“Valerio Andreucci non è tuttora in grado di fare un discorso lineare, non riesce a focalizzare i fotogrammi della vicenda, è in uno stato confusionale, a mio avviso in continuità con le sue condizioni psicologiche di ieri mattina, tanto che non riconosce come sue nemmeno le dichiarazioni apparse oggi sulla stampa e che riferiscono di un tentativo di rapina che avrebbe raccontato di aver subito insieme al medico”. Così l’avvocato Alessandro Angelozzi, che ha incontrato nel carcere di Montacuto di Ancona il 23enne ascolano accusato dell’omicidio del veterinario Olindo Pinciaroli, avvenuto il 21 maggio mattina nelle campagne di Osimo. Dalle parole del difensore sembra emergere la circostanza che il giovane non fosse in sé al momento del delitto, probabilmente per l’assunzione di qualcosa che ne ha compromesso le capacità di intendere. Andreucci comunque, che ha piccoli precedenti per furto, non ha confessato l’omicidio.

E’ stato ritrovato a circa 150 metri dal luogo del delitto, sul lato destro della strada Chiaravallese, il grosso coltello da cucina con l’impugnatura di metallo con cui Valerio Andreucci, 23 anni, avrebbe ucciso il veterinario di 54 anni, con il quale collaborava saltuariamente. L’arma era sporca di sangue e le impronte sono quelle del ragazzo. Andreucci era stato rintracciato nei pressi dai carabinieri poco dopo l’omicidio, accucciato in un fossato a 100 metri dall’ambulanza veterinaria su cui viaggiava con il dottore. Era in stato semiconfusionale, ha tentato di descrivere una finta rapina ad opera di quattro sconosciuti, ma nel corso del lungo interrogatorio notturno nella caserma dell’Arma a Osimo, che si è concluso attorno alle 5 del mattino, si è più volte contraddetto. Gli investigatori hanno raccolto indizi gravi e concordanti a suo carico, e il pm ha disposto il fermo.

Il corpo di Pinciaroli presenta ferite al torace e alla gola (queste le lesioni più importanti): l’autopsia dirà quali sono stati i fendenti mortali. Il pm Marco Pucilli ha disposto per mercoledì  la convalida del fermo a carico del giovane: al momento l’ipotesi di reato è omicidio volontario, senza premeditazione. Ancora da mettere a fuoco il movente dell’assassinio, finora infatti non sarebbero emersi elementi di forte contrasto fra il medico e il suo collaboratore, che lo stava accompagnando a un appuntamento di lavoro in un maneggio di Polverigi.

 

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