Valentina Di Rago, Psicologa per AdoleScienza – DIRETTORE: MAURA MANCA

Si tratta di un fenomeno di cui si parla troppo poco e che non viene trattato se non in coincidenza di singoli fatti di cronaca. In realtà è in preoccupante espansione anche in Italia: attualmente su 9 richieste di aiuto a Telefono Azzurro per vessazioni online, una riguarda un caso di sextortion.


La maggior parte delle vittime è di sesso femminile ma sono in aumento anche quelle di sesso maschile.

“Fabio, 16 anni, dopo essere stato filmato in atteggiamenti sessuali è stato minacciato: se non avesse pagato dei soldi avrebbero reso pubblico quel video”.


SEXTORTION, è un ricatto a sfondo sessuale, in cui, dopo aver ottenuto, in modo consensuale o sotto minaccia, immagini o video compromettenti appartenenti ad una persona, si cerca di estorcere favori di natura sessuale o somme di denaro, minacciando la vittima di rendere pubblico questo materiale.

Il tutto avviene attraverso l’utilizzo di strumenti della rete, come social network o app di messaggistica istantanea. L’uso inappropriato delle tecnologie espone sempre più adolescenti alla messa in atto di comportamenti a rischio, senza pensare alle conseguenze di quello che può avere un semplice gesto, messo in atto dietro ad uno schermo.

Il sextortion spesso è la conseguenza del fenomeno molto diffuso tra i giovani del sexting, ovvero scambiare con il partner o conoscenti foto e/o video che li ritraggono in atteggiamenti intimi: il 6,5% degli adolescenti dichiara di aver inviato materiale a sfondo sessuale, il 4% di aver fatto sesso scambiandosi foto o filmati su WhatsApp e sui social network e il 2% di aver fatto sesso davanti ad una webcam (Dati Osservatorio Nazionale Adolescenza). Ci si fida, si scambiano foto come prova d’amore o per sentirsi ammirati dall’altro, non si intuisce più il pericolo e non si riflette sul fatto che quello che viene condiviso può essere usato come un’arma per distruggere.

Tra gli adolescenti, può anche avvenire che uno dei due partner, per vendicarsi della rottura di una relazione, minacci di diffondere materiale intimo in rete, che la vittima aveva inviato in precedenza, al fine di screditare l’immagine dell’ex oppure per far sì che torni con lui. Si tratta di vendetta pornografica: il 17% dei ragazzi che praticano sexting, ha subito una forma di revenge porn (Dati Osservatorio Nazionale Adolescenza).


“Sara, 16 anni, ricattata dal ragazzo per le foto online: se non accetterà le sue condizioni, lui posterà su Facebook immagini intime che la riguardano”.


Il sextortion può anche essere la conseguenza del grooming, ossia dell’adescamento di minori da parte di malintenzionati che ottengono dai giovani filmati o immagini a sfondo sessuale per poi minacciarli di diffonderli pubblicamente in Internet, a meno che non paghino una somma di denaro o non si sottomettano a pratiche sessuali. Senza contare che il materiale intimo viene anche intercettato e trasmesso nel mercato pedopornografico.

Le denunce alla polizia postale sono quadruplicate negli ultimi anni ma l’aspetto più preoccupante riguarda tutte quelle giovani vittime che scelgono di rimanere anonime e di non denunciare, per paura di rivelare segreti intimi e per vergogna. In un’età in cui si è molto fragili e vulnerabili, le conseguenze psicologiche del ricatto sessuale arrivano ad essere così drammatiche da determinare tentativi di suicidio.

Oltre ad educare i giovani sin da piccoli ad un uso consapevole della rete, è importante educare al rispetto dell’altro e del corpo che troppo spesso viene esposto; si perde facilmente il valore dell’intimità solo per ottenere approvazione, per sentirsi apprezzati, senza la consapevolezza che quelle immagini possono essere replicate all’infinito fino ad invadere la vita privata e ferire la dignità di una persona, con effetti troppo estesi, difficili da gestire.

 

 

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