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	<title>mafia &#8211; Cronaca in diretta &#8211; Scomparsi</title>
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		<title>Mafia: confiscato bene a Piazza Signoria a Firenze. Inchiesta Borrometi per il Tg2000</title>
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				<pubDate>Wed, 19 Sep 2018 09:11:26 +0000</pubDate>
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	In Piazza della Signoria a Firenze una delle più belle e visitate piazze al mondo e nel cuore della civilissima Toscana al lato del David di Donatello è stato sequestrato alla mafia un appartamento al secondo piano di un palazzo del ‘500. Su questo tema il giornalista, Paolo Borrometi, inaugura la sua prima inchiesta con [&#8230;]]]></description>
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	<p>In Piazza della Signoria a Firenze una delle più belle e visitate piazze al mondo e nel cuore della civilissima Toscana al lato del David di Donatello è stato sequestrato alla mafia un appartamento al secondo piano di un palazzo del ‘500. Su questo tema il giornalista, Paolo Borrometi, inaugura la sua prima inchiesta con il Tg2000, il telegiornale di Tv2000 con il Post dal titolo ‘Firenze, la mafia nascosta’.<br />
“La mafia – ha dichiarato il presidente della Fondazione Caponnetto, Salvatore Calleri ai microfoni del cronista &#8211; investe nelle città più belle del mondo. La mafia investe in Toscana e per loro è prestigioso investire in queste zone per potersi vantare anche all’interno del clan. Questo ci dimostra che la mafia è pericolosa anche in quelle che si considerano isole felici. La Toscana è diventata dunque terra di criminalità organizzata come le principali piazze del mondo”.<br />
L’appartamento è stato confiscato a Raffaele Monticelli all&#8217;interno di un sequestro complessivo di beni per oltre 22 milioni di euro disposto dalla Magistratura di Taranto poiché ritenuto a capo di un&#8217;associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di reperti archeologici e per questo condannato a 4 anni di reclusione. Il prestigioso appartamento è oggi assegnato al direttore regionale dei Vigili del Fuoco e in uso al comandante provinciale.<br />
“E’ sicuramente un’assegnazione lecita – ha proseguito Calleri – non lo mettiamo in discussione. Ma mettiamo in discussione l’etica di questa assegnazione perché in questa bellissima piazza dovrebbe avere una funzione sociale vera, non in base alla normativa giuridica”.<br />
“Utilizzare un bene confiscato alla criminalità – ha spiegato il direttore dei Vigili del Fuoco della Regione Toscana, Roberto Lupica – è sicuramente un risparmio per lo Stato perché cessano locazioni passive. Per noi diventa quasi un obbligo, poiché abbiamo bisogno di strutture e automezzi, verificare prima la disponibilità di questi beni se non sono già in possesso dello Stato perciò del Demanio”.<br />
Il sistema informativo dell&#8217;Agenzia nazionale dei beni confiscati offre cifre che danno la misura del problema. La Toscana ha 392 beni sottratti alle mafie: 52 immobili e 2 aziende già destinate agli usi previsti dalla legge, 296 immobili e 42 aziende da destinare cioè ancora in gestione presso l&#8217;Agenzia. Uno degli ultimi sequestri operati dalle Forze dell’Ordine è del giugno scorso e riguarda, fra gli altri, un famoso bar del centro: il Curtatone.<br />
“Il bar è stato sequestrato da poco tempo – ha sottolineato Calleri – a chi ha ammazzato Graziella Campagna per una storia relativa a un traffico di droga”.<br />
Uno dei delitti più orribili di Cosa Nostra. Graziella Campagna aveva solo 17 anni e venne uccisa nel messinese per aver trovato nella tasca di una camicia nella lavanderia dove lavorava un documento che permetteva di risalire al boss latitante Gerlando Alberti.<br />
“Una presenza di Cosa Nostra – ha proseguito Calleri – in un punto meraviglioso della nostra città. Questo è per noi Associazione Caponnetto un luogo simbolo, è un bar che non può andare male per come è posizionato. Ora vogliamo vedere come verrà gestito e vogliamo favorire una gestione di persone oneste che si giocheranno il tutto per tutto nel dimostrare che un bene confiscato può fruttare”.</p>
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		<title>Duro colpo alla mafia nell&#8217;agrigentino, 10 boss in carcere</title>
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				<pubDate>Thu, 28 Jun 2018 10:50:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sonia Russo]]></dc:creator>
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	Nuovo duro colpo alla mafia. I carabinieri del Comando provinciale di Agrigento hanno nuovamente arrestato dieci esponenti di vertice di famiglie di Cosa nostra agrigentina e del palermitano, che erano stati rimessi in libertà a febbraio, dopo l&#8217;imponente operazione chiamata in codice &#8220;Montagna&#8221;. Il blitz, ordinato dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, è stato eseguito [&#8230;]]]></description>
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<p>Il blitz, ordinato dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, è stato eseguito nel cuore della notte da oltre 100 militari, supportati da un elicottero, da unità  cinofile e dallo Squadrone carabinieri Cacciatori di Sicilia. L’operazione, scaturita da attività investigative effettuate nel periodo tra febbraio e maggio, ha inflitto un duro colpo agli attuali assetti di Cosa nostra, consentendo di documentare ulteriormente estorsioni, tentate e consumate, ai danni di 7 aziende.</p>
<p>I giudici della libertà , nei mesi scorsi, avevano annullato per difetto di motivazione ben 13 misure cautelari sostenendo che il gip che aveva disposto i provvedimenti si fosse limitato a fare un copia e incolla della richiesta di arresto depositata dai pm Gery Ferrara, Claudio Camilleri e Alessia Sinatra. Una decisione, quella del Riesame, che aveva fatto tornare liberi mafiosi ed estorsori. E per mesi vittime e carnefici si sono ritrovati faccia a faccia. La Procura di Palermo ha fatto ricorso contro la decisione del tribunale. La Cassazione, che si sta pronunciando in questi giorni, ha dato ragione ai pm e ha annullato con rinvio già  8 delle 13 scarcerazioni disposte dal riesame. Numerose perquisizioni sono ancora in corso, alla ricerca di droga e armi.</p>
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		<title>&#8216;Ndrangheta: estradato in Italia Vincenzo Macrì</title>
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				<pubDate>Wed, 06 Jun 2018 05:13:05 +0000</pubDate>
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	E’ rientrato in Italia Vincenzo Macrì, il 53enne ritenuto esponente apicale della cosca Commisso di Siderno arrestato lo scorso giugno all&#8217;aeroporto di San Paolo, in Brasile, mentre tentava di raggiungere Caracas, dove viveva da qualche tempo utilizzando false identità. Il ricercato, figlio di Antonio Macrì, detto il &#8220;boss dei due mondi&#8221;, gestiva secondo le indagini [&#8230;]]]></description>
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	<p><span style="margin: 0px; color: #222222; font-family: 'Arial','sans-serif';">E’ rientrato in Italia Vincenzo Macrì, il 53enne ritenuto esponente apicale della cosca Commisso di Siderno arrestato lo scorso giugno all&#8217;aeroporto di San Paolo, in Brasile, mentre tentava di raggiungere Caracas, dove viveva da qualche tempo utilizzando false identità. Il ricercato, figlio di Antonio Macrì, detto il &#8220;boss dei due mondi&#8221;, gestiva secondo le indagini il narcotraffico fra Sudamerica ed Europa.</span></p>
<p><span style="margin: 0px; color: #222222; font-family: 'Arial','sans-serif';">L’uomo scortato dagli agenti dello Scip della Criminalpol, è stato immediatamente condotto dalla Polaria negli uffici della Polizia di frontiera dopo, dopo il foto segnalamento, è stata avviata la formalità dell&#8217;arresto sul territorio nazionale con successivo trasferimento nel carcere di Rebibbia.</span></p>]]></content:encoded>
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		<title>Mafia, colpo al clan di Messina Denaro: 12 arresti</title>
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				<pubDate>Tue, 13 Mar 2018 08:31:39 +0000</pubDate>
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	<a href="http://www.scomparsi.eu/mafia-colpo-al-clan-di-messina-denaro-12-arresti/"><img title="STRAGI &#039;92: CHIESTO GIUDIZIO PER MESSINA DENARO" src="http://www.scomparsi.eu/wp-content/uploads/2018/03/c1e5d02645019c2b7d773f02b7404aab-680x481.jpg" alt="Mafia, colpo al clan di Messina Denaro: 12 arresti" width="680" height="481" /></a>
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	Oltre 100 uomini tra Carabinieri del Nucleo investigativo di Trapani, del Raggruppamento operativo speciale e della Dia, stanno eseguendo 12 ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal gip di Palermo su richiesta della Dda. Gli arrestati sono accusati di associazione mafiosa, estorsione, favoreggiamento e fittizia intestazione di beni, tutti aggravati da modalità mafiose. L&#8217;operazione [&#8230;]]]></description>
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	<a href="http://www.scomparsi.eu/mafia-colpo-al-clan-di-messina-denaro-12-arresti/"><img title="STRAGI &#039;92: CHIESTO GIUDIZIO PER MESSINA DENARO" src="http://www.scomparsi.eu/wp-content/uploads/2018/03/c1e5d02645019c2b7d773f02b7404aab-680x481.jpg" alt="Mafia, colpo al clan di Messina Denaro: 12 arresti" width="680" height="481" /></a>
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	<p>Oltre 100 uomini tra Carabinieri del Nucleo investigativo di Trapani, del Raggruppamento operativo speciale e della Dia, stanno eseguendo 12 ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal gip di Palermo su richiesta della Dda. Gli arrestati sono accusati di associazione mafiosa, estorsione, favoreggiamento e fittizia intestazione di beni, tutti aggravati da modalità mafiose. L&#8217;operazione nasce da un&#8217;inchiesta avviata nel 2014 su esponenti delle famiglie di Vita e Salemi, ritenuti favoreggiatori del capomafia latitante Matteo Messina Denaro.</p>
<p>Le indagini, coordinate dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi e dall&#8217;aggiunto Paolo Guido, hanno consentito di individuare i capi dei due clan e di scoprire gregari ed estorsori delle cosche. Gli arrestati, servendosi anche di professionisti nel settore di consulenze agricole e immobiliari, sarebbero riusciti attraverso società di fatto riconducibili all&#8217;organizzazione mafiosa ma fittiziamente intestate a terzi a realizzare notevoli investimenti in colture innovative per la produzione di legname e in attività di ristorazione.</p>
<p>Parte del denaro derivante dagli investimenti delle cosche trapanesi di Vita e Salemi (Trapani), azzerate dai carabinieri e dalla Dia che oggi hanno arrestato 12 tra capimafia e gregari, sarebbe stata destinata al mantenimento del boss latitante Matteo Messina Denaro ricercato dal 1993. In particolare, i due clan avrebbero realizzato ingenti guadagni investendo nel settore delle agricolture innovative e della ristorazione. I Carabinieri, nel corso dell&#8217;operazione, hanno sequestrato tre complessi aziendali, comprensivi degli immobili e dei macchinari, fittiziamente intestati a terzi ma ritenuti strumento per il business dell&#8217;organizzazione criminale.</p>
<p>In carcere è finito anche Vito Nicastri, il &#8220;re dell&#8217;eolico&#8221;, il &#8220;signore del vento&#8221;, tra i primi in Sicilia a puntare sulle energie pulite.  Quello di Nicastri non è un nome nuovo per i carabinieri e il personale della Dia che hanno condotto l&#8217;ultima inchiesta sui presunti favoreggiatori del padrino di Castelvetrano: i suoi legami col boss gli sono costati sequestri per centinaia di milioni di euro. Di lui, tra gli altri, ha parlato il pentito Lorenzo Cimarosa, nel frattempo morto, indicandolo come uno dei finanziatori della ormai più che ventennale latitanza di Messina Denaro. Il collaboratore di giustizia ha raccontato di una borsa piena di soldi che Nicastri avrebbe fatto avere al capomafia attraverso un altro uomo d&#8217;onore, Michele Gucciardi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.ansa.it/sicilia/notizie/2018/03/13/-mafia-colpo-a-uomini-messina-denaro-12-arresti-_e184c655-e8a5-4abf-91d5-1f2107cc7a7a.html">Fonte</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Riina alla moglie: &#8216;Non mi pento, posso fare 3000 anni&#8217;</title>
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				<pubDate>Thu, 20 Jul 2017 11:18:24 +0000</pubDate>
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	&#8220;Io non mi pento&#8230;a me non mi piegheranno&#8221; e &#8220;Io non voglio chiedere niente a nessuno&#8230; mi posso fare anche 3000 anni no 30 anni&#8221;. Così Totò Riina si è rivolto alla moglie Antonietta Bagarella in un colloquio video-registrato avvenuto lo scorso 27 febbraio. Le parole del dialogo, &#8220;nel contesto di uno scambio di frasi [&#8230;]]]></description>
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	<a href="http://www.scomparsi.eu/riina-alla-moglie-non-mi-pento-posso-fare-3000-anni/"><img title="riina" src="http://www.scomparsi.eu/wp-content/uploads/2017/06/riina-680x444.jpg" alt="Riina alla moglie: &#8216;Non mi pento, posso fare 3000 anni&#8217;" width="680" height="444" /></a>
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	<p>&#8220;Io non mi pento&#8230;a me non mi piegheranno&#8221; e &#8220;Io non voglio chiedere niente a nessuno&#8230; mi posso fare anche 3000 anni no 30 anni&#8221;. Così Totò Riina si è rivolto alla moglie Antonietta Bagarella in un colloquio video-registrato avvenuto lo scorso 27 febbraio. Le parole del dialogo, &#8220;nel contesto di uno scambio di frasi su istanze da proporre&#8221;, scrivono i giudici, sono nell&#8217;ordinanza con cui la Sorveglianza ha rigettato l&#8217;istanza del boss di Cosa Nostra.</p>
<p>Per i giudici è &#8220;degno di nota&#8221; il fatto che Riina asserisca che &#8220;non si piegherà e non si pentirà mai&#8221;. E &#8220;altrettanto significativo&#8221; è un passaggio durante il quale i coniugi &#8220;giungono ad affermare che i collaboratori di giustizia vengono pagati per dire il falso&#8221;. Di seguito è riportata la trascrizione del dialogo. Riina: &#8216;sono stato io&#8230; non è che siamo! Facciamo finta che eravamo insieme&#8230; non e che non lo sanno!&#8230; Lo sanno che eravamo sempre qua con questo direttore! Io non ho fatto niente e non so niente e quello&#8230; Brusca&#8230;&#8217; Bagarella: &#8216;ma tu lo sai che quelli prendono soldi quando dicono queste cose?&#8217; Riina: &#8216;certo&#8217; Bagarella: &#8220;e allora&#8230; più se ne inventano e più sono pagati&#8217; Riina: &#8216;hanno&#8230; esatto&#8230;&#8217; Bagarella: &#8216;Non è che è gratis quando lui dice queste cose che non esistono e perciò! Eh perciò ci vivono tutti! E&#8217; così&#8217;.</p>
<p>Il tribunale di sorveglianza di Bologna ha rigettato la richiesta di differimento pena o, in subordine, di detenzione domiciliare presentata dai legali di Riina. I giudici hanno riunito due procedimenti, decidendoli insieme. Riina quindi resta detenuto al 41bis nel reparto riservato ai carcerati dell&#8217;ospedale di Parma. Alla richiesta dei legali, motivata da ragioni di salute del boss, si è opposto il pg di Bologna Ignazio De Francisci che per anni ha lavorato a Palermo.</p>
<p>Salvatore Riina &#8220;non potrebbe ricevere cure e assistenza migliori in altro reparto ospedaliero ossia nel luogo in cui ha chiesto di fruire della detenzione domiciliare&#8221;. Lo scrivono i giudici del tribunale di Sorveglianza di Bologna, concludendo il ragionamento sulle condizioni di salute del boss di Cosa Nostra, nell&#8217;ordinanza con cui rigettano le istanze di differimento della pena. Per i giudici è &#8220;palese&#8221;, a Parma, &#8220;l&#8217;assoluta tutela del diritto alla salute sia fisica che psichica del detenuto&#8221;.</p>
<p>Salvatore Riina appare &#8220;ancora in grado di intervenire nelle logiche di Cosa Nostra&#8221;, nonostante le sue condizioni di salute e l&#8217;età ormai avanzata e &#8220;va quindi ritenuta l&#8217;attualità della sua pericolosità sociale&#8221;. E&#8217; un passaggio cruciale dell&#8217;ordinanza del tribunale di Sorveglianza di Bologna, nel rigettare l&#8217;istanza di differimento pena del boss. &#8220;La lucidità palesata&#8221; da Riina e &#8220;la tipologia dei delitti commessi in passato (di cui è stato spesso il mandante e non l&#8217;esecutore materiale) &#8211; proseguono i giudici &#8211; fanno sì che non si possa ritenere che le condizioni di salute complessivamente considerate, anche congiuntamente all&#8217;età, siano tali da ridurre del tutto il pericolo che lo stesso possa commettere ulteriori gravi delitti (anche della stessa indole di quelli per cui è stato condannato)&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.ansa.it">Fonte</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Totò Riina: respinta la richiesta della difesa di sospensione del processo</title>
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				<pubDate>Tue, 11 Jul 2017 16:11:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[mafia]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
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	otò Riina ha la &#8220;piena capacità di intendere e di volere&#8221; e quella di &#8220;stare in giudizio&#8221;. Lo hanno deciso i giudici milanesi respingendo la richiesta della difesa di sospensione del processo, nel quale è imputato per minacce al direttore del carcere di Opera, e anche l&#8217;istanza di una perizia per valutare la capacità processuale. [&#8230;]]]></description>
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	<p>otò Riina ha la &#8220;piena capacità di intendere e di volere&#8221; e quella di &#8220;stare in giudizio&#8221;. Lo hanno deciso i giudici milanesi respingendo la richiesta della difesa di sospensione del processo, nel quale è imputato per minacce al direttore del carcere di Opera, e anche l&#8217;istanza di una perizia per valutare la capacità processuale. Il Tribunale nell&#8217;ordinanza ha evidenziato che nella relazione dei medici di Parma viene scritto che il boss è &#8220;vigile&#8221; e &#8220;collaborante&#8221;.</p>
<p>La &#8220;cardiopatia&#8221; di cui soffre Totò Riina lo &#8220;espone costantemente&#8221; al &#8220;rischio di una morte improvvisa&#8221;. E&#8217; quanto si legge nella relazione dell&#8217;ospedale di Parma depositata nel processo. Lo scorso 27 giugno, infatti, i giudici della sesta sezione (presidente Martorelli), accogliendo un&#8217;istanza dei legali Luca Cianferoni e Mirko Perlino, avevano stabilito che il carcere di Parma (Riina è in ospedale in regime detentivo) avrebbe dovuto trasmettere al Tribunale di Milano &#8220;con la massima sollecitudine&#8221;, oltre alle cartelle cliniche, anche una &#8220;breve relazione sanitaria&#8221; sulle condizioni &#8220;di salute&#8221; di Riina &#8220;soprattutto con riferimento&#8221; alla sua &#8220;capacità di stare in giudizio&#8221;. Relazione, poi trasmessa e firmata dal primario dell&#8217;ospedale Michele Riva, nella quale si parla appunto del &#8220;rischio di una morte improvvisa&#8221;, oltre che di un &#8220;paziente fragile&#8221; e dallo &#8220;eloquio scadente&#8221;. Oggi la difesa del boss ha insistito sulla sospensione del processo milanese per l&#8217;incapacità dell&#8217;imputato di stare in giudizio. &#8220;Non capisce più e noi non capiamo cosa dice&#8221;, ha spiegato il legale Perlino.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.ansa.it/sicilia/notizie/2017/07/11/riina-medici-rischio-morte-improvvisa_0aa5aaff-4a88-49bf-ab4b-c141d6820c74.html">Fonte</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Mafia: boss Giuseppe Dainotti ucciso in strada a Palermo</title>
		<link>http://www.scomparsi.eu/mafia-boss-giuseppe-dainotti-ucciso-in-strada-a-palermo/</link>
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				<pubDate>Mon, 22 May 2017 08:49:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Giuseppe Dainotti]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>
		<category><![CDATA[omicidio]]></category>
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	<a href="http://www.scomparsi.eu/mafia-boss-giuseppe-dainotti-ucciso-in-strada-a-palermo/"><img title="Polizia" src="http://www.scomparsi.eu/wp-content/uploads/2017/05/ea1c889decfe702a2262317c2674699a-680x510.jpg" alt="Mafia: boss Giuseppe Dainotti ucciso in strada a Palermo" width="680" height="510" /></a>
	</div>
	Giuseppe Dainotti, 67 anni, capomafia scarcerato nel 2014, è stato ucciso a colpi di pistola, in strada, a Palermo. Sarebbe stato affiancato da due killer, forse in moto, che gli avrebbero sparato in testa. La vittima era in bici, in via D&#8217;Ossuna, nel quartiere Zisa. A chiamare la polizia sono stati alcuni residenti della zona [&#8230;]]]></description>
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	<a href="http://www.scomparsi.eu/mafia-boss-giuseppe-dainotti-ucciso-in-strada-a-palermo/"><img title="Polizia" src="http://www.scomparsi.eu/wp-content/uploads/2017/05/ea1c889decfe702a2262317c2674699a-680x510.jpg" alt="Mafia: boss Giuseppe Dainotti ucciso in strada a Palermo" width="680" height="510" /></a>
	</div>
	<p>Giuseppe Dainotti, 67 anni, capomafia scarcerato nel 2014, è stato ucciso a colpi di pistola, in strada, a Palermo. Sarebbe stato affiancato da due killer, forse in moto, che gli avrebbero sparato in testa. La vittima era in bici, in via D&#8217;Ossuna, nel quartiere Zisa. A chiamare la polizia sono stati alcuni residenti della zona che hanno sentito i colpi di arma da fuoco.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.ansa.it/sicilia/notizie/2017/05/22/uomo-ucciso-in-strada-a-palermo_39b24a10-44c0-4dbf-9d70-62b0f6ac9b1f.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Fonte</a></p>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Giuseppe Bruno ucciso e dato in pasto ai maiali</title>
		<link>http://www.scomparsi.eu/giuseppe-bruno-ucciso-dato-pasto-ai-maiali/</link>
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				<pubDate>Thu, 23 Feb 2017 09:37:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Scomparsi e ritrovati]]></category>
		<category><![CDATA[giuseppe bruno]]></category>
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	<a href="http://www.scomparsi.eu/giuseppe-bruno-ucciso-dato-pasto-ai-maiali/"><img title="villosa giuseppe bruno maiali" src="http://www.scomparsi.eu/wp-content/uploads/2017/02/villarosa-e1487842583957.jpg" alt="Giuseppe Bruno ucciso e dato in pasto ai maiali" width="680" height="363" /></a>
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	Era andato a riscuotere un credito, invece é stato ucciso, il suo corpo sezionato con una motosega è dato in pasto in parte ai maiali in parte bruciato all&#8217;interno di alcuni fusti metallici. A tredici anni dalla scomparsa del tabaccaio di Villarosa (Enna) Giuseppe Bruno, dopo un&#8217;indagine coordinata dalla Dda nissena e svolta dalla squadra [&#8230;]]]></description>
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	<a href="http://www.scomparsi.eu/giuseppe-bruno-ucciso-dato-pasto-ai-maiali/"><img title="villosa giuseppe bruno maiali" src="http://www.scomparsi.eu/wp-content/uploads/2017/02/villarosa-e1487842583957.jpg" alt="Giuseppe Bruno ucciso e dato in pasto ai maiali" width="680" height="363" /></a>
	</div>
	<p>Era andato a riscuotere un credito, invece é stato ucciso, il suo corpo sezionato con una motosega è dato in pasto in parte ai maiali in parte bruciato all&#8217;interno di alcuni fusti metallici. A tredici anni dalla scomparsa del tabaccaio di Villarosa (Enna) Giuseppe Bruno, dopo un&#8217;indagine coordinata dalla Dda nissena e svolta dalla squadra mobile e dai carabinieridi Enna, quattro componenti dello steso nucleo familiare sono stati arrestati nell&#8217;ambito di un&#8217; operazione denominata &#8220;Fratelli di sangue&#8221;. In cella sono finiti i fratelli Damiano, Amedeo e Maurizio Nicosia, rispettivamente di 60, 51 e 54 anni ed il cugino Michele Nicosia, 53 anni; sono accusati di associazione mafiosa, con aggravanti specifiche, finalizzata a commettere omicidi, usura, traffico di sostanze stupefacenti, detenzione e porto di armi nonché ad acquisire la gestione o, comunque, il controllo di attività economiche. Maurizio Nicosia ed il cugino Michele sono accusati dell&#8217;omicidio del tabaccaio e della distruzione del suo cadavere.</p>
<p>Dell&#8217;uomo erano state perse le tracce il 27 maggio del 2004; la sua auto era stata trovata parcheggiata vicino allo svincolo di Mulinello sull&#8217;autostrada A 19. Le recenti dichiarazioni rese alla Direzione Distrettuale Antimafia di Caltanissetta da un collaboratore di giustizia, diretto testimone dell&#8217;omicidio, hanno permesso di ricostruire la vicenda. Il clan dei Nicosia é stato già in passato al centro di vicende che riguardano il traffico di stupefacenti e ha agevolato la latitanza del boss di Gela Daniele Emmanuello, ucciso dalla polizia il 3 dicembre del 2007 mentre tentava di fuggire da una casa di campagna, tra Villarosa e Villapriolo, dove si era nascosto.<br />
&nbsp;</p>
<p>[<a href="http://www.ansa.it/sicilia/notizie/2017/02/22/mafia-ucciso-e-dato-in-pasto-ai-maiali_6fdda7ce-4c04-40a2-a672-2653d064369f.html" target="_blank">Fonte</a>]</p>]]></content:encoded>
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