PIERLUIGI SALINARO per LA GAZZETTA DI MODENA

Il curriculum del “serial killer”. Le vittime, le indagini, le superficialità e gli errori. È questo il primo pensiero che torna alla mente quando si pensa ai delitti irrisolti di Modena. A quel “serial killer” che ha sempre colpito donne. E sono otto i delitti del così detto “mostro di Modena”.

Per nessuno dei delitti s’è trovato l’assassino, tanto che è stata ipotizzata l’esistenza di un serial killer, anche perché, a ben vedere, è meglio pensare ad un unico assassino piuttosto che a otto assassini in libertà. Negli anni, si è tentato di dare un nome e un volto ad almeno uno degli autori di questi omicidi, ma su base indiziaria, com’è successo per l’omicidio di Anna Maria Palermo. La Corte d’Assise davanti alla quale era stato trascinato un ex ciclista professionista, non ha potuto far altro che assolvere chi era stato indicato come presunto colpevole.

Confusione, approssimazione e superficialità – vedi da ultimo il caso Abate, che nemmeno un’inchiesta-bis a quattro anni da delitto è riuscita a chiarire – sono le costanti di quasi tutte le indagini di queste povere ragazze, troppo spesso e ingiustamente considerate vittime di serie B. Basta elencare i delitti per rendersene conto.

A cominciare da quello di Giovanna Marchetti (agosto 1985) che fece finire in galera una persona al di sopra d’ogni sospetto solo per aver dato credito ad un mentitore. Poi Donatella Guerra (settembre 1987), con l’assassino che lasciò le sue tracce – l’impronta di una scarpa e di una gomma d’auto – sul luogo del delitto.

Nessun si è mai preso la briga di cercare di chi fossero. Marina Balboni (novembre 1987), i diari dove la ragazza ha scritto tutto fino all’ultimo minuto di vita, non sono mai stati acquisiti dagli investigatori e sono ancora a casa dei genitori.

Per Claudia Santachiara (maggio 1989) c’era una testimonianza registrata per la trasmissione “Telefono Giallo”, ma non andò in onda per “intervento politico” e il nastro venne gettato.

Fabiana Zuccarini (marzo 1990), il pm non si recò nemmeno sul luogo del delitto. Ci andò invece per Anna Abbruzzese (febbraio 1992), ma l’indagine venne chiusa in poche settimane. Per Anna Maria Palermo (gennaio 1994) c’è stato un processo, finito come detto, con l’assassino assolto per non aver commesso il fatto. Del delitto Abate si è scritto e detto tanto in anni e anni di indagini e indagini-bis. Ma è stata tutta aria fritta. E pensare che, non per tutti, ma almeno per alcuni dei delitti… sarebbe bastato indagare, subito e bene. Si è fatto tutto male e in ritardo. Auguriamo che così non sia anche questa volta, quando qualcuno ha deciso di indagare nel passato di una persona colpevole per capire se mai ci sia un nesso con altri delitti irrisolti.

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