Parla, piange, singhiozza. Ricorda tutto. Nella notte tra giovedì e venerdì è stata picchiata, violentata e umiliata da un tunisino clandestino. Binomio che ha già scatenato la retorica dell’odio. Tutti a maledire lui ma nessuno che pensa a lei: 23 anni, padovana, un figlio e un matrimonio alle spalle, un lavoro precario come domestica, e ora anche una ferita che non si rimarginerà mai.

L’aveva mai visto prima di venerdì notte?

«Sì, abita da qualche tempo in un appartamento vicino al mio, con altri suoi connazionali. Nei giorni scorsi mi aveva scritto attraverso la chat di Facebook ma io non gli ho dato confidenza. Non mi è mai piaciuto. Certo non potevo immaginare di avere di fronte una belva simile».

Com’è andata quella notte?

«Io sono uscita a prendere le pizze per asporto con due amici nel bar sotto casa. Lui era lì con altri. Mi ha vista, mi ha salutato. Ho cercato comunque di evitare il suo sguardo. Ho cenato e fatto due chiacchiere ma a mezzanotte ero già a letto. Intorno alle 4 sono stata svegliata dalle botte sulla tapparella».

Era lui, Marwen Kikari, tunisino di 20 anni.

«Sì. Bussava alla mia finestra. Ho fatto l’errore di aprire. È entrato di prepotenza e subito ha provato a baciarmi. Era ubriaco, fuori di sé. Gli ho dato due schiaffi per difendermi ma lui ha iniziato a distruggere tutto. Ha buttato a terra la tv, le sedie, il tavolo. Ha spinto anche me e quando sono finita sul pavimento mi ha sputato in faccia, prima di colpirmi con un calcio sul fianco. Schiaffeggiandomi mi ha obbligata a rialzarmi».

Ha gridato aiuto?

«Piangevo e tremavo. L’ho pregato di lasciarmi stare, gli ho detto che mi stava per prendere una crisi. La sua risposta è stata: “Puoi anche morire”. Era agitato, sono sicura che non aveva solo bevuto. Di certo aveva anche sniffato. Mi ha spinta in bagno, si è chiuso dentro con me».

È lì dentro che ha abusato di lei?

«No, è successo subito dopo in soggiorno. Avevo appoggiato a terra un materasso per guardare la televisione. Mi ha fatto stendere, si è spogliato, ha spogliato me. La polizia ha sequestrato la coperta».

Secondo la polizia l’ha violentata tutta la notte.

«Ha avuto ciò che voleva e poi si è addormentato lì vicino a me. Ma quello che è successo dopo non è meno terribile della violenza in sé. Mi aveva terrorizzato al punto che avevo paura di respirare. Temevo che si svegliasse, che mi picchiasse ancora».

Non poteva chiedere aiuto? Mandare un messaggio dal telefonino? Tentare di scappare?

«Avevo troppa paura. Il telefonino me l’aveva nascosto. Sono rimasta sveglia tutta la notte con gli occhi sul soffitto».

Lui si è svegliato verso mezzogiorno.

«Sì. Mi ha minacciato ancora. “Guai a te se ne parli. Tu non mi freghi”. Non è stato semplice decidere di chiedere aiuto alla polizia».

È stata ricoverata qualche ora in ospedale?

«Mi hanno medicato e somministrato un contraccettivo».

E adesso? Come affronterà questo trauma?

«Non riesco a smettere di tremare e quando sono sola piango. Continuo a rivedere quella scena. La polizia mi ha messo in contatto con un centro antiviolenza. Spero almeno che rimanga in galera».

 

 

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