L’attesa nella stanzetta della Polizia di Stato all’aeroporto è stressante quasi quanto l’incubo vissuto per dieci mesi dai genitori di Rosa Di Domenico, quindicenne scappata di casa lo scorso 24 maggio, irretita dal fascino e dalle belle parole che un pakistano le aveva mandato sui social network.

Non regge la tensione la madre di Rosa, si sente male e viene portata, accompagnata dal marito, al pronto soccorso dell’aeroporto. Poco dopo arriva Rosa. Amore sul web, l’ombra del terrorismo islamico. E lei che scappa a quindici anni appena. Ritrovata, finalmente. Ieri è tornata a casa su un volo della Turkish airlines, familiari, parenti, amici e colleghi del padre, giornalisti e forze dell’ordine ad aspettarla per oltre tre ore. Perché appena arrivata è stata portata in un ufficio per venire interrogata dai magistrati e dai poliziotti della sezione Minori della squadra mobile. Per raccontare. Spiegare e ricostruire quel contatto con il pakistano Ali Quasib, ventiseienne musulmano di Brescia, che l’aveva convinta a fuggire con lui, a cambiare religione e a lasciarsi il suo breve passato alle spalle.

 

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