cordadi Maria Tridico

L’estate è alle porte e il pensiero vola a quella del 2014. L’estate dello scorso anno verrà ricordata per le terribili cronache di tanti genitori che hanno ucciso i figli in preda a raptus omicidi. Si tratta di fatti orripilanti di fronte ai quali è difficile agire: per protestare contro una ferocia del genere non basta nemmeno l’ergastolo, perché di fatto le condanne al massimo della pena non rappresentano un vero deterrente quando si agisce in attimi di pura follia. Ultimamente pare ci sia stata un autentico peggioramento di casi in cui genitori compiono atti di estrema violenza contro i figli. Il tragico episodio di Catania, dove un padre ha accoltellato le figlie nel pieno della notte, è solo l’ultimo di un lungo elenco di omicidi compiuti per mano di padri o di madri e che hanno avuto come vittime giovani e giovanissimi. 

15 giugno 2014
Carlo Lissi, informatico di 31 anni, uccide nella sua villa di Motta Visconti in provincia di Milano la moglie e i suoi due figli di 5 anni e 20 mesi sgozzandoli senza pietà. Ha inscenato una rapina: ha aperto la cassaforte, un po’ di cassetti, ha rovesciato diverse suppellettili a terra. Quindi è tornato in garage, si è rivestito e ha raggiunto la casa del suo amico Carlo, per vedere la partita dell’Italia insieme a un’altra quindicina di ragazzi. Nel tragitto, 5 minuti in tutto, «in via Mazzini, ho abbassato il finestrino dell’auto, e ho gettato il coltello dal finestrino in un tombino». Una serata allegra, tra scherzi e tifo. Alle due di notte era di nuovo a casa, pronto per la messinscena del marito sconvolto. Alla base del gesto, una passione morbosa per una collega di lavoro.

LA CONFESSIONE

«Eravamo una coppia felice. Quella sera abbiamo messo a letto i bambini verso le 22, poi abbiamo fatto l’amore. Maria Cristina si è rivestita e si è messa a guardare la televisione. Io, in mutande, sono andato in cucina, ho preso un coltello e sono tornato in sala. L’ho colpita credo alla gola, di spalle. Lei si è subito alzata e ha cercato di scappare verso sinistra io l’ho raggiunta e l’ho colpita nuovamente all’altezza del collo… Lei a quel punto ha cercato di prendermi il coltello afferrandomi la mano destra, ovvero la mano che impugnava l’arma. Allora l’ho colpita in faccia con la mano sinistra…Lei in tutta questa azione ha inizialmente detto “no”, poi ha continuato a gridarmi: “Perchè… perché?”. Dopo che lei si è accasciata a terra sono salito al piano superiore e sono andato in camera di mia figlia Giulia, la porta era aperta ma lei dormiva, non aveva sentito nulla. Era a pancia in su. Ricordo solo che le ho dato una coltellata alla gola. Dopo che ho estratto la lama, lei si è girata di lato e così è rimasta. Non ha detto nulla. Poi sono entrato in camera da letto dove c’era mio figlio Gabriele. Anche lui dormiva e non si era accorto di nulla. Era a pancia in su e anche a lui ho dato un’unica coltellata alla gola».

18 luglio 2014

Massimo Maravalle, 47enne informatico, nella notte ha soffocato con un cuscino il figlio adottivo di origine russa di 5 anni a Pescara, mentre la moglie dormiva. Massimo Maravalle era affetto da psicosi atipica e assumeva regolarmente psicofarmaci. Le indagini hanno stabilito che l’uomo aveva interrotto i farmaci da 4 giorni. La piccola vittima si chiamava Maxim ed era stata adottata nel maggio del 2012. Secondo fosse un bambino tranquillo che non dava nessun tipo di problemi, tanto meno per scatenare alcuna reazione da parte del padre adottivo.

LA CONFESSIONE

<<Ho avuto un raptus mentre mio figlio dormiva nel suo letto. Sono entrato nella sua stanza con un cuscino prelevato dal soggiorno, ho chiuso la porta, ho poggiato il cuscino sul viso del bambino e l’ho soffocato nel sonno. Tengo precisare che il raptus che ho avuto non è in alcun modo correlato al fatto che il bambino fosse adottivo in quanto non ho mai avuto pregiudizi. Il mio disturbo era comunque precedente alle pratiche per l’adozione.»

17 agosto 2014

Luca Giustini, ferroviere di 34 anni, ha assassinato la figlioletta di 18 mesi con cinque coltellate in provincia di Ancona. Lavoratore serio, padre e marito amorevole secondo colleghi, ha detto di aver agito come obbedendo ad una volontà superiore, mentre la moglie e l’altra figlia di 4 anni e mezzo erano al mare con i nonni.

LA CONFESSIONE

“Sì, Alessia l’ho uccisa io” ha confermato l’uomo interrogato dal giudice per le indagini preliminari Carlo Cimini, che ne ha convalidato l’arresto. Di fronte al magistrato Giustini ha dichiarato di essere stato spinto da “una voce interiore” ad accoltellare la piccola mentre era da solo in casa con lei. “Una voce interiore mi ha detto di farlo” ha detto al Gip confessando il delitto.

22 agosto 2014

Roberto Russo, 47enne catanese nella sua casa di San Giovanni La Punta ha ucciso a coltellate la figlia Laura, di 12 anni, e ferito gravemente l’altra figlia, Marika, di 14 anni, per tentare poi di togliersi la vita conficcandosi un coltello nell’addome. I fratelli delle bambine hanno cercato di difenderle bloccando l’uomo che poi ha tentato di togliersi la vita. All’origine del gesto potrebbe esserci una crisi matrimoniale con la moglie, che lo aveva lasciato alcuni giorni fa. L’uomo ha lasciato un biglietto di scuse.

29 agosto 2014

Prima ha ucciso i due furetti che si erano portati da casa e che lei aveva scelto anche come sua immagine del profilo su Facebook. Poco dopo si è accanita sul figlio Patrick Lorenzi, che avrebbe compiuto 10 anni a febbraio, colpendolo con una pietra alla testa. Poi Jessica Mambretti si è tolta la vita, buttandosi in un dirupo. E’ questa la ricostruzione effettuata dagli inquirenti su quanto accaduto nella tragica notte sui piani del monte Avaro a Cusio, in alta valle Brembana.

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