Dal 1° gennaio 1974 al 31 dicembre 2015 le persone di cui si sono perse le tracce in Italia sono state 34.562. Rispetto all’anno precedente, nel 2015 i casi di persone scomparse hanno registrato un aumento di 5.328 unità. Sono solo alcuni dei dati contenuti nella relazione semestrale del Commissario straordinario del governo per le persone scomparse, Vittorio Piscitelli.
Quello delle persone di cui si perdono le tracce è diventata in Italia una vera e propria emergenza sociale. In programmi televisivi come Chi l’ha visto? o Quarto grado trovano solitamente spazio quei casi di allontanamento che hanno per protagonisti possibili vittime di reato, mentre gli appelli dei familiari che cercano i loro cari scomparsi, sono giocoforza limitati ad avvisi di pochi minuti mandati in onda e a rimandi alle schede sul sito internet della trasmissione.

L’Ufficio del Commissario di governo per le persone scomparse è stato istituito presso il ministero dell’Interno nel 2007 e oggi si occupa anche di persone di origine straniera scomparse in naufragi nel Mediterraneo durante le traversate della speranza.
Limitando il dato ai soli italiani, sempre al 31 dicembre 2015, in totale le persone scomparse dal 1974, inizio della rilevazione, sono state 94.587, di cui ritrovate 85.882 e ancora da ricercare 8705. Le denunce di scomparsa hanno riguardato in 29.351 casi minorenni (1912 sono ancora quelli da ricercare) e in 9009 episodi persone con più di 65 anni d’età. Di 1106 di questi ultimi non si avevano notizie alla fine del 2015. La scomparsa di persone anziane è dovuta nella maggior parte dei casi a problemi neurodegenerativi (morbo di Alzheimer in primis) che danno origine a perdita di memoria o disorientamento spaziale. Per quanto riguarda i minori, l’allontanamento è volontario nei casi di abbandono di case famiglia, ma, sempre più spesso, la sparizione di bambini è il risultato della sottrazione del minore a opera di uno dei due genitori. Evento che accade in casi di alta conflittualità tra coppie miste (per nazionalità o credo religioso).
«Basta leggere i dati, insomma, per capire che quella degli “zingari che rapiscono i bambini” è solo una leggenda e lo spauracchio che molti genitori usano per spaventare i figli», dice l’avvocato Antonio Maria La Scala, presidente nazionale di “Penelope”, l’associazione nata dall’impegno di alcuni familiari di scomparsi (primo tra tutti, Gildo Claps, fratello di Elisa, la ragazza sedicenne di Potenza scomparsa nel 1977, i cui resti furono ritrovati nel 2010 nel sottotetto della chiesa delle Trinità nel pieno centro del capoluogo lucano).

Interlocutori privilegiati del Commissario di governo per la ricerca di persone scomparse sono proprio due associazioni: una è “Penelope”, che ha articolazioni territoriali in quasi tutte le regioni italiane, l’altra è “Vite sospese”, voluta dalla ex parlamentare veneta Elisa Pozza Tasca, che è stata tra i fondatori e anche presidente nazionale di “Penelope”.
Alcune delle più importanti novità introdotte nella legislazione italiana in materia di scomparsi si devono proprio alla costanza e all’impegno delle associazioni di familiari.
«Finalmente il 25 marzo scorso è stata attivata presso il Dipartimento di Pubblica sicurezza la banca dati del prelievo genetico», dice La Scala, «che era stata prevista da una legge del 2009, ma non era mai diventata operativa. Avere una banca dati sul Dna sarà utile anche per l’identificazione di cadaveri di cui non si sa nulla e che spesso finiscono seppelliti con una croce che li indica come “ignoti”». Un altro risultato che si deve a “Penelope” è l’introduzione, nel nostro ordinamento di polizia, della possibilità di denunciare la scomparsa di una persona per telefono per poter mettere in moto subito la macchina delle ricerche: «La tempestività è importante, inutile far passare ore che potrebbero rivelarsi preziose dal momento della scomparsa. Chi fa la denuncia per telefono ha il solo obbligo di perfezionarla presso il più vicino posto di polizia nelle 72 ore successive. Intanto, però, i dati della persona scomparsa sono già entrati nel circuito di ricerca, dalle banche dati di polizia e carabinieri, alle trasmissioni Tv, al nostro sito».
L’associazione presieduta da La Scala ha attivato anche il servizio “Pronto Penelope”: «Tre operatori sono sempre pronti a raccogliere segnalazioni di persone scomparse e girarle subito agli organi competenti. In più, sono preparati a fornire assistenza psicologica ai familiari che all’improvviso si trovano catapultati in una situazione con la quale non avrebbero mai pensato di doversi confrontare».

Sul fronte delle nuove metodiche di ricerca delle persone scomparse, un progetto avviato dal Commissario di governo in collaborazione con sei Prefetture (due al Nord, due al Centro, due al Sud) dovrebbe consentire in futuro la stesura di un profilo psicologico della persona che scompare, indipendentemente dalla causa del suo allontanamento. Il “profiling”, la tecnica finora utilizzata per tracciare il profilo dell’autore di un reato (si pensi ai “profiler” dell’Fbi che danno la caccia ai serial killer) sarà quindi sperimentato, con gli opportuni adattamenti, in questo ambito: «Proprio partendo dallo studio delle caratteristiche personologiche del soggetto, si potranno trarre elementi utili per una più proficua razionalizzazione e pianificazione delle operazioni di ricerca, intervenendo sui tempi e sulle risorse, nonché immaginando e individuando “zone geografiche di probabilità di rinvenimento/ritrovamento», spiega il Commissario. Il progetto, nella fase di sperimentazione, prevede un arco temporale per il campionamento valutato in 12 mesi con una stima di ulteriori 12 mesi per la stesura dell’elaborato finale. Obiettivo da raggiungere: l’istituzione presso questure e comandi provinciali dei carabinieri di apposite sezioni “persone scomparse”.

Scarica la Relazione semestrale del Commissario Straordinario di Governo per le persone scomparse
Scomparsi 2015 – Relazione Commissario

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