“L’ho uccisa io”. Non sono passate nemmeno 24 ore dal delitto di via Varthema quando Francesco Serra, 55 anni di Vergato, crolla davanti al pm Roberto Ceroni e agli uomini della Squadra mobile diretta da Luca Armeni che lo stavano sentendo in questura, con un avvocato. È lui il killer di Ana Maria Stativa, 30 anni, la prostituta romena trovata morta dal compagno connazionale sabato pomeriggio, nell’appartamento al secondo piano preso in affitto da qualche mese al civico 44. Da tempo Serra era cliente fisso, ogni sabato mattina. Così anche due giorni fa, quando però si è presentato a casa di Ana Maria con una pistola per maiali. Stando a quanto raccontato agli inquirenti, non sopportava l’idea che la donna, di cui si era invaghito, volesse tornare in Romania per Pasqua (sebbene non si possano ancora escludere motivazioni economiche). Temeva, forse, che non sarebbe più tornata o che la vacanza avrebbe interrotto quella routine che per lui era una relazione. Così avrebbe raggiunto l’appartamento armato, cercando di nascondersi dalle telecamere condominiali e attento a non lasciare impronte.

Un omicidio lampo, messo a segno in appena sei minuti, ma altrettanto lampo le indagini che hanno spalancato a Serra le porte della Dozza dove si trova in stato di fermo. L’ipotesi per lui è omicidio aggravato premeditato. Le immagini delle telecamere analizzate inquadravano un uomo, di corporatura compatibile con Serra, raggiungere il condominio. Cercava di nascondersi dagli occhi elettronici, occultando il volto con un cappellino. Per aprire il cancello il killer ha usato i piedi e anche in casa non ha toccato nulla, nemmeno lo sciacquone della toilette trovata usata. In sei minuti l’uomo è entrato e uscito, lasciando Ana Maria riversa a terra, prona, in vestaglia nel soggiorno. Nessun segno di colluttazione o violenza a scopo di rapina. Alcune ore dopo, gli accertamenti medico-legali avrebbero confermato che a ucciderla era stato uno sparo alla nuca, individuabile solo per un piccolissimo foro.

A inchiodare Serra, però, è stato il telefonino. Quello di Ana Maria. Perché il killer, nel tentativo maldestro di non lasciare tracce, aveva portato via il cellulare della vittima (ritrovato) credendolo l’unico in suo possesso. Invece si trattava del telefonino privato della 30enne che per i clienti ne usava un altro. Quello che, appunto, aveva in pugno, sotto al corpo esanime. Nel giro di 3-4 ore, con gli accertamenti sul telefonino subito autorizzati dal pm, la Mobile aveva già in mano il nome del potenziale killer. Anche il compagno della prostituta aveva confermato che ogni sabato la donna riceveva la visita dello stesso uomo: quando Serra ha chiamato, come da copione il romeno è uscito lasciando campo libero al cliente. Nonostante le rapidissime indagini abbiano portato subito gli agenti a Vergato, il cellulare di Serra risultava spento e a casa non c’era. Avrebbe girovagato tutta notte, fino a che ieri mattina è stato individuato con un borsone, pronto a fuggire, alla stazione dell’autobus di Vergato. Alla vista delle divise, non avrebbe opposto resistenza. Anzi, a casa sua ha indicato agli agenti il cassetto dove aveva nascosto l’arma del delitto.

 

 

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