Patrizia Reggiani ha finito di scontare la sua pena e si prepara a ritornare in libertà con 24 milioni di euro sul conto. Una ricompensa post detenzione che suona come una beffa visto che la Reggiani è stata condannata a vent’anni di carcere per aver commissionato l’omicidio del marito, Maurizio Gucci. La donna, che non ha mai lavorato in vita sua, era finita in carcere nel gennaio del 1997 con l’accusa di essere stata la mandante dell’omicidio dell’ex marito, avvenuto due anni prima in strane circostanze. La paradossale storia parte proprio nel 1995 quando Maurizio Gucci, nipote del fiorentino Guccio Gucci, fondatore dell’omonima e prestigiosa casa di moda, viene brutalmente ucciso a colpi di arma da fuoco mentre si trovava negli uffici di Vierse, nel centro a Milano. Le complesse indagini, durate quasi due anni, portarono all’arresto dell’ex moglie Patrizia Reggiani, considerata mandante e condannata in seguito a 17 anni di carcere. Insieme a lei, finirono in carcere gli esecutori materiali e Pina Auriemma, la “maga consigliera” della Reggiani. La donna, dal Victor residence (Carcere di San Vittore) ha sempre detto di essere estranea a quel delitto dichiarandosi ”non colpevole”.

Nella sparatoria restò ferito anche il portiere dello stabile, che fu testimone oculare del fatto e che raccontò poi: «Arriva il dottor Gucci. Lo saluto, è elegantissimo come sempre. Sale sette gradini fino alla porta a vetri, che avevo aperto per pulire. Dietro di lui entra un uomo, altrettanto elegante, abbronzato con un giaccone di cammello. Sembrava un altro dottor Gucci, insomma nulla che facesse presagire qualcosa […] senonché apre la giacca e io rammento perfettamente queste mani enormi da cui spunta solo il silenziatore di una pistola. Era davvero come un film, pensavo a uno scherzo, non c’era niente di vero. Invece spara quattro colpi, poi si gira, mi vede. Sgrana gli occhi, come se non se l’aspettasse, e spara anche a me. Io alzo un braccio istintivamente, sento qualcosa, poi mi siedo sui gradini. Pensavo, giuro, che a quel punto dovessi morire, proprio come in un film»

Condannata a 26 anni di carcere, nel 2014 la Reggiani viene affidata ai servizi sociali, in libertà vigilata. Nessuno immaginava che anni prima a St. Moritz, in Svizzera, aveva firmato un accordo con l’ex marito che prevedeva in suo favore 1,1 milioni di franchi svizzeri ogni anno, per tutta la vita. Dopo l’omicidio, le due figlie della coppia rifiutarono di versare alla madre le cifre previste dall’accordo, ma l’ultima sentenza è chiara: «Il vitalizio a favore della Reggiani è frutto di un accordo precedente all’omicidio e non è decaduto con esso. Il comportamento, penalmente sanzionato, della donna è in questo caso irrilevante». Queste le motivazioni del collegio, presieduto da Mariano Del Prete, che potrebbero far dormire sogni tranquilli alla ex moglie, questa volta su un letto comodo in un vero resort di lusso.

(Maria Tridico)

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