Le lesioni interne causate dagli abusi “cronici” su Fortuna Loffredo erano “visibili ad occhio nudo”. Così Giuseppe Saggese, ginecologo consulente della Procura che è stato ascoltato nell’aula 116 del Tribunale di Napoli, dove si svolge la quarta udienza del processo sulla morte di Fortuna Loffredo, la bimba di 6 anni uccisa il 24 giugno 2014 al Parco Verde di Caivano (Napoli).
Molti i passaggi delicati nella deposizione del perito, in particolare quello riferito all’esame dell’apparato anale della bimba, dove è stato rilevato “un traumatismo segno di un abuso cronico – ha spiegato rispondendo a pm e avvocati difensori – è bastato poco per capire che si trattava di abusi reiterati nel tempo”. Abusi avvenuti non nelle ultime 24 ore di vita della piccola ma che andavano avanti da almeno un anno e che avevano causato una situazione “talmente grave che per classificarla non è stato necessario ricorrere ai protocolli di classificazione elaborati dalle università che solitamente usiamo. Si vedeva a occhio nudo“.