“Parlare con le vittime, leggere le dichiarazioni dei loro aguzzini, mi ha convinto che si debba fare di tutto perché la legge sull’omicidio di identità sia approvata al più presto”. La senatrice Laura Puppato, prima firmataria del disegno di legge trasversale per l’istituzione dell’omicidio di identità, non nasconde un po’ di emozione nell’anticipare il contenuto della nuova norma. E ci tiene a sottolineare che l’Introduzione nel codice penale degli articoli 577-bis, 577-ter e 577-quater in materia di omicidio d’identità è stata sottoscritta da tutti i gruppi parlamentari con una unanimità che in questa legislatura non ha precedenti.

A chiedere di individuare un reato e sanzioni specifiche era stata Carla Caiazzo, la donna bruciata dall’ex mentre era incinta. Caiazzo lo scorso novembre aveva scritto al presidente della Repubblica, Mattarella, chiedendogli “di sollecitare il nostro legislatore a individuare, sulla scorta di quanto sta tristemente accadendo, una nuova figura di reato che punisca severamente coloro che, nel loro intento delittuoso, colpiscono le donne e, soprattutto, le cancellano dalla società civile”.

“Il disegno di legge è stato scritto in collaborazione con le vittime, i loro avvocati, psicologi e criminologi. Gli autori dell’omicidio di identità oggi agiscono consapevoli di produrre il massimo del danno e andare incontro a pene minime rispetto a quanto causano – spiega Puppato – la nuova norma, punendo con la reclusione non inferiore a 12 anni fornisce ai magistrati gli strumenti per comminare pene adeguate in modo rapido”. Il disegno di legge presentato oggi sottolinea, come avvenuto per il reato di femminicidio, che l’avere una relazione affettiva con la vittima è un’aggravante, punta a ribadire insomma che “chi dice di amarti e ti causa danni deve essere punito di più”. “La pena è aumentata da un terzo alla metà se i fatti sono commessi dall’ascendente o dal discendente, dal coniuge, anche legalmente separato, dalla parte dell’unione civile o da persona legata alla persona offesa da relazione affettiva o con essa stabilmente convivente” anticipa la senatrice Pd. Come avvenuto di recente con la legge per la tutela degli orfani di femminicidio si pensa anche a garantire economicamente le vittime e i figli perché “Nei casi di condanna si applicano quali pene accessorie l’interdizione perpetua da qualsiasi ufficio attinente alla tutela, alla curatela e all’amministrazione di sostegno, la perdita del diritto agli alimenti e l’esclusione dalla successione della persona offesa, nonché la sospensione dall’esercizio di una professione o di un’arte”.

 

 

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