Stile classico, con le lenzuola annodate, e almeno finora con un piano perfetto: tre pericolosi detenuti della casa di reclusione «Giuseppe Barraco» nel centro di Favignana, adiacente alla scuola media e a cento metri dalla spiaggia Praia, sono evasi la notte scorsa facendo perdere le tracce. Sono ricercati sull’isola e nel trapanese da carabinieri, polizia e guardia di finanza. Adriano Avolese, 36 anni, all’ergastolo per omicidio, Giuseppe Scardino, 41 anni, condannato a 15 anni per una serie di rapine violente e per il tentativo di omicidio di un poliziotto a Scoglitti, frazione di Vittoria (Rg) e il suo amico e complice Massimo Mangione, 37 anni, condannato a 12 anni e 8 mesi, per gli stessi reati, erano in cella insieme da qualche mese.Hanno segato le sbarre della finestra con un seghetto sono saliti sul tetto e poi, utilizzando le lenzuola annodate come funi, sono saltati sul muro esterno hanno calato altre lenzuola e sono fuggiti. È il primo caso di evasione dalle case di reclusione di Favignana, che ospita detenuti da secoli. Dal 2011 il vecchio carcere costruito attorno al castello di san Giacomo è stato chiuso e i condannati sono ospitati nella struttura rinnovata in via Aurelio Padovani, sempre nel cuore del piccolissimo centro abitato dell’isola. Scardino e Mangione erano stati trasferiti da qualche mese dopo aver tentato di fuggire dall’istituto di pena di Siracusa. Nonostante lo spostamento «punitivo», erano stati messi nella stessa cella. Un’anomalia evidente sulla quale, oltre alla procura trapanese che ha aperto un fascicolo sull’evasione, intende far luce anche il Dap, che ha aperto un’inchiesta interna. Adriano Avolese nel 2002 a Pachino (Sr) uccise Sebastiano Di Rosa, 24 anni, per una vendetta nei confronti del fratello della vittima, Salvatore, che avrebbe insidiato la moglie. La Cassazione ha confermato le condanne a 25 anni di reclusione per il fratello Giuseppe, all’ergastolo per il padre Mario, e a 30 anni per Dino Lentinello. Secondo le indagini della polizia la vittima fu picchiata selvaggiamente con pugni, calci e colpi di bastone. Il corpo venne gettato in un appezzamento di terreno e dato alle fiamme.Adriano confessò il delitto ma scagionò i congiunti. I tre però furono messi nella stessa cella e le microspie captarono direttamente dalle loro voci come si era svolto l’omicidio cui avevano partecipato tutti. Giuseppe Scardino e Massimo Mangione facevano parte di una banda di rapinatori che seminava il terrore nel ragusano tra il 2006 e il 2007. I due spararono all’impazzata nel centro di Scoglitti ferendo una donna per sfuggire a due poliziotti che li avevano riconosciuti perché ricercati per rapina e che cercarono di uccidere. Mangione puntò la pistola alla tempia di un agente: non lo uccise perché l’arma s’inceppò. I tre criminali ora sono liberi. Chi indaga ipotizza che l’evasione sia stata studiata nei minimi particolari e che i fuggitivi potrebbero essere già sbarcati sulla terraferma e aiutati da qualcuno a dileguarsi. Il salto verso la libertà è avvenuto verso le 3 della scorsa notte e l’allarme sarebbe stato dato almeno 4 ore dopo.

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