E’ stata riaperta l’inchiesta sull’incidente in Catalogna in cui morirono 13 studentesse Erasmus ma i genitori delle vittime continuano a non capire il perché di questa situazione ancora incerta. «La riapertura dell’inchiesta una notizia che accogliamo con piacere, però, quello che viene da chiedersi è perché con tutti i dati che avevano in possesso, raccolti dai loro investigatori, non dai nostri, i giudici spagnoli abbiamo archiviato il caso ben due volte. E anche adesso si sono presi altri 18 mesi per l’istruttoria al termine della quale potrebbe anche esserci una nuova archiviazione». A parlare così è Alessandro Saracino, papà di Serena, la giovane torinese rimasta vittima dell’incidente del marzo 2016 in Spagna, che commenta con queste parole la decisione tribunale di Tarragona di accogliere il ricorso dei genitori contro l’archiviazione e rimettere mano al caso. «Il problema vero – aggiunge – è che i morti italiani all’estero non valgono nulla. Quando qualcuno dei nostri ragazzi muore lontano da casa, come nel caso di Regeni e di mia figlia, non si viene mai a capo di alcuna conclusione cosa che, invece, non accade in Italia. Quando un giovane straniero muore nel nostro Paese le indagini vengono condotte con il doppio dello sforzo a dimostrazione che noi siamo diversi in meglio», conclude amaramente Saracino.

Di Sonia Russo

 

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.