LUCA ROCCA per IL TEMPO

La tragica morte della piccola Fortuna per mano di un pedofilo riporta l’attenzione sugli agghiaccianti numeri della pedopornografia in Italia e nel mondo, monitorati da anni dall’associazione «Meter» di don Fortunato Di Noto. Uno scenario terrificante e crudo, divenuto negli ultimi tempi sempre più spaventoso anche a causa della «facilità» di comunicazione, e dunque di adescamento di minori, concessa da internet e dai social network, ma anche dalle cosiddette reti «darknet», aree «nascoste» del web, che rendono complicato accertare le identità on line. I dati ufficiali in mano alla polizia postale, purtroppo, non lasciano dubbi.

L’ORRIBILE 2015
Nell’anno appena trascorso sono stati eseguiti 67 arresti e 485 denunce per adescamento di minori on line, produzione, diffusione e commercializzazione, sempre in rete, di materiale pedopornografico. Le denunce ricevute dai reparti investigativi speciali della polizia postale sono state 221. È il Report annuale 2015 su pedofilia e pedopornografia stilato da Meter che ci sbatte in faccia una realtà davanti alla quale spesso ci si volta dall’altra parte. Nel 2015, infatti, il mercato della pedofilia e della pedopornografia online non ha conosciuto sosta: 9.872 siti segnalati rispetto ai 7.712 dell’anno precedente; 3.169 protocolli inviati alla Polizia postale-Centro nazionale per il contrasto della pedopornografia online. Quest’anno, poi, il numero di segnalazioni legate ai social network ha avuto una vera e propria esplosione: 3.414 contro gli appena 180 del 2014. Inoltre la onlus, attraverso colloqui telefonici, ha potuto quantificare il numero di persone coinvolte in episodi di abusi sessuali su minori e pedofilia (ma anche sui problemi di disagio infantile che spesso possono essere il primo segnale). I casi di persone accolte, ascoltate e orientate in Italia nel 2015 sono stati 73, e di questi 53 nella sola Sicilia, dov’è ospitata la sede nazionale di Meter. Al secondo posto c’è il Lazio con sei. Delle 73 problematiche affrontate, 18 riguardano abusi sessuali veri e propri. Anche le consulenze telefoniche rivelano numeri da brivido: 23 sono state quelle relative ad abusi sessuali, anche presunti e risalenti nel tempo, 17 le segnalazioni di siti sospetti e 17 le consulenze psicologiche per abusi sessuali.

ANNI PRECEDENTI 
Le statistiche rivelano che i dati sulla pornografia minorile e la detenzione di materiale pedopornografico in Italia hanno avuto un picco alla fine del decennio scorso, per poi scendere e infine raggiungere l’apice proprio negli ultimi due anni. Le denunce giunte dalle forze di polizia all’autorità giudiziaria, infatti, sono state 333 nel 2006, 412 nel 2007, ben 537 l’anno dopo e 543 nel 2009. Nel 2010 ne sono state segnalate 380, poi 322 nel 2011, 380 nel 2012, 489 nel 2013 e infine 544 nel 2014. Anno in cui gli inquirenti hanno eseguito 55 arresti, 430 perquisizioni a fronte di 28.063 siti monitorati, di cui 1.641 finiti nella blacklist. Quasi 600mila, inoltre, le foto individuate e 100mila i video rilevati. Quelli sempre più coinvolti sono neonati e bambini da 0 a 3 anni. Il puro orrore.

MONDO PEDOFILO 
Secondo i dati in mano alla onlus di don Di Noto, nel mondo ci sono 10 milioni di bambini vittime dei pedofili nella produzione del mercato della pedopornografia, segnati dallo stesso terribile fenomeno e ridotti a schiavi sessuali. Nel 2015 sono state segnalate 1 milione 180mila e 909 foto insieme a 76.200 video. Dal 2003 ad oggi, inoltre, sono stati denunciati 125mila siti pedopornografici, 9.872 solo nel 2015, di cui 70 nel «darknet» con specifici riferimenti italiani. Europa, Oceania e Africa, evidenzia il Report di Meter, sono i tre continenti con il non invidiabile podio della produzione e lo scambio di materiale pedopornografico. Un primato mantenuto anche quest’anno con risultati molto simili a quelli conseguiti nel 2014 per quanto riguarda la diffusione della cosiddetta «cultura pedofila», e cioè quella serie di proclami, messaggi e inviti pseudoscientifici che giustificano il sesso con i bambini (è rimasto impresso nella mente di ognuno di noi, ad esempio, il «partito dei pedofili» salito alla ribalta mondiale nel corso delle elezioni olandesi del 2005). Più nello specifico, dunque, il «primato della vergogna» spetta all’Europa con il 51,92 per cento delle segnalazioni (pari a 2.655), seguita dall’Oceania con il 21,39 (1.094), quindi l’Africa con il 10,85 per cento (555). Ci sono, poi, le Americhe (437 segnalazioni) e l’Asia (373). Di fronte a questa realtà italiana e mondiale, don Di Noto, che con la sua onlus sarà oggi a Piazza San Pietro per celebrare la Giornata per i Bambini vittime della violenza, non ha dubbi: «La lotta contro la pedofilia si vince anche quando non si tace davanti all’abuso. Chi lo fa commette un crimine. Per questo andiamo avanti nella nostra lotta, perché il nostro è un impegno per la vita sin dal 1989».

RACCAPRICCIANTE ITALIA 
Negli ultimi tempi in Italia i casi di pedofilia hanno lasciato il segno. Solo pochi giorni fa è stato interrogato un 70enne bresciano arrestato con l’accusa di violenza sessuale su 5 bambine, due nipoti dirette, due acquisite e un’amichetta, che hanno tra gli otto e gli 11 anni. Gli episodi sarebbero avvenuti nel 2012. Gli inquirenti hanno spiegato che non si tratta di rapporti completi e che le bambine, ascoltate separatamente, hanno fornito la stessa versione dei fatti. L’uomo, fingendo di giocare con loro, le avrebbe molestate, toccate e poi implorate di non farne parola con nessuno. Il 20 aprile scorso è stata la volta di un disoccupato di 46 anni residente in provincia di Catania. A mettergli le manette ai polsi, con l’accusa di violenza sessuale nei confronti della figlia di 7 anni, è stata la polizia. Era stata la convivente del presunto «orco» a denunciare certe attenzioni sessuali verso la piccola. Il sospetto si è trasformato in drammatica certezza quando la donna ha sorpreso l’uomo davanti il computer intento a guardare materiale pornografico su internet avendo accanto proprio la bambina. Non mancano, purtroppo, anche i pedofili seriali. Il 13 aprile scorso il gip di Milano, nell’ordinanza di custodia cautelare con la quale ha disposto l’arresto di un pregiudicato 50enne già arrestato nel 2004 per abusi su un bambino di 10 anni, ha evidenziato le “inquietanti caratteristiche” dell’uomo per gli atti commessi nei confronti di due bambini di 2 e 5 anni. Atti sessuali risalenti al 2009 e che non si sono limitati al palpeggiamento. Il fatto drammatico è emerso due mesi fa, quando uno dei bambini ha raccontato ai genitori delle attenzioni dello «zio». Da qui la denuncia: «Tutti gli episodi sono avvenuti in ambito strettamente famigliare e di famiglia allargata nel quartiere di Quarto Oggiaro», hanno spiegato gli inquirenti. L’uno aprile scorso un altro giudice, stavolta di Agrigento, ha rinviato a giudizio un romeno di 47 anni accusato di aver violentato per cinque lunghi, terribili anni la piccola nipotina. Le prime violenze sono avvenute quando la bambina aveva appena sette anni. Appena un mese fa, infine, un friulano di 58 anni è stato condannato a 4 anni di carcere per violenza sessuale nei confronti della figlia della moglie che all’epoca dei fatti aveva solo 11 anni.

 OPERAZIONI ANTIPEDOFILIA
È il 25 marzo quando la polizia postale di Ancona ha denunciato nove persone per istigazione a pratiche di pedofilia e pedopornografia on line. Le indagini hanno preso spunto dalla segnalazione di un ingegnere milanese che stava chattando in cerca di compagnia femminile, quando si è imbattuto in persone che raccontavano di aver avuto esperienze sessuali con bambine che avevano in cura. Poche settimane prima altre dieci persone sono state denunciate per reati connessi alla pedofilia online. Si tratta di sei casi di pedopornografia in rete portati alla luce grazie al monitoraggio di 402 siti web. E ancora. Undici arresti, fra i quali quello di un sacerdote, sono scattati negli stessi giorni tra Lombardia ed Emilia. L’accusa è di aver avuto rapporti sessuali a pagamento con minori. Il 27 ottobre scorso, infine, nell’operazione «Cloud», la polizia di Catania ha scovato un milione di immagini e video di natura pedopornografica, arrestato tre persone che le detenevano e indagate altre 14. Si è trattato del primo caso in cui è stata contestata anche l’associazione a delinquere. Una delle persone coinvolte è stata trovata in possesso di 1.500 video di pornografia minorile. Secondo gli inquirenti, gran parte delle immagini aveva un contenuto “particolarmente raccapricciante” in quanto immortalavano scene di sesso fra minori e animali.

Scarica il Rapporto

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