Sarà la procura di Salerno a fare piena luce sulla morte della 16enne in quella soffitta della Basilica di Potenza nel 1993
Salerno.
Al Tribunale di Salerno si è tornato a parlare dell’omicidio di Elisa Claps. Un altro tassello che punta a ricostruire questo mistero che ha tenuto incollati alle cronache milioni di italiani negli anni novanta. L’omicida, Danilo Restivo è in carcere, ed è stato condannato in via definitiva a 30 anni. Fu lui, per i giudici, ad aver inferto i tredici colpi con arma da taglio (mai trovata) sul corpo della sedicenne di Potenza.

Un corpo rimasto nascosto nel sottotetto della Basilica della Ss Trinità per 17 anni, a pochi passi da casa sua. La chiesa dove Elisa s’era incontrata con Restivo e dentro la quale i familiari di Elisa avevano chiesto fin dall’inizio d’effettuare un’accurata perquisizione.

Tutto quello che è accaduto dopo il ritrovamento del cadavere ha aperto una serie di interrogativi ai quali ancora non si è riusciti a dare una risposta definitiva. Ci stanno provando i giudici salernitani, pezzo dopo pezzo, perizia dopo perizia. L’obiettivo è ricomporre il puzzle, fare completa luce su un caso di cui si è occupato anche il Sisde, i servizi segreti italiani.

Ieri è toccato al medico genetista che per primo fu chiamato ad esaminare i resti biologici trovati sul cadavere della ragazza e sul luogo del delitto.Alla sbarra il medico legale Vincenzo Pascali, ordinario di medicina legale all’Università Cattolica del Sacro Cuore. La sentenza è arrivata in tarda mattinata. Il genetista è stato condannato per falso nella perizia che aveva eseguito sul maglione indossato dalla ragazza il giorno in cui fu uccisa nella Basilica Cattedrale di Potenza.

Pascali non aveva rilevato tracce biologiche sui vestiti della ragazza, contrariamente ad una successiva perizia disposta dalla procura salernitana e affidata al Ris di Roma. E fu quella seconda perizia che consentì di inchiodare Restivo.

Il 23 ottobre 2014 la Corte di Cassazione confermò in via definitiva la condanna a 30 anni. Omicidio volontario. Per i giudici fu lui a uccidere la sedicenne di Potenza con tredici colpi di un’arma da taglio e a punta. E fu sempre lui ad averle tagliato una ciocca di capelli, dopo averla violentata e uccisa. Un chiaro omicidio a sfondo sessuale.

Danilo Restivo, sta scontando la sua pena in Inghilterra per un altro delitto molto simile: l’assassinio di Heather Barnett, uccisa il 12 novembre 2002 a Charminster, un villaggio del Dorset nei pressi di Bournemouth. Era la sua vicina di casa.

Nel pronunciare la sentenza il giudice inglese disse a Restivo: “Lei è un assassino freddo, depravato e calcolatore […] che ha ucciso Heather come ha fatto con Elisa Claps. Ha sistemato il corpo di Heather come fece con quello di Elisa. Le ha tagliato i capelli, proprio come Elisa […]. Merita di stare in prigione per tutta la vita”.

Ma mentre Restivo sconta il suo ergastolo oltremanica, in Italia la giustizia deve ancora chiudere i conti con quella storia.

Per gli errori compiuti dalla procura lucana in seguito al ritrovamento del cadavere mummificato della sedicenne il caso passò nelle mani dei magistrati di Salerno per competenza.

Ora è da qui, nella procura salernitana, che la madre e il fratello di Elisa Claps, attendono la verità.

Secondo i giudici, il genetista Pascali avrebbe scartato la maglia che indossava Elisa il giorno dell’omicidio, quella maglia che la madre di Elisa, Filomena Iemma, aveva intrecciato con i ferri qualche settimana prima del delitto. La maglia su cui Danilo Restivo ha lasciato le sue tracce.

Il medico legale sostiene di aver considerato tutti i reperti e di aver svolto bene il suo lavoro. Il genetista dell’Università Cattolica di Roma, continua a ritenere di aver fatto tutto il possibile. Per la difesa, la perizia sarebbe stata eseguita correttamente e il deterioramento dei reperti era dovuto alla tecnica comunemente utilizzata per accertamenti definiti appunto irripetibili.

Secondo i pm di Salerno invece sorprende «la mancata estrazione da taluni reperti del profilo genetico utile a fini identificativi» per la scarsa quantità di Dna rilevata. Inoltre, viene evidenziato «l’elevato numero di reperti non ritenuti utili a fini del campionamento di presunte tracce biologiche e, pertanto, esclusi da ogni accertamento». La dottoressa Patrizia Stefanoni, consulente della Procura di Salerno, inoltre, ha espresso «forti riserve» – scrivono i magistrati – sulla «metodica (oramai superata) utilizzata» dal professor Pascali. Assistito dagli avvocati Michele e Alessandro Gentiloni, il medico ricorrerà in Appello.

Nel frattempo restano ancora molte domande senza risposta.

Elis Claps era una ragazza molto religiosa. La mattina del 12 settembre del 1993 uscì di casa per recarsi aalla Messa con un’amica. Promise al fratello di rientrare per le 13 invece di lei si perderà ogni traccia.

I familiari chiesero subito di indagare sull’ambiente della parrocchia. La madre concentrò immediatamente i suoi sospetti su Danilo Restivo uno dei ragazzi che frequentavano il gruppo. Quel ragazzo era strano. Aveva l’abitudine di importunare le ragazze delle quali si invaghiva. Faceva telefonate mute seguite dalla colonna sonora del film Profondo Rosso o dalla nota melodia Per Elisa di Beethoven. Tagliava di nascosto ciocche di capelli a giovani donne con un paio di forbici che portava sempre con sé. Alcune amiche di Elisa dichiararono che Restivo aveva tentato di corteggiarla senza successo.

Il 17 marzo 2010, i resti di Elisa Claps vengono ritrovati occultati in fondo al sottotetto della chiesa potentina dove Elisa si era recata il giorno della scomparsa. Scoperti per caso, sembra, da alcuni operai durante lavori di ristrutturazione per infiltrazioni, oltre ai resti umani, vengono trovati anche un orologio, gli occhiali, gli orecchini, i sandali e quel che resta dei vestiti della giovane. Il reggiseno appare tagliato ed i jeans sono aperti, suggerendo che la ragazza abbia subito un’aggressione a sfondo sessuale prima di essere uccisa.

Il ritrovamento verrà giudicato dai familiari una messa in scena, ritenendo loro che fosse avvenuto in precedenza e che fosse stato tenuto nascosto dal parroco della chiesa, don Mimì Sabia: la madre di Elisa ha dichiarato di sospettare del religioso, poi deceduto, perché non le avrebbe mai permesso di «vedere l’interno della chiesa», e il fratello della scomparsa ha chiesto al vescovo di Potenza di «dire finalmente la verità su quanto accaduto».

Non solo. Mesi prima il viceparroco aveva ritrovato il cadavere e non aveva detto niente. Interrogato l’uomo affermò di aver taciuto il fatto poiché «quel giorno il nostro Arcivescovo era impegnato in un convegno, riprovai al telefono senza dire di cosa si trattasse ma non riuscii a mettermi in contatto. Decisi così che gli avrei parlato l’indomani. Ma la cosa poi mi scivolò di mente». In più nel sottotetto furono praticati dei fori per far uscire i miasmi, segno chiaro che qualcuno sapeva del cadavere lassù e non voleva che si scoprisse.

Maggiori dettagli su come si sia giunti alla scoperta trapeleranno solo in seguito, quando – a gennaio 2013 – si chiuderanno le indagini della magistratura sulle due donne delle pulizie che avevano avvertito il parroco della scoperta fatta nel sottotetto, e che hanno rilasciato dichiarazioni discordanti. Le due donne sono state processate a Salerno per falsa testimonianza.

Oggi è stata la volta del medico legale, condannato per falso.

L’unica verità nota per ora è che Restivo ha ucciso Elisa e per questo sta già pagando. Ma sul luogo del delitto furono rinvenute altre tracce di dna maschile, e un bottone che appartevena a un abito cardinalizio. Dopo 30 anni ancora non è dato sapere cosa accadde davvero nella soffitta di quella chiesa.

(FONTE www.ottopagine.it)

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