Ha iniziato da una settimana lo sciopero della fame. Si tratta di Fabio Savi, uno dei capi della banda della Uno Bianca, condannato all’ergastolo e in carcere da 22 anni. Detenuto a Uta (Cagliari), Savi, 56 anni, da tempo vorrebbe avere un pc per scrivere libri (è già al quarto) e un lavoro da poter svolgere dentro l’istituto e, non vedendosi accontentato, chiede con forza il trasferimento in un’altra struttura carceraria.

“Lo sciopero della fame – spiega il suo difensore, l’avvocato Fortunata Copelli – è l’unica forma di protesta che Savi può adottare nella speranza di farsi ascoltare, accettando tutte le conseguenze che potrà avere sul suo stato di salute”. La penalista ha anche inviato un sollecito al direttore del carcere di Cagliari segnalando come da parte del Dap “non ci sia stato alcun riscontro” alle richieste avanzate da Savi.

Alcuni mesi fa, il cosiddetto “lungo” della banda, che tra gli anni Ottanta e Novanta uccise 24 persone ferendone oltre cento tra Bologna, la Romagna e le Marche, si è visto bocciare dalla Cassazione il ricorso con cui chiedeva di commutare il carcere a vita in 30 anni di reclusione.

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