Alessandro Albertoni, studente universitario, e Luca Vanneschi, piccolo imprenditore, sono stati rinviati a giudizio per aver provocato la morte di Martina Rossi volata giù da un balcone dell’Hotel Sant’Ana di Palma di Maiorca il 3 agosto 2011, per fuggire da un loro tentativo di violenza sessuale. Non si trattava quindi di balconing (la moda di saltare da un balcone direttamente all’interno di una piscina) ma di un terribile epilogo che ha messo fine alla vita della studentessa genovese. Martina Rossi, 20 anni, in vacanza con alcune amiche nell’isola delle Baleari, cercò di scavalcare la ringhiera della camera dei due ragazzi aretini per rifugiarsi nella camera adiacente ma perse la presa a causa dei teli da mare bagnati e precipitò nel vuoto.

L’inchiesta condotta in Spagna aveva portato all’archiviazione del caso nel 2011 come suicidio: una cameriera, infatti, avrebbe visto la giovane sul balcone. I familiari non hanno mai accettato questa tesi e hanno insistito per ulteriori indagini. Una perizia, effettuata successivamente, aveva contraddetto l’ipotesi dimostrando come la caduta del corpo non sarebbe compatibile con il gesto volontario. Infatti, la nuova consulenza fatta eseguire sul corpo di Martina, riesumato nel 2014, avrebbe evidenziato abrasioni alla spalla e una traiettoria di caduta non compatibile con un suicidio.

Albertoni e Vanneschi, durante le indagini, vennero lasciati da soli in una stanza attrezzata con una microspia e iniziarono a parlare della morte della giovane studentessa. In particolare sarebbero emersi alcuni particolari su un presunto tentativo di violenza sessuale da parte dei due amici: “Stai tranquillo, non parlano di violenza sessuale”. Per i 28enni arentini ora è stato chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di morte in conseguenza di altro reato.

(Maria Tridico)

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