della Procura, Maria Chindamo, che si occupa dell’azienda di famiglia dopo il suicidio del marito, sarebbe stata vittima di un vero e proprio agguato studiato nei minimi particolari: i sequestratori, che probabilmente la vittima conosceva, l’avrebbero aspettata davanti al cancello dell’azienda a Limbadi, in provincia di Vibo Valentia e dopo essersi fatti aprire lo sportello del Suv l’avrebbero aggredita. I carabinieri nelle ultime ore hanno effettuato diverse perquisizioni domiciliari e in aziende agricole riconducibili ai primi sospettati e ad alcuni parenti della Chindamo. La donna è madre di tre figli e all’inizio si era ipotizzato anche un allontanamento volontario. Col passare dei giorni, però, ha preso sempre più corpo l’ipotesi dell’omicidio. Gli inquirenti hanno infatti individuato i possibili mandanti e stanno cercando gli esecutori materiali, mentre hanno messo i sigilli a decine di trattori e autovetture che adesso saranno ispezionate dal Ris. Impiegati anche i cani molecolari per individuare tracce ematiche. Maria Chindamo era una commercialista prima di lasciare tutto per dedicarsi all’azienda di famiglia, dopo la morte del marito,  Ferdinando Punturiero, che si è suicidato impiccandosi dopo che i due avevano deciso di separarsi. E qui la prima coincidenza: l’uomo si è tolto la vita il 6 maggio 2015 ed esattamente un anno dopo, il 6 maggio 2016, la donna è sparita e probabilmente è stata uccisa. Un particolare di fondamentale importanza per gli inquirenti. A rapirla potrebbero essere state tre persone, che hanno manomesso l’unica telecamera presente in zona. Non ci sarebbero attualmente testimoni, anche se qualcuno potrebbe aver assistito alla scena. Quel che è certo, per il procuratore, è che non si tratti di ‘ndrangheta mentre risulta accreditata la pista che porta in ambito familiare. (SIMONA MUSCO)

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