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Era il 4 maggio 2010, Rossella Goffo spariva e faceva perdere completamente le sue tracce, ogni tipo di usuale comunicazione intrattenuta dalla stessa con i familiari, amici e conoscenti, risultava cessata. Da accurate indagini della Squadra Mobile di Ancona emergeva che l’ultima persona entrata in contatto con Rossella Goffo era Alvaro Binni nella stessa mattina del 4 maggio 2010. Lo stesso risulterà essere unico indagato per la scomparsa della GOFFO, rinvenuta, successivamente, nel “Bosco dell’Impero” ad Ascoli Piceno il 5 gennaio 2011, morta per strangolamento e sepolta.

Dalle perquisizioni, acquisizioni di materiale informatico dell’indagato, sequestri effettuati in mezzi e abitazioni non era possibile reperire il personal computer della GOFFO, notebook segnalato dal marito di lei, motivo per cui lo scrivente Consulente Tecnico nominato dalla Procura Dorica e da quella di Ascoli Piceno, provvedeva ad effettuare formale richiesta ai vari principali gestori di servizi di internet provider (tiscali, Yahoo, Alice. Virgilio, Libero, ecc…) dell’esistenza di caselle di posta e contenuti riconducibili al nominativo di Rossella Goffo, Alvaro Binni, della moglie e di qualunque altro pseudonimo intestato o riconducibile agli stessi, nella speranza che la vittima avesse lasciato traccia dei propri “appunti di viaggio” in ordine alla sua “love story” su qualche server di posta elettronica. Inoltre, lo stesso C.T. scrivente, faceva richiesta del contenuto delle mail ed intestatari dei pseudonimi comunicati dalla P.G. operante e rinvenuti in corso di indagine e riconducibili sempre alla vittima, l’indagato e la moglie. Più precisamente, focalizzava le richiesta sui due pseudonimi utilizzati dalla Goffo per mantenere l’anonimato, Giulia Costa e Andrea Laurenti e tutte le caselle di posta intestate a Rossella e ad Alvaro Binni. Tutte le attività sopra elencate davano esito positivo. 

La lettura della loro corrispondenza diventava per lo scrivente un vero e proprio libro di memorie da studiare, analizzare e tradurre per poter dare un senso alla scomparsa della Goffo. Dove poteva essere il suo corpo? Forse era scappata, magari all’estero senza lasciar traccia di se a causa del continuo temporeggiare di Alvaro Binni in una prossima, ma tardiva separazione? O forse Rossella aveva messo appunto la sua sparizione attraverso un perfetto suicidio che non lasciava possibilità al suo ritrovamento? Man mano che ci si addentrava sempre più nella vita privata di Rossella e Alvaro, con indagini condotte, su un fronte dalla Squadra Mobile di Ancona diretta dal Dr. Giorgio Di Munno e dall’altro dallo scrivente per la parte di indagine informatica, lo scenario diveniva sempre più chiaro ed il movente sempre più cristallino.

Dalle oltre 2500 mail rinvenute, di cui alcune centinaia tra l’indagato Alvaro Binni e Rossella Goffo, emergeva non solo la comprovata relazione tra i due, ma addirittura la possibile esistenza di una bambina concepita proprio a seguito di questa unione, risultata poi, successivamente alla sparizione della GOFFO, non reale. Emergeva tra l’altro che, Alvaro Binni, da un racconto agghiacciante narrato da Rossella Goffo ad una sua collega, in una mail rinvenuta tra le innumerevoli analizzate,  aveva già provato precedentemente a strangolarla nella sua abitazione di Ancona, dovendo poi scappare e desistere in quanto la stessa Rossella iniziava ad urlare cercando di attirare l’attenzione chiedendo aiuto.

Alvaro Binni non riusciva più a gestire i continui trasferimenti di Rossella nell’intento di avvicinarsi sempre più a lui e poter così coronare il suo sogno di vivere insieme, aveva troppo da perdere, moglie, 4 figli e la propria dignità di uomo fedele, padre e poliziotto modello, immagine di se che sarebbe stata macchiata indelebilmente dalla sua pubblica separazione, di fronte a “persone bigotte di un piccolo  paesino di provincia” come scritto dalla stessa Rossella Goffo in una sua mail indirizzata ad Alvaro in segno di rimprovero e sofferenza. Tutto questo scenario lo spingeva ad architettare il suo disegno criminoso.

Così, il 4 maggio 2010, conduceva con inganno Rossella fino al Bosco dell’Impero, la uccideva e  ne seppelliva il corpo, dove veniva poi ritrovato 7 mesi dopo. Si dava inizio ad una mirata e certosina analisi dei tabulati telefonici, celle e localizzazioni dei cellulari dei due amanti. Ora c’era un cadavere, un luogo preciso dal quale poter iniziare i rilievi. L’indagine espletata dallo scrivente unitamente al collega Daniele Peroni e il personale della Squadra Mobile di Ancona e Ascoli Piceno, collocava Alvaro Binni proprio sul luogo del ritrovamento del cadavere della povera Rossella, a non più di un metro dalla fossa dove era stato ritrovato il suo corpo. Nei 17 mesi di indagini, analisi e sopralluoghi, Alvaro Binni creava un blog dove commentava tutte le varie fasi di indagini, criticando, non ultima, la lunga attesa del deposito della perizia dello scrivente. Alvaro Binni era ignaro di quanto sarebbe emerso sul suo conto. Una doccia fredda, in quanto i computer della vittima erano stati fatti sparire e sicuramente aveva la convinzione che nulla sarebbe emerso della loro corrispondenza.

Dopo oltre due anni Alvaro Binni veniva arrestato, era il 15 febbraio 2012, unico indagato del delitto di Rossella Goffo, e processato con rito abbreviato con condanna confermata in appello a 16 anni di reclusione.

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