Noreen Yousaf ha 28 anni ed è una pakistana cristiana. Il 10 luglio 2016, alle due di notte, decide di scappare dal Pakistan, un paese in cui la libertà religiosa è una chimera. Arriva in Italia, aiutata da parenti, e chiede asilo politico. Il suo credo le è valso una condanna a morte: secondo la “Legge sulla blasfemia”, infatti, chi attacca l’Islam, il Corano o diffama il profeta Maometto viene condannato a morte per impiccagione. Lucida e coraggiosa racconta a gran voce: “il Pakistan è vittima del fondamentalismo e dell’estremismo e se mi rivolgessi alla polizia chiedendo protezione verrei subito condannata a morte. Inoltre, è sufficiente che sia un musulmano a denunciarmi anche se l’accusa di blasfemia è falsa”. Oggi Noreen è volontaria di Acs-Italia, la fondazione che si occupa dei cristiani perseguitati, continua gli studi in Scienze dell’educazione e ha deciso di raccontare a Cronaca In Diretta come è cambiata la sua vita.

Noreen, ci racconti la tua storia?

Il 10 giugno 2016, in piena notte, decido di lasciare il Pakistan. Riesco ad arrivare in Italia, grazie ad alcune conoscenze, e nel vostro paese chiedo asilo politico. In base all’art. 295 del Codice Penale Pakistano, più noto come ‘legge anti-blasfemia’, potrei essere condannata a morte. Per me, non era più possibile continuare a vivere lì, con l’angoscia di essere uccisa per aver “mancato di rispetto” a Maometto e alla religione islamica.

Perché sei stata accusata di essere blasfema?

I miei genitori sono cattolici, sono nata e cresciuta in una famiglia dal credo cattolico. Ovviamente, essere cattolici in un paese musulmano è difficilissimo. Sono stata accusata, dalle autorità di Islamabad, di aver contribuito alla stesura di un opuscolo contenente critiche proprio alla legge sulla blasfemia.

Quale è stata la reazione della tua famiglia a questa terribile accusa?

Mio padre ha ricevuto, giorni prima della mia decisione di fuggire dal Pakistan, un biglietto che diceva <<tua figlia Noreen Yousaf è blasfema perché ha insultato il profeta scrivendo il libro sulla legge della blasfemia e deve essere uccisa>>. Si sono molto spaventati. Hanno deciso, però, di rimanere ancora lì. Mi mancano tantissimo e mi dispiace sapere che non riescano a vivere tranquilli nella loro terra.

Tu e la tua famiglia siete vittime del fondamentalismo e dell’estremismo. Come hai vissuto la tua adolescenza?

La mia adolescenza è stata tutto sommato normale. Sono cresciuta, però, con la consapevolezza che il mio paese non ci tollera. Loro, i musulmani, criticano i cristiani perché ritengono che non sia giusto esserlo, conseguentemente vengono, anzi veniamo, discriminati.

Quale è la tua speranza per il futuro? Come è cambiata la tua vita in Italia? 

Io credo molto nell’istruzione e sono convinta che l’istruzione, insieme alla conoscenza, possano in qualche modo cambiare ogni cosa. Ho studiato molti anni in Pakistan, all’università di Islamabad mi sono laureata in Scienze dell’Educazione. Ora, che sono in Italia, mi specializzerò ulteriormente con un dottorato. Al momento sono volontaria per l’associazione Acs-Italia, una fondazione che si occupa proprio dei cristiani perseguitati. Mi sento molto apprezzata.

Pensi sia possibile che il Pakistan divenga più tollerante nei confronti delle altre religioni?

Io non penso sia possibile per un cristiano o per chi ha una fede diversa da quella musulmana, vivere in un paese islamico. I musulmani pensano di essere gli unici legittimati a governare e a poter detenere il potere. Se sei musulmano vieni aiutato a studiare e c’è molta solidarietà. Se invece non lo sei, non hai nessuna possibilità di realizzarti. Io sono stata molto fortunata ad aver avuto la possibilità di poter studiare, nonostante la consapevolezza che una donna istruita non può ricoprire un ruolo quale il medico o avvocato, semplicemente perché non è adatta.

 

(di Maria Tridico per Cronaca in Diretta)

 

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