Era stato ucciso per vendetta l’8 maggio 2015 mentre attendeva il pullman per andare a scuola. Era morto così Gianluca Munni. Non solo. Il giorno prima era scomparso il 28enne Stefano Masala di Nule (Sassari). Era svanito nel nulla e non è mai itrovato.

 

Per questo, con l’accusa di duplice omicidio premeditato, aggravato dai futili motivi, di sequestro di persone e di occultamento di cadavere (Masala, come detto, non è mai stato ritrovato) sono finiti in carcere Paolo Enrico Pinna, di Nule (Sassari), 18 anni, ma all’epoca dei fatti minorenne, e un suo cugino di Ozieri (Sassari).

Monni ucciso per vendetta – Gianluca Monni è stato ucciso per vendicare un’offesa. Questo il movente che ha spinto Pinna, di Nule, minorenne all’epoca dei fatti, che secondo la ricostruzione della complicata vicenda da parte degli inquirenti era stato picchiato, umiliato e privato della sua pistola da parte di Monni e dei suoi amici durante una festa di paese la notte tra il 13 e il 14 dicembre 2014.

In quella circostanza Pinna avrebbe infastidito la fidanzata dello studente di Orune, che ha reagito picchiando il minorenne. E quando Pinna ha puntato una pistola sullo studente, gli amici di Gianluca Monni lo hanno disarmato e pestato violentemente.

La ricostruzione – Stando alle indagini, l’8 maggio del 2015, intorno alle 7, a Orune un individuo armato di fucile esplose tre fucilate all`indirizzo di Monni colpendolo all`avambraccio, al fianco e al torace. Il giovane morì.

La notte tra l’8 e il 9 maggio 2015, in località “Osaspera” dell’agro di Pattada, fu poi ritrovata completamente bruciata la Opel Corsa utilizzata da Masala la sera della sua scomparsa. Il ritrovamento dell’auto permise di poter affermare che si trattava della stessa immortalata dalle telecamere di Orune la mattina dell’omicidio di Monni. Mentre le prime fasi delle indagini furono rivolte verso l’individuazione degli assassini di Monni, con il passare dei giorni gli investigatori conclusero che anche Stefano Masala fosse stato ucciso, e dagli stessi responsabili dell’omicidio Monni.

Bisogna tornare al dicembre del 2014 per cercare il movente. Durante la manifestazione “Cortes Apertas”, si scatenò infatti una violenta rissa che vide coinvolti Monni e Pinna. Pinna, che era in compagnia di Masala, importunò la ragazza di Monni e da lì nacque un violento alterco.

Alcuni giorni dopo, Pinna e il padre si recarono a casa della famiglia di Gianluca per chiarire la questione, chiedendo la restituzione della pistola del giovane. La situazione si calmò per alcuni mesi, fino al 20 aprile 2015, giorno in cui venne postata in una chat di WhatsApp la poesia di un poeta estemporaneo di Orune che Pinna, erroneamente, interpretò come un ulteriore affronto in relazione a quanto gli era successo a dicembre.

Masala ucciso il giorno prima per rubargli la macchina e dargli la colpa – Pinna decise allora di agire, coinvolgendo il cugino Cubeddu, e riallacciò i contatti telefonici con Masala, con il quale oramai praticamente non aveva rapporti. La sera del 7 maggio iniziò la fase esecutiva, quando Pinna, con l’inganno, fece credere a Masala di aver interceduto nei confronti di una ragazza affinché iniziasse una relazione sentimentale con lui. I due si incontrarono, uscirono in macchina assieme, si fermarono in prossimità di un terreno nel quale Pianna andò a prendere un involucro che mise dentro la Opel Corsa. I due discussero e da allora di Masala si persero le tracce.

Le intercettazioni hanno permesso di poter affermare che venne ucciso. Con la Opel Corsa sottratta a Stefano, Pinna andò ad Orune assieme ad Alberto Cubeddu e i due uccisero Gianluca Monni. Secondo gli investigatori, i due giovani volevano fare ricadere su Masala le responsabilità dell’omicidio dell’amico.

Responsabili incastrati dalle telefonate – Pinna e Cubeddu sarebbero stati incastrati dai dati incrociati tra tabulati e celle telefoniche: “Sembrava un omicidio risolto da subito, ma le chiacchiere sono altra cosa rispetto alle prove – ha spiegato il procuratore di Nuoro, Andrea Garau – . E’ stato un lavoro di indagini senza precedenti. Grazie ai Ros sono stati raccolti milioni di dati sul traffico telefonico, che ci hanno permesso di smontare gli alibi forniti dal minorenne e da suo cugino e di ricostruire la vicenda sull’incendio della Opel Corsa di Masala”.

 

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