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	<title>scuola &#8211; Cronaca in diretta &#8211; Scomparsi</title>
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		<title>Ancona, botte e minacce a scuola</title>
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				<pubDate>Wed, 11 Jul 2018 05:46:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sonia Russo]]></dc:creator>
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	ANCONA &#8211; Bullizzato e poi beffato all’esame di terza media. «È stato penalizzato da prove più semplici che hanno favorito alunni extracomunitari e meno meritevoli», accusa il papà di un ragazzino di 13 anni appena uscito dalla scuola Leopardi con un giudizio molto alto, ma non il 10 che evidentemente a casa si aspettavano. Per [&#8230;]]]></description>
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	<p><span style="display: inline !important; float: none; background-color: transparent; color: #333333; font-family: 'Segoe UI','Segoe WP',Arial,Sans-Serif; font-size: 20px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: 400; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-align: left; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; -webkit-text-stroke-width: 0px; white-space: normal; word-spacing: 0px;">ANCONA &#8211; Bullizzato e poi beffato all’esame di terza media. «È stato penalizzato da prove più semplici che hanno favorito alunni extracomunitari e meno meritevoli», accusa il papà di un ragazzino di 13 anni appena uscito dalla scuola Leopardi con un giudizio molto alto, ma non il 10 che evidentemente a casa si aspettavano. Per la verità nessuno ha preso il massimo dei voti, ma il punto non è solo questo. Il problema, dice il genitore, è che «mio figlio ora ha paura di affrontare le situazioni, lo stiamo seguendo. È per via di alcuni episodi di bullismo che ha subito». Il papà già durante l’anno scolastico aveva manifestato a preside e insegnanti le sue preoccupazioni in una lettera in cui si diceva perplesso e sospettoso in merito all’atteggiamento di alcuni compagni di classe nei confronti del figlio. </span></p>
<p>Corriere Adriatico</p>]]></content:encoded>
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		<title>Donna uccisa davanti ad una scuola elementare nel Napoletano</title>
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				<pubDate>Mon, 19 Mar 2018 09:38:52 +0000</pubDate>
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	Una donna di 31 anni è stata uccisa davanti a una scuola elementare nel quartiere di Boccia al Mauro di Terzigno (Napoli) in circostanze ancora da chiarire. A sparare un uomo che poi si è allontanato. La donna aveva appena accompagnato i figli a scuola. Sul posto si sono recati i Carabinieri. &#160; &#160; Fonte]]></description>
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	<a href="http://www.scomparsi.eu/donna-uccisa-davanti-ad-una-scuola-elementare-nel-napoletano/"><img title="Spara alla moglie e la uccide,arrestato nel Napoletano" src="http://www.scomparsi.eu/wp-content/uploads/2018/03/73079b7a9c0b09863b63a4b74496357e-680x453.jpg" alt="Donna uccisa davanti ad una scuola elementare nel Napoletano" width="680" height="453" /></a>
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	<p>Una donna di 31 anni è stata uccisa davanti a una scuola elementare nel quartiere di Boccia al Mauro di Terzigno (Napoli) in circostanze ancora da chiarire. A sparare un uomo che poi si è allontanato. La donna aveva appena accompagnato i figli a scuola. Sul posto si sono recati i Carabinieri.</p>
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<p><a href="http://www.ansa.it">Fonte</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Pestato dai bulli, poi centrato in volto dalla perforatrice</title>
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				<pubDate>Wed, 24 May 2017 08:40:30 +0000</pubDate>
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	<a href="http://www.scomparsi.eu/pestato-dai-bulli-poi-centrato-in-volto-dalla-perforatrice/"><img title="Ambulanza" src="http://www.scomparsi.eu/wp-content/uploads/2017/03/Ambulanza-ok-11-2-680x452.jpg" alt="Pestato dai bulli, poi centrato in volto dalla perforatrice" width="680" height="452" /></a>
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	Aggredito dai bulli, viene sfigurato e deve ricorrere alle cure del Ca’ Foncello. Teatro del fattaccio l’istituto professionale Giorgi, vittima uno studente preso di mira dal branco. L’episodio risale a metà aprile. Il giovane è stato centrato in faccia da una perforatrice. Zigomo e arcata soppraciliare si sono aperti, ma avrebbe potuto perdere l’occhio. Il [&#8230;]]]></description>
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	<p>Aggredito dai bulli, viene sfigurato e deve ricorrere alle cure del Ca’ Foncello. Teatro del fattaccio l’istituto professionale Giorgi, vittima uno studente preso di mira dal branco. L’episodio risale a metà aprile. Il giovane è stato centrato in faccia da una perforatrice. Zigomo e arcata soppraciliare si sono aperti, ma avrebbe potuto perdere l’occhio. Il fatto sarebbe tutt’altro che isolato e queste aggressioni avverrebbero al cambio di ora, quando gli insegnanti se ne vanno e le classi restano sguarnite. Il provveditore Barbara Sardella non intende lasciare nulla al caso: «Andremo a fondo».</p>
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<p><a href="http://leggo.it/news/italia/pestato_bulli_scuola_perforatrice_treviso_istituto_giorgi-2459953.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Fonte</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Schiaffi e minacce a bimbi: sospese due maestre a Reggio Calabria</title>
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				<pubDate>Wed, 08 Mar 2017 08:55:02 +0000</pubDate>
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	Schiaffi e minacce ai bambini di una quinta elementare di Oppido Mamertina, nel Reggino. E&#8217; questa l&#8217;accusa rivolta a due insegnanti, M.C. e B.S. di 49 anni, alle quali i carabinieri hanno notificato un&#8217;ordinanza di sospensione dall&#8217;attività, emessa dal gip del Tribunale di Palmi. Le indagini, avviate nel novembre 2016 dopo la denuncia di alcuni [&#8230;]]]></description>
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	</div>
	<p>Schiaffi e minacce ai bambini di una quinta elementare di Oppido Mamertina, nel Reggino. E&#8217; questa l&#8217;accusa rivolta a due insegnanti, M.C. e B.S. di 49 anni, alle quali i carabinieri hanno notificato un&#8217;ordinanza di sospensione dall&#8217;attività, emessa dal gip del Tribunale di Palmi. Le indagini, avviate nel novembre 2016 dopo la denuncia di alcuni genitori, si sono avvalse delle riprese video delle telecamere installate nella scuola dagli investigatori.</p>
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<p>[<a href="http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/calabria/reggio-calabria-schiaffi-e-minacce-a-bimbi-sospese-due-maestre_3060554-201702a.shtml" target="_blank">Fonte</a>]</p>]]></content:encoded>
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		<title>Splash Museum: un tuffo nella Bellezza dai banchi di scuola.</title>
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				<pubDate>Tue, 21 Jun 2016 15:10:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
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	<a href="https://www.scomparsi.eu/splash-museum-un-tuffo-nella-bellezza-dai-banchi-scuola/"><img title="splash tagliato" src="https://www.scomparsi.eu/wp-content/uploads/2016/06/splash-tagliato.jpg" alt="Splash Museum: un tuffo nella Bellezza dai banchi di scuola." width="661" height="482" /></a>
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	<a href="https://www.scomparsi.eu/splash-museum-un-tuffo-nella-bellezza-dai-banchi-scuola/"><img title="splash tagliato" src="https://www.scomparsi.eu/wp-content/uploads/2016/06/splash-tagliato.jpg" alt="Splash Museum: un tuffo nella Bellezza dai banchi di scuola." width="661" height="482" /></a>
	</div>
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<p>“<em>La giovinezza è felice perché ha la capacità di vedere la <strong>bellezza</strong>. Chiunque sia in grado di mantenere la capacità di vedere la bellezza non diventerà mai vecchio</em>.”</p>
<p>Scritta sopra l’immagine di un ragazzino ritratto a grandezza naturale su una parete, nello stretto spazio tra due porte, questa massima, sibillina come il responso di un oracolo, riassume lo spirito che anima una delle esperienze più affascinanti e uniche di<strong> integrazione tra arte e scuola</strong>. A <strong>Sassuol</strong>o (Mo), nella <strong>Scuola Primaria San Giovanni Bosco</strong>, dal 2008 la Bellezza, di cui i bambini sono portatori sani e vitali, sta progressivamente colorando il grigiore di una routine scolastica che troppo spesso invecchia precocemente scolari ed insegnanti. Un <strong>percorso museale, una mostra d’arte contemporanea</strong>, che attende e merita di essere meglio valorizzata per il suo grande contenuto culturale, mediante l’apertura all’intero territorio e oltre, al di là dell’orario e dei bisogni della scuola.</p>
<p>Quando ho saputo dello <strong>Splash Museum</strong>, ho pensato ad una mostra permanente dei lavori realizzati nel tempo con le classi, a testimoniare la creatività, i percorsi, i progetti di cui la scuola è da sempre promotrice e artefice, opere di pregio, che costano tempo e impegno e che è davvero un peccato gettare a fine anno. Ma qui si va ben oltre. <strong>L’eccezionalità si respira</strong>. Si avverte sulla pelle, si percepisce come elemento del “clima”, come peculiarità del “paesaggio”. E la sorpresa è tale da lasciare a bocca aperta. Perché l’ambiente stesso è un paesaggio a sé, una narrazione che percorre luoghi vicini e lontani, reali e fantastici, nel continuum di un incantesimo di colori, forme, messaggi che invade i lunghi corridoi, le porte, perfino gli angoli più anonimi. Ogni aula è ingresso a una città italiana: ti fa danzare a Napoli, col suo Vesuvio in colorata esplosione di allegria, ti accompagna in gondola sotto i ponti di Venezia. <strong>Opere di incredibile bellezza</strong>, <strong>eseguite da artisti di prestigio,</strong> che <strong>accanto ai bimbi</strong> e spesso insieme a loro hanno riempito di un caleidoscopio di bellezza e luce quegli spazi prima opachi. <strong>Arte che non conosce limiti d’età, di competenze, né confini di stato;</strong> linguaggio universale che affianca all’espressione spontanea di bambini, la genialità di pittori affermati. Occasione unica per sperimentare tecniche sull’input di grandi maestri contemporanei e del passato, uscendo dagli stereotipi figurativi che tarpano le ali stesse della fantasia. Che non può essere ridotta entro la superficie angusta di una tela, ma sciaborda, esonda fuori dalla cornice in un’ottica tridimensionale, alla conquista dello spazio interno/esterno a sé.</p>
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<p><strong>Attraverso l’arte, Sassuolo esce incontro al mondo</strong>, in un viaggio di reciproca scoperta e conoscenza. Nelle opere esposte alle pareti c’è la testimonianza del lavoro svolto in accordo con <strong>bambini e artisti russi, di San Pietroburgo</strong>, collaborazione che, oltre le opere prodotte, si muove su orizzonti di educazione alla mondialità. L’arte come linguaggio è trasversale, abbraccia tematiche diverse, rendendo protagonisti consapevoli i suoi interpreti. Così le diverse installazioni che qua e là personalizzano il vuoto degli spazi, sono ottenute riciclando creativamente materiale di scarto, invito a rispettare l’ambiente naturale e a rendere più bello quello umano. E accade, ad esempio, che bottiglie di plastica inquinante si facciano <strong>“vento di primavera</strong>” fiorendo a nuova vita.</p>
<p><strong>L’arte dipinge le emozioni, i sentimenti anche là dove mancano parole</strong>. Permette a bimbi di cogliere ed esprimere anche l’orrore, il grido di dolore che nell’esperienza quotidiana echeggia da un’attualità segnata dalla guerra, dall’ingiustizia, dalla sofferenza, dalla morte. E che sarebbe errore far cadere nel silenzio per proteggere dal negativo la loro fresca visione della vita. Perché si corre il rischio di crescere uomini e donne impermeabili al mondo esterno, chiusi in un’apatia emotiva che legge solo bisogni e impulsi propri, individui “contro”, minando alla radice i presupposti di ogni relazione, di ogni sodalizio umano, dalla coppia alla polis, nel senso che la globalizzazione via via dilata. Non sorprende, perciò, che dai lavori dei bambini compaia un tema, quale <strong>il femminicidio e la violenza sulle donne</strong>, che potrebbe sembrare troppo crudo: ne esce invece con <strong>la leggerezza di farfalle</strong> che dalla bidimensionalità del foglio piatto, liberano le ali arancio, rosse nel messaggio di condanna condiviso dal colore.</p>
<p>L’arte, insomma, non è intesa come materia a sé e, peggio ancora, l’ultima per importanza formativa, quella alla quale si riservano, ben che vada, le ore di un progetto o poco più, come spesso, ahimè, succede nella scuola. <strong>L’arte si fa metodo di azione: diventa modo di educare</strong>, nel senso primo cui il termine rimanda dalla radice etimologica “e-ducere”, trarre fuori.</p>
<p>E che questa sia l’idea di fondo si coglie bene nelle parole, nella persona stessa dell’ ideatrice e anima dello Splash Museum: <strong>Tina De Falco</strong>, una laurea in lingua e letteratura italiana, esperienza, talento e passione sconfinata per l’arte e per la scuola. Che convergono nel suo progetto educativo, nella sua idea di scuola come occasione e luogo di formazione, di crescita, di maturazione personale, di cui l’insegnante è tramite, strumento, presenza autorevole ma discreta.</p>
<p><strong><em>“ I migliori maestri sono quelli che ti indicano dove guardare ma non ti dicono cosa vedere</em></strong>.” A.K. Trenfor.</p>
<p>Non immaginereste dove compare questo aforisma, tanto perché non ci siano dubbi circa i destinatari: sulla porta del bagno degli insegnanti! Perché anche lì arriva il bello e ogni occasione è buona per riflettere!</p>
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<p>Che Tina De Falco sia un personaggio fuori da ogni schema ci vuol poco a capirlo. Grazie ai suoi contatti personali, tanti <strong>artisti affermati</strong> sono tornati tra i banchi accanto ai ragazzini, <strong>regalando alla scuola opere di grandissimo valore</strong>. Anticonformista e innovativa, Tina De Falco è aperta a tecnologie e competenze indispensabili in una contemporaneità in rapidissimo progresso, ma resta ben radicata nel valore, nella finalità portante della scuola: <strong>educare la Persona</strong>.</p>
<p>Ruolo non facile nella scuola odierna, subissata di obiettivi cognitivi, che, in quanto facilmente riscontrabili, prevalgono su quelli formativi. Una scuola, spezzettata in miriadi di progetti ed esperienze episodiche, poiché spesso condotte da esperti esterni, appetibili all’utenza: “progettificio” competitivo in una logica puramente di mercato, cui Tina si ribella, con scelte autonome, precise e consapevoli, che la rendono, a volte, collega un po’ spigolosa e scomoda. Mentre da un lato la sua è una <strong>classe 2.0</strong>, dove i tablet sono strumento di lavoro e consultazione al posto del vecchio sussidiario, non esita a bandire l’uso eccessivo delle fotocopie predisposte che sollevano i bambini dall’esercizio di scrittura necessario all’acquisizione di competenze grafiche, riducendo lo sforzo a poco più di una crocetta. La mano, dice Tina (e vivaddio!), ha accompagnato l’uomo nella sua evoluzione dalle caverne in poi. L’intelligenza stessa passa attraverso la conquista consapevole e sempre più raffinata della manualità, del segno grafico. E ai suoi allievi propone <strong>esercizi di calligrafia</strong> –l’ottimo sarebbe con i vecchi pennini e il calamaio!- perché, dice, c’è <strong>interdipendenza tra personalità e grafia</strong>, tanto che, come sappiamo, nel grafema si legge la persona.</p>
<p>Alla persona che quei bimbi sono già e a quella che diverranno grazie allo stile, più che ai contenuti dell’esperienza scolastica, Tina e i suoi colleghi ispirano le loro scelte metodologiche ed educative.</p>
<p>Così lo studio più che somma di nozioni- ormai a portata di internet!- mira <strong>all’acquisizione di un corretto metodo di studio.</strong> L’esplorazione del web non si limita al facile copia/incolla da Wikipedia, ma diventa ricerca individuale di link inerenti l’argomento, che poi insieme, in classe, si consultano, discutendone il valore, estrapolando concetti e informazioni di rilievo. Per metodo di studio nella sua classe non si intende evidenziare con colori fluorescenti i testi già sintetici del sussidiario in dotazione, da memorizzare poi pur senza aver capito molto. Si attiva invece un lavoro di analisi, mirato alla <strong>costruzione di mappe concettuali</strong> che, ben oltre le nozioni, colgano i nessi logici e causali. Una classe che anche nella disposizione degli alunni si rileva alternativa: non singoli banchi allineati, ma <strong>tavoli liberamente collocati</strong> in cui i bambini possono raggrupparsi per le diverse attività. E confrontarsi, sperimentando e interiorizzando le dinamiche relazionali che fanno dei singoli una società, in cui “autostima” non diventa sinonimo di prepotenza e prevaricazione e <strong>la regola condivisa diventa limite accettato</strong> al proprio bisogno e desiderio. Significativi a questo propositi sono i momenti dedicati al “<strong>circle time”,</strong> in cui, senza l’interferenza degli insegnanti, gli alunni si confrontano su problemi che riguardano la classe, assumendo decisioni, proponendo soluzioni, e monitorandone l’attuazione poi. Una palestra di democrazia attiva, di espressione, ascolto, rispetto di opinioni proprie e altrui.</p>
<p>“<strong><em>La bellezza salverà il mondo</em></strong>” , ma se il mondo non salverà la scintilla di bellezza racchiusa nell’anima che sboccia, soffocandola in partenza sotto l’aridità di voti, medie e statistiche numeriche, temo che con lei si cancellerà ben presto quell’immagine di Dio che abbiamo impressa.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Una Buona Scuola contro il femminicidio</title>
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				<pubDate>Thu, 16 Jun 2016 16:52:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Violenza di genere]]></category>
		<category><![CDATA[educazione all'affettività]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[sentimenti]]></category>
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	<a href="http://www.scomparsi.eu/buona-scuola-femminicidio/"><img title="scuola bambini" src="http://www.scomparsi.eu/wp-content/uploads/2016/06/scuola-bambini.jpg" alt="Una Buona Scuola contro il femminicidio" width="299" height="200" /></a>
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	In quanto ex maestra, di recente mi è stata posta una domanda interessante: “Quando insegnavi, si parlava a scuola di femminicidio e violenza sulle donne?”. Premetto che come insegnante sono datata, avendo iniziato la mia carriera nei primi anni settanta, per chiuderla una decina d’anni fa. No, non si parlava allora di questa tematica, divenuta [&#8230;]]]></description>
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	<p>In quanto ex maestra, di recente mi è stata posta una domanda interessante: “Quando insegnavi,<strong> si parlava a scuola di femminicidio e violenza sulle donne?”. </strong></p>
<p>Premetto che come insegnante sono datata, avendo iniziato la mia carriera nei primi anni settanta, per chiuderla una decina d’anni fa. No, <strong>non si parlava allora di questa tematica</strong>, divenuta di grande attualità in un Paese che nutre la cronaca nera di almeno una donna ammazzata ogni tre giorni. Non che il fenomeno sia da iscriversi come effetto collaterale dei tempi nostri, che al contrario registrano l’emersione di una violenza legittimata tra le mura domestiche da un regime patriarcale, che- mi auguro- stia perdendo colpi.</p>
<p>Si affrontava però, anche con progetti mirati, una “<strong>educazione all’affettività</strong>”, aiutando i bambini –ho esperienze limitate alla scuola primaria- a riconoscere, a dare nome ad <strong>emozioni e sentimenti</strong> propri ed altrui; a sviluppare <strong>competenze relazionali</strong> serene con i coetanei e con gli adulti, in vista anche di quell’<strong>educazione alla “convivenza democratica</strong>” che i programmi ministeriali hanno sempre indicata come essenziale e che orientava in modo trasversale tutta l’azione educativa.</p>
<p>Anche prima che entrasse per decreto, la “<strong>buona scuola</strong>”, insomma, c’era. C’era nella sua finalità di fondo: la <strong>formazione integrale della persona, lo sviluppo armonico della personalità</strong> attraverso tutte le opportunità formative delle diverse discipline. Che certamente non mancano. Al di là dei contenuti e veicolati da questi c’è una grande ricchezza di valori: <strong>amicizia, solidarietà, rispetto, condivisione</strong>, cui la scuola fin dall’Infanzia ha ispirato e adegua ogni sua azione. L’ambiente stesso, primo gruppo sociale tra pari, è occasione di confronto e palestra di buone prassi formative e relazionali.</p>
<p>Umberto Galimberti, mentre denuncia un pericoloso <strong>analfabetismo emotivo nella nostra gioventù</strong>, che riduce notevolmente la capacità di distinguere tra il bene e il male, richiama l’attenzione sull’importanza dell’<strong>educare ai sentimenti</strong>. Che non sono innati, ma frutto di mirato apprendimento, cui concorrono innanzitutto <strong>le cure ricevute nei primi tre anni di vita</strong> in termini di attenzione a quei bisogni esistenziali che il bimbo da subito esprime nella sua curiosità verso il mondo – i suoi filosofici perché &#8211; , nelle sue espressioni comunicative, ingenue, perché spontanee, ma strumento di conoscenza del sé e costruzione della propria identità. È in questi primi anni che si gettano le basi, si formano le “<strong><em>mappe emotive</em></strong>”, cioè “<strong><em>la modalità di sentire il mondo e di reagire agli eventi in modo proporzionato.</em></strong><em>” </em> Qui si forma la dimensione emotivo-sentimentale, in mancanza della quale la percezione del mondo esterno rimane congelata all’<strong>impulso</strong>, risposta puramente fisiologica, biologica. Solo superandolo, si accede alle <strong>emozioni</strong> “<em>una forma più emancipata rispetto all’impulso, perché l’impulso conosce il gesto, <strong>l’emozione conosce la risonanza emotiva di quello che si compie, </strong>di quello che si vede…”. </em>Ancora più in alto si pone il <strong>sentimento</strong>, che non riguarda solo la sfera emotiva, ma anche quella cognitiva, in quanto <strong><em>“consente quel sentimento profondo di sé fondamentale, per cui uno percepisce il mondo esterno e gli altri in maniera adeguata”</em></strong> adeguando la sua capacità di accoglienza e di risposta.</p>
<p>Per Galimberti i sentimenti si apprendono proprio attraverso <strong>la letteratura</strong>, che a partire dalla mitologia offre tutta la gamma dei sentimenti umani. La letteratura è “<em>il luogo in cui si apprende cos’è l’amore, cos’è il dolore, cos’è la noia, la disperazione…”.</em></p>
<p>E qui è innegabile il ruolo fondamentale della scuola nell’avvicinare i ragazzi alla letteratura, ai libri. <em>“ <strong>Se la scuola disamora a questi scenari, il sentimento non si forma</strong>” </em>e i nostri ragazzi non superano il livello istintuale di impulso, al massimo provano emozioni, con le conseguenze che vediamo nella leggerezza con cui si confonde ciò che è grave con ciò che non lo è, per cui anche gesti irrisarcibili come stuprare e uccidere sono percepiti come semplici “cazzate”, scherzi innocenti, o trovano facile giustificazione in presunte colpe altrui.</p>
<p>A questo punto duole, però, osservare che l’analfabetismo emotivo dei figli è corroborato da altrettanto <strong>analfabetismo dei padri e delle madri</strong>, pronti a difendere le prodezze dei propri rampolli, vittime della malevolenza dei loro accusatori. Che così continueranno a limitare la loro visione del mondo a quell’unico territorio che conoscono: il proprio sconfinato ego che non concede spazio a nessuna esistenza altra. Analfabetismo che riecheggia a livello sociale nell’enfasi con cui si beatifica un assassino-suicida, oscurando completamente le sue vittime; che trae alimento dalle risposte diverse e discriminanti che individualmente o collettivamente si danno a fatti della stessa inaccettabile gravità. Col risultato che neppure condanna, detenzione, percorsi cosiddetti riabilitativi spostano il baricentro da un io incapace di percepire il danno arrecato agli altri, accecato com’è dalle proprie menzogne auto assolutorie. “<strong>Per un attimo di follia, mi sono rovinato la vita</strong>” dice dal carcere un tale che purtroppo ho conosciuto molto bene e che di vite non ha rovinato solo la sua.</p>
<p>Tanto per dire che il problema non è solo nel presente, limitato a giovani e teen-agers: è ben più grave per le profonde radici abbarbicate nelle generazioni precedenti, dure da estirpare.</p>
<p>Ma torniamo al punto di partenza. La “<strong>Buona scuola</strong>” oggi introduce con indicazioni specifiche il <strong>contrasto alla violenza di genere</strong>, suggerendo percorsi informativi e formativi, tesi a maturare atteggiamenti di <strong>rispetto verso la diversità</strong>, superando in modo particolare gli stereotipi che portano a forme intollerabili di discriminazione dovute al genere. Francamente non ci trovo nulla di così sorprendente e originale. Ce lo trovano, a quanto pare, gli ossessionati del “gender”, che sentono puzza di zolfo anche in innocenti libri per bambini, messi per questo all’indice, tanto per collocare storicamente la matrice culturale da cui la nuova Inquisizione attinge. Col paradosso che, stando alla data di edizione, molti di quei libri messi al rogo, con buone probabilità hanno cresciuto quegli stessi che ora li ritengono dannosi. Ben vengano, a mio avviso, libri di testo in cui si dia <strong>più spazio a figure femminili</strong> e a <strong>ruoli paritari</strong>, permettendo alla mamma di fare l’ingegnere o la poliziotta e non soltanto la casalinga o ben che vada la maestra e l’infermiera. E, perché no, di <strong>famiglie</strong> si parli in base agli affetti che uniscono i suoi membri, superando lo stereotipo antiquato della famiglia del Mulino Bianco, che pure, a dire il vero, s’è aggiornata, optando per un sodalizio tra un bel mugnaio e una gallina.</p>
<p>Per entrare poi nello specifico della <strong>violenza sulle donne</strong>, negli ultimi anni, soprattutto nelle scuole superiori, ha preceduto, direi orientato le indicazioni ministeriali, con progetti, interventi nelle classi di operatori adeguatamente formati, spesso provenienti da centri antiviolenza che hanno nei loro obiettivi primari proprio la prevenzione. E <strong>la scuola è certamente luogo privilegiato di conoscenza e riflessione </strong>su temi che sembrano solo in apparenza estranei a quella fascia d’età. Chi entra in contatto e in sintonia con ragazze e ragazzi coglie l’estremo bisogno e desiderio di affrontare con naturalezza e semplicità argomenti così presenti nel loro vissuto, <strong>abbattendo i tabù che impediscono la comunicazione adeguata tra pari e con gli adulti</strong>. E ci si accorge che essere nativi digitali non esclude l’ essere ancorati a pregiudizi patriarcali e stereotipi sessisti che alimentano atteggiamenti di violenza nelle relazioni affettive. Gelosia, controllo, imposizioni, violenza fisica e psicologica agite/accettate come segni d’amore e in quest’ottica giustificate continuano a minare le relazioni affettive, mancando una corretta grammatica dei sentimenti, ma soprattutto il senso del limite concesso/da concedere, che si attesta sul riconoscimento di pari dignità, pari diritti, pari libertà. C’è tanto da insegnare/imparare per <strong>riconoscere le strategie sottili</strong> che rendono l’amore quella trappola mortale di cui la cronaca ci parla con cadenza assidua, ma con narrazione ambigua, né correttamente informativa, né tanto meno formativa. <strong>Alfabetizzazione di base</strong>, necessaria, per leggere segnali che l’innamoramento tende ad eclissare: “istruzioni per l’uso” rivolte ad <strong>entrambi i partner</strong>, per evitare di scambiare l’amore per un sordido gioco di potere.</p>
<p>Il Ministero, insomma, <strong>formalizza una buona pratica già in uso</strong>, estendendola a tutto il territorio nazionale, consapevole che <strong>il problema è di natura culturale </strong>e lì va aggredito in primo luogo. Certamente non si può sperare in risposte esaustive in tempi brevi. E soprattutto non sarà con la lezioncina ad hoc che si potrà liquidare la faccenda. Qui non si tratta di far memorizzare formule, date, nomi, procedure. Si tratta di <strong>formare persone</strong>, <strong>donne e uomini</strong>, capaci di libero arbitrio, di scelte autonome e responsabili, capaci di riconoscere all’altro/a la stessa dignità, gli stessi diritti che si pretendono per sé. Da sempre l’educazione è un <strong>passaggio di esperienze e di valori da persona a persona, </strong>che va oltre la comunicazione verbale. Non si fa con le nozioni, con i voti, con le prove Invalsi che troppo spesso restano l’unico obiettivo della scuola.</p>
<p>Perché la scuola sia davvero “buona” servono <strong>Persone</strong>. Servono <strong>Educatori</strong>, oltre che insegnanti. Serve carisma. <strong>Educare è un’arte</strong>: una grande <strong>sfida</strong> alla quale non ci si può sottrarre.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Studentessa 15enne scompare da scuola. Ansia per la famiglia</title>
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				<pubDate>Tue, 15 Dec 2015 12:55:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
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	<a href="http://www.scomparsi.eu/studentessa-15enne-scompare-da-scuola-ansia-per-la-famiglia/"><img title="Studentessa 15enne scompare da scuola. Ansia per la famiglia" src="http://www.scomparsi.eu/wp-content/uploads/2015/12/macerata2-e1450184059537.jpg" alt="Studentessa 15enne scompare da scuola. Ansia per la famiglia" width="680" height="363" /></a>
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	La minorenne, che frequenta una scuola media del comune di Macerata, era andata a scuola come tutti i giorni. Però, a un certo punto, avrebbe chiesto all’insegnante il permesso per andare in bagno e da quel momento di lei non si è avuta alcuna traccia. In aula non è più tornata, così come non è tornata [&#8230;]]]></description>
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	<a href="http://www.scomparsi.eu/studentessa-15enne-scompare-da-scuola-ansia-per-la-famiglia/"><img title="Studentessa 15enne scompare da scuola. Ansia per la famiglia" src="http://www.scomparsi.eu/wp-content/uploads/2015/12/macerata2-e1450184059537.jpg" alt="Studentessa 15enne scompare da scuola. Ansia per la famiglia" width="680" height="363" /></a>
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	<p><br />
<span style="color: #000000;">La minorenne, che frequenta una scuola media del comune di Macerata, era andata a scuola come tutti i giorni.<span class="linebreak"> </span>Però, a un certo punto, avrebbe chiesto all’insegnante il permesso per andare in bagno e da quel momento di lei non si è avuta alcuna traccia. In aula non è più tornata, così come non è tornata a casa all’ora di pranzo. I genitori sono disperati.<span class="linebreak"> </span>Della scomparsa sono state immediatamente informate le forze dell’ordine che hanno iniziata a cercarla ovunque, a iniziare dai luoghi frequentati dalla ragazzina, ma al momento di lei, nessuna traccia.</span></p>]]></content:encoded>
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