Il proscioglimento ha rimediato ad “una seria ingiustizia”. Sono le parole del cardinale George Pell pronunciate dopo la decisione dell’Alta corte australiana, il più alto grado di giudizio del Paese, di cancellare la sua pena. L’Alto prelato era stato condannato a sei anni per abusi su minori. E’ stato così accolto il ricorso in appello dei legali dell’ex capo della Segreteria per l’economia vaticana, che aveva sempre dichiarato la sua innocenza. Lo riporta il New York Times.

L’argomento centrale del ricorso  di Pell era che il cardinale non avrebbe avuto il tempo materiale o l’occasione di commettere gli abusi che sarebbero avvenuti ai danni di due chierichetti di 13 anni dopo la messa negli anni Novanta. E l’Alta Corte australiana ha ritenuto che fosse “significativa la possibilità di aver condannato una persona innocente perché le evidenze non hanno soddisfatto il livello di prova necessario”. I sette giudici dell’Alta Corte hanno stabilito all’unanimità che i giudizi di grado inferiore non hanno sufficientemente soddisfatto il principio dell’oltre ogni ragionevole dubbio. La condanna di Pell è stata fondata quasi esclusivamente sulla testimonianza dell’unica vittima sopravvissuta che ha testimoniato a porte chiuse. L’altro chierichetto è morto di overdose nel 2014. Pell dovrebbe uscire di prigione oggi. Il suo futuro all’interno della Chiesa è incerto.

Il cardinale Pell, ex consigliere di papa Francesco, era stato condannato a sei anni di carcere lo scorso marzo con l’accusa di aver molestato due ragazzi dopo una messa domenicale nel 1996. Il cardinale era stato condannato sulla base di cinque capi di imputazione, rendendolo il primo vescovo dichiarato colpevole in un tribunale penale per abusi sessuali su minori, secondo il sito BishopAccountability.org, che tiene traccia dei casi di abusi sessuali da parte del clero cattolico.

La sentenza di condanna, molto al di sotto del massimo di 50 anni, aveva resistito al primo grado di appello. Ma nella sua sentenza di martedì, l’Alta Corte ha riscontrato che per tutti e cinque i capi di accusa, c’erano molte eventualità improbabili che non erano state completamente considerate dalla giuria. Esiste “una possibilità significativa”, hanno scritto i giudici dell’alta corte, “che una persona innocente sia stata condannata”.

In precedenza, nell’agosto 2019, la Corte suprema dello Stato australiano di Victoria aveva rigettato il primo appello del cardinale Pell per un verdetto di colpevolezza annunciato dal tribunale della contea di Victoria nel febbraio 2019.

RAINEWS

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